<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996</id><updated>2012-02-17T05:04:02.081-05:00</updated><category term='Luca e nuvole'/><title type='text'>pensieri e parole</title><subtitle type='html'>racconti, pensieri, momenti, ricordi buttati la' a caso</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>54</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-2184840772039034806</id><published>2012-02-08T12:03:00.000-05:00</published><updated>2012-02-08T12:04:05.310-05:00</updated><title type='text'>Puzzles di reni e occhi</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }span.yshortcutscs4-visible {  }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-nlLSxhG2RF4/TzKqY3LUI4I/AAAAAAAAAH4/1PRLQ_ouMt8/s1600/cartello.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="318" src="http://4.bp.blogspot.com/-nlLSxhG2RF4/TzKqY3LUI4I/AAAAAAAAAH4/1PRLQ_ouMt8/s320/cartello.png" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Scambiando appunti su quello che rimane dopo che ungenitore se ne va via per sempre con un mio amico che non conosco, lui a uncerto punto mi fa: non esistono gli ex fumatori, al massimo c’è chi non fuma daqualche &lt;span class="yshortcutscs4-visible"&gt;anno&lt;/span&gt;, fossero anche trenta.Ecco, uno rimane sempre &lt;span class="yshortcutscs4-visible"&gt;orfano&lt;/span&gt;, anchese son passati trent’anni. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;L’altro giorno, poi, il mio amico Lou è stato portatod’urgenza all’ospedale. Una decina di anni fa ha avuto un trapianto di fegato,e un anno dopo anche i reni hanno cominciato a non funzionare, e suo padre,Allen, gli ha donato il suo rene, salvandogli la vita. Lou dice sempre che laprima volta gli ha dato la vita sua madre, e la seconda suo padre. Ora però ilrene di Allen, che adesso è di Lou, dà segni di rigetto, e entro un anno dovràessere cambiato un’altra volta.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;È strano, mi viene da pensare, avere nel proprio corpo partidi corpi di altri. È forse l’intimità nella sua essenza più pura. Cosa c’è inoltre di piùintimo dei propri figli, che sono nati da te, sono già parte di te comunque.Eppure, nel caso di Lou il rigetto viene dall’organo di suo padre, e non da quello di unosconosciuto. Chissà cosa prova Allen, quanti pensieri gli ballano per la testa.Chissà se sente una punta di senso di colpa, e anche una di orgoglio: come, non va beneil mio rene? Non basta?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Non so cosa farei io, per avere il rene di mio padre. Potreisalvarlo dalla morte, manterrei in vita almeno una parte di lui. Se desse segnidi rigetto, lo vorrei tenere comunque. Pare invece che i suoi reni aiutinoqualcuno a pisciare tutta la birra bevuta al bar la sera prima. Pare chepulsino, che vadano ancora benone. Sono i reni di mio padre, che invece lui nonc’è. Nella schiena di uno che non so neanche che faccia abbia, e c’ha dentro unorgano di mio padre. L’intimità allo stato puro. Lui, sto sconosciuto, e mio padre. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Senza che noi lo sapessimo, mio padre si era iscrittoall’AIDO,&amp;nbsp; che vuol direassociazione italiana donatori organi. È un’organizzazione che in teoriadovrebbe mantenere l’anonimato di chi dona: chi riceve non è tenuto a sapere dachi questi pezzi di corpo arrivino. Quando però i pezzi di corpo arrivano dapersone conosciute, allora il fatto diventa notizia nazionale, perché favendere più giornali e fa dire guarda che brava persona. Solo che per me questastoria qua dei pezzi di mio padre tagliati dal suo corpo e piazzati in altricorpi tipo pezzi di puzzle mi ha sempre fatto un’impressione enorme.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;È un concetto molto difficile da far mio, un’informazione inparte rassicurante e in parte inquietante. Per bere un caffé con mio padre, ocon una parte di lui, cosa faccio, chiamo il tipo dei reni e dico andiamo? I reni poi, tra tutti gli organi, fanno anche menoimpressione degli occhi, che invece ha ereditato una signora che prima eracieca e poi, come per tradizione giudaico cristiana, adesso ci vede.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Si, perché un conto è la pipì di uno sconosciuto, e un contoè lo sguardo. La signora invece, dopo il trapianto, ha voluto venire da noi, aringraziarci, come se fossimo state noi cinque, piene di dolore e di incredulità,a dire prenda pure. È arrivata in sala, in via Sismondi: lei è entrata dall’ascensoredirettamente in casa, e noi siamo invece uscite dalla porta delle scale. IlGiorgio Terruzzi ventiquattrenne ci ha portato a vedere l’ultimo d Troisi.Grazie Giorgio, mille volte grazie.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Prima di essere installati nel viso di quella signora, quegli occhi hanno visto tanto, sono stati gli strumenti piùimportanti per mio padre. Lo hanno aiutato ad osservare persone che altri occhihanno sfiorato per strada senza accorgersi; hanno guardato cavalli perdere,partite di calcio noiose, film in bianco e nero e poi a colori, hanno lettomigliaia di libri. Hanno guardato la via Lomellina cambiare negli anni; hannoguardato mia nonna vivere e poi morire nel lettone. Hanno guardato mia madre, primaragazzina e poi donna, bellissima. Hanno pianto per la mia nascita e per quelladelle mie sorelle. Hanno sorriso, tantissimo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Quegli occhi lì hanno guardato con fierezza tutti i miei saggidi ginnastica, di pianoforte. Mi hanno guardato quando sono nata, e cresciuta.Mi hanno visto andare all’asilo, e poi alle elementari fino alle superiori.Hanno letto i miei temi, mi hanno guardato negli occhi per dirmi coseimportanti.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Insomma, negli occhi c’è l’anima di una persona. Dicevo aquesto amico che non conosco, che ogni volta che sogno mio padre lo sogno condue buchi insanguinati a posto degli occhi, e mi dico che non mi potrebbevedere anche se credessi che i morti ci guardano. Gli manca la materia prima,per guardarmi. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Però c’è qualcuno che adesso li usa per vedere, perosservare, per guardare, che se io questa persona la guardo so che guardo uanparte degli occhi di mio padre, quella parte che gli permetteva di vedere me. Per cui, mi dico, se la morte vuol dire che il corpo non c’èpiù, non posso neanche dire che di morte si tratta, in fondo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;C’è chi piscia e chi guarda con robe non loro.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-2184840772039034806?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/2184840772039034806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2012/02/puzzles-di-reni-e-occhi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2184840772039034806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2184840772039034806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2012/02/puzzles-di-reni-e-occhi.html' title='Puzzles di reni e occhi'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-nlLSxhG2RF4/TzKqY3LUI4I/AAAAAAAAAH4/1PRLQ_ouMt8/s72-c/cartello.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-870247462484876096</id><published>2012-01-31T13:31:00.000-05:00</published><updated>2012-01-31T17:25:37.859-05:00</updated><title type='text'>Vada per Chopin</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Calibri";}@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; line-height: 115%; font-size: 11pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-2pK9WOtLl_Q/TygyXvZ4B2I/AAAAAAAAAHw/p1XoSsyUC4s/s1600/chopin354-014r.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-2pK9WOtLl_Q/TygyXvZ4B2I/AAAAAAAAAHw/p1XoSsyUC4s/s320/chopin354-014r.jpg" width="262" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Ecco, mi dico dopo aver finitoil caffé: oggi scrivo. Basta trovare cosa scrivere e sono a posto. Manco fossefacile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Potrei scrivere dellostrano pensiero che mi è venuto venerdí, quando io e Dan abbiamo deciso di nonandare in campagna e passare invece un finesettimana qui, con gli amici. Hopensato, chinandomi sul letto per farlo, che chissà, magari la decisione distare qui cambia il nostro destino. Metti, per sfiga, che le stelle delfirmamento responsabili della nostra storia avessero stabilito che andando aBecket avremmo fatto un incidente, o che ci sarebbe successo qualcosa. Ecco,rimanendo a casa abbiamo senza saperlo evitato qualcosa di brutto. Pensavo, mentre mettevo i cuscini al loro posto: cene sono tante di situazioni nella vita in cui si dice, se solo avessi fattocosì, se solo non fossi andata…. Potrei continuare a scrivere, raccontando diquella teoria di cui Dan aveva sentito parlare tempo fa, che dice che ognipossibilità di ogni azione succede veramente, e crea altre realtà per noiinaccessibili. Raccontandola mi aveva fatto l’esempio di quando anni fa avevafatto un incidente in moto e per tre centimetri aveva evitato un palo: ecco inun’altra realtà il palo lo aveva beccato e c’era rimasto secco. Una realtàsenza Dan. Mi sembra però una roba triste da scrivere. Lasciamo perdere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Potrei scrivere dicome io abbia passato gran parte del mio sabato mattina a riordinare gliscaffali in camera di Luca e come attraverso ogni oggetto o fotografia trovata,abbia rivissuto piccoli momenti di questi quindici anni inaspettati: quando erapiccolino e gli insegnavamo a salire le scale mettendo il suo gioco preferitosull’ultimo gradino, mentre lo guardavamo mettercela tutta per arrampicarsi eschiacciare il pulsante colorato e sentire per la tremillesima volta lacanzoncina. Oppure del suo periodo dedicato esclusivamente alla musica deiPolice, quando non faceva che guardare un video di Sting o quelli vecchi deitre ragazzi biondi che cantavano tutto Sincronicity. Ma, insomma, non voglioneanche star sempre lì a rompere le balle con ‘ste storie qui.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Allora, pensavo mentrepesavo i pro e i contro di un altro caffé, di scrivere del mio amico Lou, chequindici anni dopo i suoi due trapianti, uno di fegato e uno di reni, è statoportato d’urgenza all’ospedale perché il rene che gli aveva donato il padre stadando segni di rigetto. Potrei raccontare delle mille cene che ci preparò annifa, quando vivevamo in quella casetta in campagna, e avevamo appena scoperto ditutto quello che aveva Luca, e che mentre i genitori di Dan se ne stavano acasa a guardare i Red Sox, Lou veniva da noi, cucinava, e ci faceva parlare alungo delle nostre paure, ricordandoci sempre anche dei lati positivi dellecose. Ma insomma, anche lì, non è che io posso sempre parlare di robe brutte.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Ah già, mi dico, potreiparlare del pianoforte che abbiamo appena comprato: di come Emma di annicinque, abbia sulle spalle la responsabilità di seguire le orme di generzionidi donne della mia famiglia che hanno studiato e apprezzato il piano. O dellamia ricerca in cantina di tutti gli spartiti che vent’anni fa portai qui daMilano: quelli di teoria che hanno ancora le scritte della signorina Conforti,nostra maestra di piano di quando eravamo piccole, che ci ricordano di fare ilsolfeggio bene, e di studiare prima la mano destra poi quella sinistra. Gli spartitiormai ingialliti, quelli della mia nonna, quando era giovane lei e suonava neirari momenti di tranquillità. Potrei anche scrivere della zia Sofia, la zia dimia nonna, di Lipsia ma trasferitasi in Italia. Aveva abitato tutta la sua vitacon sua sorella Edvige: tutte e due donne della fine dell’Ottocento, cresciutea botte di puntocroce e pianoforte. Mia nonna mi raccontava che la zia Sofia andavaa letto e invece di un romanzo si portava gli spartiti da leggere, e che lamusica era la sua passione. È proprio per tutti questi racconti che dodici annifa decisi di chiamare mia figlia Sofia. Ecco, mi dico, questa non è una storiatriste, potrei condividerla, magari strappare un sorriso a chi legge.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Poi scarto anche questa:ci sono troppi dettagli che non conosco bene sulla zia Sofia, e poi non mi vadi elogiare la vita di una donna che non ha fatto un cazzo nella vita. Il miospirito femminista mi porterebbe a fare commenti inappropriati, estemporanei.Generalizzazioni quasi ovvie e senza ormai alcuna importanza. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Mentre penso, mi accendouna sigaretta. Aspirando, sento Giovanni e Cecilia parlare a voce alta mentresi preparano per portare i loro due bimbi all’asilo. Ieri è venuta Cecilia atrovarmi con il suo piede ingessato, e davanti a un té alla menta mi ha dettoche loro se ne tornano a Milano. A casa. Le ho detto subito che vanno bene.Abbiamo condiviso le nostre difficoltà di essere straniere, della stanchezzamentale di dover sempre capire come funzionano le cose, le relazioniinterpesonali: come parlare alle maestre, come gestisi un’amicizia, come tirarsu i figli in modo che loro invece si sentano parte di questa cultura che non èla nostra, ma allo stesso tempo dare loro le basi per vivere a proprio agioanche a Milano. Aiutarli a sentirsi a casa sia qui che lì. Dopo vent’annifaccio ancora fatica a capire certe situazioni che invece a casa affronto senzapensarci. È stancante, le dicevo. E mentre le parlavo mi saliva un’invidia dagelato quando ero piccola, che io lo finivo in fretta e &amp;nbsp;&amp;nbsp;invece i miei amici lo mangiavanolentamente, gustandosi ogni leccata manco fosse l’ultimo gelato della lorovita. Poi ieri sera a cena dicevo a Dan di come io sia stanca di viverelontanto, con tutti i disagi dell’essere straniera, compresa soprattutto lanostalgia che a volte mi toglie il fiato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Le voci di Giovanni eCecilia mi rassicurano: è bello sentire parlare italiano dalla finestra. Mi dacome la sensazione di non essere poi tanto lontana. Anche se sento, dopo averfatto un po’ di attenzione, che sembrano tesi, probabilmente perché sono in ritardoe uno dimentica una cosa, i bambini non cooperano e ti fanno arrivare sempretardi al lavoro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Butto la sigaretta nelwater e tiro l’acqua, ritorno al computer e rileggo quello che ho scrittofinora.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Oggi non è cosa, non miviene niente. Magari domani, prima di andare a insegnare mi verrà l’idea e labutterò giù ancor prima di aver girato lo zucchero nel caffé. Per adesso mivado a riprendere quel notturno di Chopin che avevo inziato a studiare nel ‘91. Quelloche suonava la mia nonna.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-870247462484876096?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/870247462484876096/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2012/01/vada-per-chopin.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/870247462484876096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/870247462484876096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2012/01/vada-per-chopin.html' title='Vada per Chopin'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-2pK9WOtLl_Q/TygyXvZ4B2I/AAAAAAAAAHw/p1XoSsyUC4s/s72-c/chopin354-014r.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-1042785558293743978</id><published>2012-01-23T13:20:00.002-05:00</published><updated>2012-01-31T17:25:50.879-05:00</updated><title type='text'>Rane, rospi e fisica quantistica</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Arial";}@font-face {  font-family: "Calibri";}@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; line-height: 115%; font-size: 11pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-zVobn_csUgo/Tx2hpTtvBnI/AAAAAAAAAHY/XbGStqaqv6s/s1600/Frog-and-Toad-web-ep.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="270" src="http://2.bp.blogspot.com/-zVobn_csUgo/Tx2hpTtvBnI/AAAAAAAAAHY/XbGStqaqv6s/s320/Frog-and-Toad-web-ep.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Come ogni venerdì sera invece dicucinare, Dan è tornato a casa con una pizza di Regina, il ristorante al di làdel fiume che fa la pizza che più si avvicina a quelle mediocri italiane, ementre lui e i ragazzi mangiavano, io sono andata al supermercato dietro casa afare la spesa per il finesettimana, perché a Becket, nella nostra casetta neiboschi, non c’è niente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Al mio ritorno, mentre io addentavo la pizzaormai tiepidina, Dan e i ragazzi caricavano la macchina. Ci vogliono due oretteper arrivare, e dopo cinque anni della solita routine, abbiamo capito chepartire verso le sette e mezza vuol dire evitare infinite code nellatangenziale attorno a Boston, con Dan che smadonna e i bimbi che già chiedonoquanto manca. Alle sette e mezza ormai sono quasi tutti a casa, e Emma, lanosra bimba di cinque anni, sente avvicinarsi la sua ora della nanna, checombatte fino alla fine, ma che il calduccio della macchina e le nostrechiacchierate aiutano a colpire e affondare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Ieri sera ci ha chiesto di ascoltare unastoria che io avevo scaricato per lei sul mio IPad. È la storia di due amici,una rana e un rospo. Nell’avventura di ieri sera, il rospo, che si chiama Rospo,era andato a casa della rana, che si chiama Rana, con dei biscotti che aveva appena sfornato. Chiacchierando, i due amici si sono accorti di averli mangiati quasi tutti. Se non la smettiamo ci verrà mal di pancia, dice Rana, chedei due amici è la più saggia. Spiega poi a Rospo che devono imparare ad avere&amp;nbsp; autodiscipina, che vuol dire che devonoriuscire a smettere di mangiarli, anche se se ne ingoierebbero ancora una dozzina. Decidono tutti e due di prenderne ancora uno,e di mettere quelli avanzati in una scatola, chiuderla con dello spago emetterla su una mensola in alto. Ma così possiamo prendere una scala, tagliarelo spago, aprire la scatola e mangiare il resto dei biscotti, dice Rospo,secondo me tossicodipendente (i biscotti non sono che una metafora). Rana, la leccaculo prima della classe, sale sulla la scala, prende la scatola, taglia lo spago, la apre e la mette fuoridi casa; chiama i suoi amici uccellini che si prendono tutti i biscotti e se nevanno via felici e contenti. Rospo, che gli girano giustamente i coglioni, dicea Rana che se ne torna a casa, a fare altri biscotti. Dell’autodisciplina aRospo non gliene può fregare di meno. Bravo Rospo, sei tutti noi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;La parte dell’incazzatura di Rospo Emma sel’è persa, perché ormai già dormiva da quando lo spago era stato usato peravvolgere la famigerata scatola.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Alla fine della triste storia, in macchina èsalito improvvisamente un gran silenzio: Luca e Sofia ascoltavano la loromusica sui loro ipod con le loro cuffie, e Dan, al volante, sembrava assorto inpensieri che dall’espressione si capiva che non voleva condividere. Lola, unodei due cani, seduta tra Emma e Luca, continuava a scorreggiare delle scorreggerumorose, che spezzavano il silenzio con un “Lola, che schifo!” da parte diDan. Lui non l’ha mai capita, la Lola.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Per rompere il silenzio in modo piùdignitoso, faccio a Dan due domande sulla sua giornata in ufficio, a cui luirisponde praticamente a monosillabi.&lt;a href="http://www.blogger.com/blogger.g?blogID=9214526978470507996" name="_GoBack"&gt;&lt;/a&gt; È chiaro che non èsuccesso niente che valga la pena raccontare, e comunque non ha voglia diparlare. A Becket manca ancora un’ora e mezza. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Nel terrore del silenzio della macchina, chea me porta sempre brutti pensieri, cerco disperatamente un argomento che possadurare almeno una mezz’oretta. Non è sempre facile: io e Dan ci conosciamo daquando io avevo diciannove anni, e adesso ne ho quarantatre. Il silenzio dellamacchina non dovrebbe essere sintomo di niente, né di tensione, né di tristezzecovate negli anni. Dovrebbe essere un silenzio perché non c’è molto da dire inquel momento, punto e basta. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;“Allora ti piace il tuo libro?”, chiedo. Dan,che per tutta la sua lunghissima vita di studente non ha fatto che studiareletteratura, si è dato alla fisica quantistica. Non che sia bravo inmatematica: anche lui, come me, si trova in grosse difficoltà se gli vienepresentata una divisione a due cifre; se c’è la virgola, poi è come se sitrattasse di uno scherzo del cazzo. Ma qualche mese fa la televisione pubblicaaveva mandato in onda una serie di quattro puntate chiamata &lt;i&gt;The Fabric of the Cosmos&lt;/i&gt;, in cui sicercava di spiegare ai non addetti ai lavori le ultime scoperte che la fisicaquantistica ha fatto riguardo l’Universo. Il conduttore era riuscito a spiegareconcetti molto complessi usando esempi molto semplici ed immediati, catturandocosì l’attenzione di milioni di spettatori di tutte le età. Sofia, per esempio,che di anni ne ha dodici e della tabellina dell’otto sa solo i primi quattronumeri, chiedeva di stare alzata fino alle dieci per vedere la tele. Richiestaassolutamente nuova, visto che lei della tele non gliene frega proprio niente.Insomma, Dan, anche lui è caduto nella trappola del Cosmo, ed è rimasto colpitoe affascinato da tutte le nuove teorie. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Perfetto, mi sono detta, mentre loro guardavano la quarta puntata e io me ne stavo in un angolodella sala a lavorare a maglia: so cosa regalare a Dan per Natale. Gli ho presoun libro, Physics for Poets, scritto per chi è affascinato ma non ha le basiscientifiche. Un libro tira l’altro, adesso tornando a casa dall’ufficio, siascolta un libro di fisica, di cui ha anche la versione cartacea, così ascolta e poi rilegge per capire meglio i concetti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;La domanda ti piace il tuo libro è stataperfetta: ha cominciato a raccontarmi della teoria delle stringhe, si chiamaproprio così, che ha apparentemente dato un senso a tutte le altre teorie precedentisull’universo. Dan mi ha raccontato che ci sono tante teorieche propongono la possibilità di un’infinità di universi, e che siccome le possibilità &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Cambria; font-size: 10pt; line-height: 115%;"&gt;dicombinare tutte le particelle di ogni universo &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;nonsono infinite, si pensa, si teorizza anzi, che ci siano universi simili alnostro. La mia risposta a tutto questo è: ok. Dico, a me non mi cambia la vitasapere che da un’altra parte dell’infinito ci sia un universo simile al nostro:la cosa mi sembra talmente enorme e comunque irraggiungibile, che il saperlo onon saperlo non interferisce con le mie problematiche quotidiane. Mi fa piùgola l’oroscopo, per dire, che almeno cerca di indovinare il mio futuro, conMercurio allineato con Venere, che mi promette più successo in amore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Cosciente della mia superficialità e ignoranza, condividocomunque con Dan i miei dubbi sull’importanza di tante teorie, e lui mi ricordache Copernico era riuscito, con una scoperta del genere, a spostare il centrodell’universo, e invece dell'uomo ci aveva messo il Sole, diminuendo così l’importanza del genere umano eche dunque questo tipo di teorie hanno un impatto profondo anche sull’umanità.Ha ragione, che stronza, ho pensato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Poi ho fatto la domanda che fanno tuttiquelli che vogliono sapere se mister Spock aveva davvero le orecchie a punta:ma secondo queste teorie, ci potrebbe essere vita su altri pianeti, in altriuniversi? Mi risponde spiegandomi la diatriba che c’è tra gli esperti: c’è chipensa sia difficile, perché ci sono troppe cose che dovrebbero andareesattamente come sono andate qui, come la distanza della Terra dal Sole, ilbuco nero nel centro della nostra galassia meno forte degli altri buchi neri inaltre galassie e altre cose che non ho capito; altri invece pensano che siainevitabile e sono quasi certi della presenza di vita in altre parti diquesto infinito di cui facciamo parte.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Eccco, a me basta questo per partire per la tangente con le mie, di teorie. Come hanno risolto, quelli lì l’idea dellamorte, per esempio, o dei dolori del cuore? Voglio dire, se come noi hannobisogno di accoppiarsi per procreare, avranno anche loro un modo per scegliere il proprio compagno. O no? E se il compagno non li vuole, se è già sposato, perdire? Se è omosessuale? Mi chiedo, per esempio: le avranno anche loro lemalattie tipo il cancro: a che punto sono con la ricerca? Mi chiedo come possanoavere impostato le loro società, se c’è un alieno equivalente al nostro Marx,che ha proposto sistemi economici che facilitano l’idea di uguaglianza sociale,e ci saranno anche gli alieni fascisti e capitalisti che invece propongono una cosa diversa da quella.E come affrontano, per esempio, la questione delle masse di emigrazione da unaparte all’altra del loro pianeta? Voglio dire, quando pensiamo&amp;nbsp; a un’altra possibile presenza vitale,ci vengono subito in mente degli esseri esclusivamente razionali, meccanici neimovimenti e nel parlare. Delle creature simili a delle amebe, come se le amebe poi non avessero i loro bei problemi esistenziali. Ma invece io dico, avranno anche loro una parteemotiva, una sociale, una coscienza politica, morale. La questione religiosa,per esempio: come la mettiamo? E che musica ascoltano, come si metton su quandovanno, che ne so, a un matrimonio, a un funerale, a ritirare la laurea. E laletteratura? Che tipo di libri leggono, che film vanno a vedere al cinema?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Insomma, tutto ad un tratto le mie domande,come gli universi, si propongono infinite. Dan sorride di queste mie curiosità, eintanto gira a sinistra verso la strada non asfaltata che porta alla nostracasetta tutta di legno nel bosco pieno di neve. Presto accenderemo il camino,stapperemo una bottiglia di rosso e la nostra vita andrà avanti così. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Senza tante balle.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-1042785558293743978?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/1042785558293743978/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2012/01/rane-rospi-e-fisica-quantistica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/1042785558293743978'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/1042785558293743978'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2012/01/rane-rospi-e-fisica-quantistica.html' title='Rane, rospi e fisica quantistica'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-zVobn_csUgo/Tx2hpTtvBnI/AAAAAAAAAHY/XbGStqaqv6s/s72-c/Frog-and-Toad-web-ep.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-7641494477486506473</id><published>2012-01-19T23:53:00.000-05:00</published><updated>2012-01-19T23:53:23.726-05:00</updated><title type='text'>Quell'un percento lì</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-qjy5v1sBKMc/TxjwhHrmKHI/AAAAAAAAAHM/VEHLsmx3h-c/s1600/Trauma.gif" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-qjy5v1sBKMc/TxjwhHrmKHI/AAAAAAAAAHM/VEHLsmx3h-c/s1600/Trauma.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Le semplificazioni sono sempre riduttive, spessoincongruenti, non realiste. Eppure aiutano a rendere l’idea, soprattutto quandol’idea è difficile da spiegare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Per cui ecco le mie semplificazioni: credo che la vita siaun bel novantanove per cento routine, in cui si cerca di non annoiarsi e diandare avanti senza troppi impicci. La vita quotidiana, quella che ciaspettiamo di trovare la mattina a colazione.&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Questo novantanove percento viene, a volte, disturbato dall’unpercento. Io stasera semplifico l’un percento.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Nell’un percento ci sono le emozioni forti, quelle che nonsi dimenticano. Quelle belle sono le prime volte: la prima volta che ci siinnamora, la prima volta che si fa un figlio, la prima volta che si fa l’amore.Sono prime volte che poi quando si cerca di rivivere in qualche modo balordodeludono un po’. Deludono perché il bello di queste prime volte sta soltantonel fatto che sono prime.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La prima volta che ho fatto l’amore, per esempio. Dal puntodi vista, come dire, qualitativo, è stata senza ombra di dubbi una delusione.Avevo aspettato il momento giusto, assaporando sensazioni ancora mai provate,immaginavo di vedere i fuochi d’artificio, i cuoricini allineati a arcobaleno.Mi aspettavo di sentirmi grande, matura. Ci sarebbe stato un prima e un dopo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E poi invece non è quasi mai così. Dal punto di vistaqualitativo, nel senso puramente sessuale, dico: l’ho fatto in fretta, con unoche conoscevo da sei ore, che il mese dopo citofonò a casa mia, e io infibrillazione risposi, per sentirmi dire che era venuto per mia sorella. Dalcitofono. Eppure la magia della prima volta non l’ho recuperata più. Quellaprima volta venne, come dire, bruciata nel momento in cui fu consumata, sullaspiaggia. Adesso che sono grande, qualcuno direbbe pure matura, fare l’amore èdiventato più appagante, più intenso. Ma, insomma, non è la prima volta.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Anche per il mio primo parto fu così: non sapevo cosa avreiprovato, e potevo in quella nuvola immaginaria metterci dentro di tutto. Poi hafatto male, durò molto più del previsto, Dan finì addirittura al prontosoccorso per aver mangiato del pollo avariato. Voglio dire, non esattamentecome mi sarei immaginata. Eppure, anche lì, era la prima volta. Non ci sonocazzi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Nell’un percento ci sono anche i traumi, anche loro che nonsi dimenticano. La parola trauma mi riporta al nanosecondo che trovai miofiglio Luca sul fondo di una piscina, vestito di tutto punto, viola e apparentementemorto da un po’. Si tratta di un momento che mi ha sfregiato di uno sfregioindelebile. Roba di dieci anni fa, roba che so non succederà mai più, perchéadesso Luca non lo porto di fronte a una piscina neanche sotto tortura. Non èuna cosa a cui penso quotidianamente, non è che non dormo per quello che èsuccesso dieci anni fa, e che poi alla fine è andata bene, visto che Luca,quindicenne, è adesso di sopra davanti al computer. Ma ci sono piccole cose cheincontro nel novantanove percento della vita che mi riportano a quel momento diterrore: l’immagine di bimbi piccoli in riva al mare, per esempio; racconti digente annegata, la nave all’isola del Giglio mezza sott’acqua, dei film, dei libri.Insomma, ci sono volte che senza preavviso viene un rigurgito di terroreassolutamente irrazionale, nel senso che so che Luca è sano e salvo in camerasua, ma rivivo, in parte, quel trauma.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;O quando morì mio padre, ventinove anni fa. Io avevoquindici anni e lui quarantadue, e diceva da giorni di avere un mal di testapazzesco. Ogni volta che a me viene mal di testa e non va via, mi convincoimmediatamente di avere un ictus, e di dover far affrontare ai miei figli e aDan il dolore incommensurabile che io, le mie sorelle e mia madre abbiamovissuto, il vuoto che tuttora sentiamo tangibile. L’anno scorso, quando hocompiuto quarantadue anni, è salito il panico, il terrore. Sapevo, so tuttorache invece non succederà, che la storia non si ripete così ritmicamente. Ma unapunta di terrore mi assale, irrazionale e difficile da cacciare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La stessa roba mi capita quando penso alla volta, la secondavolta, che ho saputo che Dan mi aveva tradito, vent’anni fa.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Eravamo ragazzi, cazzoni tutti e due. Avevamo per tre anniinstaurato un rapporto a distanza in bilico, con una certezza quasi assoluta dinon riuscita. Ma poi è andata bene: lui si lauerò e decise di venire a Milano,passò un anno in un appartamentino squallido in via Macedonio Melloni, e ilnostro rapporto da instabile diventò importante. Si lo so, avevamo vent’anni.Ma alla fine del suo anno a Milano, decidemmo che non ci saremmo lasciati:lui voleva tornare negli States per un dottorato, e a quel punto io lo avreiseguito. Furono mesi difficili: io avrei dovuto licenziarmi, lasciarel’università, la mia città, i miei amici ma soprattutto la mia famiglia perseguire Dan, che amavo alla follia. Lui sarebbe tornato di fretta in America per cercareun appartamento per noi, poi sarebbe stato a Urbino per un mese, per lavoro, epoi finalmente insieme saremmo andati.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Mesi di euforia, di paure, di sogni. Non faceva che farmicartine su cartine dell’appartamento. Era contento, tanto quanto me. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E poi trac: incontra una stronza di Urbino e mi tradisce.Torna a Milano di fretta e mi dice, Marina, io mi sono innamorato, ma la molloper te. Non è successo niente tra noi: giura e spergiura che non si sono maineanche toccati. Tutta una roba platonica, ma che la cosa lo aveva spaventato eera corso da me per dirmi che mi amava, e che era stato un errore.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Io ero distrutta. Non avevo neanche le lacrime per piangere.Mancava una settimana all’inizio della nostra avventura: tutto quello che possedevoera stato messo in scatoloni e spedito all’indirizzo del nostro appartamento,nido d’amore che lui cercava di spiegarmi. Si, forse terrore è la parolagiusta. Non solo il dolore del tradimento, che io non ammetto in nessunacircostanza, amici o fidanzati o colleghi che sia. Ma il tradimento in questopreciso momento in cui l’unica cosa da fare era aspettare il giorno dellapartenza.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Gli dissi che non sarei partita, e lui mi implorò: continuòa giurare su tutto il giurabile che si trattava soltanto di una cazzata, chenon era successo niente, ripeteva, mai farei una cosa del genere, mai. Io milasciai convincere dal fatto che non fosse successo niente tra loro: neldolore era più facile accettare una sbandata che una sbandata con ciulatainclusa. Mi sembrava meno importante.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Gli diedi tre mesi di tempo: lo avrei seguito e avreicercato di capire dove fosse andato a finire il nostro amore, ma se in tre mesinon mi convinceva, amen. Ma a lui bastò sentire che sarei andata con lui.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Questo trauma venne superato, nel senso che poi noi andammo avivere insieme felici e contenti. Poi due anni dopo, durante una chiacchieratavenne fuori che invece la vecchia storia di Urbino non era stata soloun’innocente cotta, che il contatto fisico ci fu eccome, per dire. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Come ogni trauma, ogni volta che capita qualcosa che inqualche modo rimanda a quel momento, quel momento lo si vive con lo stessoterrore, irrazionalmente. Sofferenze, litigate. Robe. Ma ancora, andammo avanti.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Sono passati vent’anni: tre figli, autismo, sindrome didown, operazioni al cuore, periodi di disoccupazione, periodi senza una lira. Itraumi a questo punto non si contano neanche più. Io e Dan abbiamo sempre tenutaalta la nostra bandiera, siamo sempre stati forti, uniti, vicini. Innamorati. E quelle cheormai sembravano cazzate del passato hanno a poco a poco perso valore: non cisono stati momenti che mi avessero fatto rivivere il terrore del momento. Affatto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Fino a domenica scorsa, quando Claudia, la sorella di Dan,mi ha chiesto di aiutarla a svuotare i cassetti e gli armadi di sua madre, mortaa ottobre. Le ho dato ovviamente piena disponibilità, immaginando il dolore dimettere tutti i vestiti di Thelma in sacchettoni della pattumiera.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Eppure Claudia è stata fortissima, piena di dignità, si èpresentata a casa dei suoi e piano piano abbiamo diligentemente piegato ivestiti appesi nell’armadio e messi via. Poi è stata la volta dellacassettiera. Abbiamo deciso che avremmo buttato via tutto: calze, mutande,canottiere. Il terzo cassetto l’ho aperto il, e io ho notato in fondo asinistra una scatoletta nera, tenuta chiusa da un elastico. La prendo, laosservo. Sulla scatola, ci sono alcune buste di lettere e una busta imbottita,di quelle che si usano per mandare cose fragili. Apro la scatola, e dentro vedoaltre lettere. In tutto cinque o sei. Guardo il francobollo: Italia. Guardo achi sono state mandate: Dan Canale-Parola. Guardo il mittente: lei, l’urbinate.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Come quando sento di gente morta annegata, come quando sentodi chi ha mal di testa e poi muore, ho sentito la stessa nausea. Claudia miguarda e mi chiede. Io le spiego, nascondendo l’orrore. Le buste erano chiuse,mi sembrava, a parte quella gialla. Quindi neanche Dan aveva mai letto stelettere. Claudia mi ricorda l’affetto che mia suocera ha sempre provato per me,e si commuove il fatto che non avesse mai detto niente a nessuno, neanche a Dan, di questelettere. Ha ragione, penso. Ma nessuno mi toglie il pensiero che avessi saputo non sarei qui.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Con il cuore in gola continuo a buttar via sottovesti ecalze sgualcite. Poi è ora di andare. Ci mettiamo le giacche. Velocementechiamo Dan, che è nella camera di fianco, e gli dico di andare in camera deisuoi e aprire il terzo cassetto. Io aspetto in cucina.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ritorna tre minuti dopo anche lui con l’espressione diterrore negli occhi. Poi andiamo da Claudia a cena, facciamo finta di niente.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Son tre giorni che sto male. Lo so, come per ogni cosa delgenere, anche questa non è razionale: come so che Luca non morirà annegato, eche io probabilmente non avrò un ictus nei prossimi due mesi, so anche che èuna roba di vent’anni fa, e di acqua ne è passata sotto i ponti, e che Dan èinnamorato di me, e che è un compagno ideale, roba da baciarsi i gomiti. Lo so.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ma come quell’un percento delle volte, rivivo e sto male efaccio fatica a spiegare agli altri, e mi sento una cogliona per rivivere coseche so non dovrò mai più affrontare. Ma che sono parte della mia storia, e,come quella volta là sulla spiaggia con il tipo conosciuto sei ore prima, sonomomenti che, se non altro, non fan parte della routine, e lasciano segni,sfregi. Belli, brutti. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Whatever.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-7641494477486506473?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/7641494477486506473/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2012/01/quellun-percento-li.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/7641494477486506473'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/7641494477486506473'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2012/01/quellun-percento-li.html' title='Quell&apos;un percento lì'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-qjy5v1sBKMc/TxjwhHrmKHI/AAAAAAAAAHM/VEHLsmx3h-c/s72-c/Trauma.gif' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-6916684385463821296</id><published>2012-01-10T12:51:00.000-05:00</published><updated>2012-01-10T12:51:05.996-05:00</updated><title type='text'>Nette sensazioni</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-zpFsyMi5aM4/Twx5vz1v1WI/AAAAAAAAAHA/31LrXbc0uWk/s1600/IMG_3037_Binari_Stazione_centrale_di_Milano_-_Foto_Giovanni_Dall%2527Orto_1-1-2007.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" src="http://1.bp.blogspot.com/-zpFsyMi5aM4/Twx5vz1v1WI/AAAAAAAAAHA/31LrXbc0uWk/s320/IMG_3037_Binari_Stazione_centrale_di_Milano_-_Foto_Giovanni_Dall%2527Orto_1-1-2007.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;A volte ho la netta sensazione di non essere da sola. Quandosono da sola mi metto le dita nel naso, se c’ho voglia, o ballo nuda con laciccia che balla anche lei a tempo di musica. Faccio insomma cose che non fareineanche davanti a mia madre. Ecco, a volte, invece, no. Anzi, mi comporto comemi comporterei se quella persona fosse qui con me: parlo a voce alta, facciorobe che farei; mi imbarazzo se per caso inciampo o faccio cose che non farei.Non sono dei morti, non è che io senta la presenza di spiriti. A volte non sononeanche persone che conosco personalmente: potrebbe essere Barack Obama,Vinicio Capossela, e a volte è il mio professore di sociologia a BrooklynCollege, un’amica, un ex fidanzato. Mia madre. Chiunque mi capita di sentirequi al momento. A volte stanno con me solo per un’oretta, poi vanno, e a voltestanno con me per una giornata intera, per una notte, per un weekend. Poi vannovia e mi mancano, e mi sento sola, mentre da sola mi scappero.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;A volte ho la netta sensazione di aver perso tanti treni.Non dovrei mai fare confronti, anche perché se mi sento figa mi confronto condei pirla per avere la conferma del mio essere figa. E quando sono giù penso achi invece in tre mesi ha fatto quello che io non riuscirò a fare in una vita. Mainsomma, mi sembra che di treni ne siano passati e molti hanno fatto dei beiviaggi. Uno dei treni che ho perso mi avrebbe portato a un bel lavoro, pieno disoddisfazioni: ho invece usato la scusa dell’autismo di Luca, poi quella dellamancanza di laurea, poi ho dato la colpa alla depressione, poi all’etàavanzata. Tutti treni persi. E ho la netta sensazione di essere ancora instazione, ma non quella centrale di Milano, che, come ha detto una volta miopadre, nella sua bruttezza è splendida. No: io sono qui, dall’altra parte dellaterra, senza la minima possibilità di incontrare un vecchio compagno di scuolao un vicino o l’ex medico di famiglia e di stare a chiacchierare, mentre iltreno va, va, va.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;A volte ho la netta sensazione di aver sempre lottato per lebattaglie sbagliate, senza riuscire a capire quali fossero quelle importanti.Ho letto, studiato, fatte mie molte teorie femministe su come impostare lafamiglia in modo tale che non assomigliasse a quelle dei sobborghi americani dellametà degli anni Cinquanta. Parlo di quelle con il marito che va a lavorare, eporta a casa i soldi e lì finisce la sua responsabilità. Poi per dare ilcontentino, a volte apparecchia o fa addirittura la cucina. E la moglie, cheporta avanti i figli, la casa e tutto il resto soltanto grazie a una massicciadose di antidepressivi e con l’insoddisfazione intellettuale e il vuoto nelcuore per una mancata vita propria. Le ho lette tutte, queste cose; le hosottolineate con l’evidenziatore giallo tipico degli anni universitari. Le rileggo,a volte, dicendo che hanno tutti ragione. E poi mi soffermo velocemente aquello che ho intorno e non posso fare a meno di vedermi come in un film,quelli in bianco e nero, con la moglie che aspetta il marito la sera perparlare con un adulto, ma non ha niente da raccontare perché non è successo uncazzo tutto il giorno.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;A volte ho la netta sensazione di vivere in un mondo che nonesiste: quello di una Milano lasciata vent’anni fa, e siccome me lo possoinventare come voglio io, mi disegno una roba bellissima, piena di impegniimportanti, di soddisfazioni, di amicizie, di uomini che mi desiderano. Unacarriera della madonna, invitata a destra e a sinistra a dire la mia, che èquella che conta. E poi invece guardo questa vita e mi deprimo, anche se so chequesta è quella vera, non l’altra. E &lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;mi faccio lunghi trip di autovittimismo patetico e inutile.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;A volte ho la netta sensazione che tutti questi anni adaspettare qualcosa che non so si confermeranno importanti, no anzi, essenzialiper quello che verrà dopo, che sarà pieno di belle robe. Tutte le mie parolescritte, i miei momenti di solitudine e di torpore verranno celebrati daqualcuno, voranno dire qualcosa. La mia netta sensazione di essere rinchiusa in unbarattolo di miele, che rende ogni movimento lento e comunque limitato alvasetto mi faranno dire, per fortuna ho fatto quello che ho fatto. Mi ritroveròad essere come un pezzo di un puzzle e troverò l’incastro giusto,indipendentemente da chi penso di avere intorno quel giorno lì, da che trenocredo di aver perso o da che mondo penso avrei potuto avere e invece no.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Poi porto i cani a fare il giro della casa e mi sento comemeglio.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-6916684385463821296?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/6916684385463821296/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2012/01/nette-sensazioni.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/6916684385463821296'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/6916684385463821296'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2012/01/nette-sensazioni.html' title='Nette sensazioni'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-zpFsyMi5aM4/Twx5vz1v1WI/AAAAAAAAAHA/31LrXbc0uWk/s72-c/IMG_3037_Binari_Stazione_centrale_di_Milano_-_Foto_Giovanni_Dall%2527Orto_1-1-2007.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-2004355703803879705</id><published>2012-01-03T11:52:00.002-05:00</published><updated>2012-01-03T11:52:34.063-05:00</updated><title type='text'>un sogno piccolo</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-SJD4aJNILdk/TwMxS7Xv_jI/AAAAAAAAAG4/EEjOi5MUTjo/s1600/merit-300x225.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-SJD4aJNILdk/TwMxS7Xv_jI/AAAAAAAAAG4/EEjOi5MUTjo/s1600/merit-300x225.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&amp;nbsp;Nord Italia. Una città, immagine in bianco e nero diMilano. Nella zona Est, un palazzo costruito nel dopoguerra, nel palazzo noveappartamenti. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Nell’appartamento del quarto e ultimo piano una salaspaziosa, mobili di legno scuro, finestre grandi con le tende bianche,pavimento di marmo coperto in parte da tappeti sobri. Un camino, anche lui dimarmo, due divani, una poltrona. All’angolo una televisione non troppo grande.Tanti libri. Un grande tavolo di legno antico, ovale, un pianoforte scordato,con sopra tante fotografie incorniciate con gusto. Poi, dietro l’angolo, unascrivania. Sulla scrivania alcune pipe, tanti fogli, qualche libro. Unpacchetto di Merit e un accendino Bic nero.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Alla scrivaniaun uomo davanti a un computer. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ha la piazza, lo si vede entrando, ma i capelli che gli restano,ormai brizzolati, accennano a una lontana capigliatura scura e riccia, ma senzatroppi vezzi. Le spalle larghe dentro un golf blu scuro, rigorosamentecachemere, regalo di Natale di qualche anno fa. Il colletto bianco dellacamicia che viene fuori disordinato, ma chic.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Le mani grosse e affusolate picchiano sui tasti, come sequalcuno stesse dettando una cosa importante, ma poi si fermano. Senza toglierelo sguardo dallo schermo, le mani cercano il pacchetto di Merit di fianco, loaprono, con un gesto quasi automatico. L’uomo non toglie lo sguardo dal monitor,prende una sigaretta, mentre un pensiero lampo gli passa per la testa: devoscendere a comprarmele. L’accendino Bic accende la sigaretta, che disegna unasottile linea di fumo; parte gli sfiora il viso che gli fa chiudere un occhio, giàquasi lacrimoso.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Si appoggia alla spalliera della sedia di legno e cuoio nerocomprata anni fa da un antiquario in Paolo Sarpi, insieme con la scrivania,antica anche quella. Il silenzio è rotto dallo scricchilìo del legno dellasedia.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il suo trono.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Lo squillo del cellulare arriva basso, un drin drin normale,senza suonerie inutili. È Giorgio, suo amico e collega ormai da quasitrent’anni.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;“Allora?”, risponde, senza neanche dire pronto. Ascolta,sorride, parla. Spegne la sigaretta nel posacenere di rame, quello rotondodanese che avevano regalato a sua moglie una vita fa. Si alza, e parlandocammina e gesticola. Ha un paio di jeans, la pancia, un paio di mocassinibordeaux. Qualche ruga, ma sembra più giovane di quello che è. Un accenno didoppio mento, ma che gli sta quasi bene. È alto, ha le gambe affusolate, e ilcavallo dei pantaloni un po’ basso, la cintura ben sotto la pancia. Si accendeun’altra sigaretta.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Poi diventa serio, ascolta attentamente. Cerca diinterrompere. Poi tocca a lui. Dice di averci parlato lui con Gianni, ma checomunque lo vede stasera, poi lo chiama.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Un ciao veloce e il cellulare è appoggiato sulla scrivania. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Prende il lungo corridoio, gira a sinistra e entra incucina. Apre il frigo e finisce a canna una bottiglia d’acqua minerale.Appoggia il vuoto a rendere di fianco al lavandino.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Sua moglie è seduta al tavolo di legno rettangolare, hadavanti la Repubblica, che legge con gli occhiali a mezzo naso.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;“Pazzesco quello che sta succedendo a Lampedusa”, dice leisenza togliere lo sguardo dalla pagina. In piedi dietro di lei, lui dàun’occhiata al giornale e legge il titolo dell’articolo. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Poi le mette una mano sulla spalla, e si china. Le da unbacio sulla testa. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;“Allora, stasera vengono Gianni e Paola”, dice lui. “Si,pensavo di fare un bell’arrosto di maiale”, risponde lei chiudendo il giornale.Si alza e si gira verso di lui.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Lui le sorride, e lei gli aggiusta il collo della camicia. “Vado a comprare le sigarette. Serve qualcosa?”, dice luiincamminandosi verso l’ascensore. Lascia in cucina una scia di colonia, anchequella regalo di Natale di suo nipote Giacomo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-2004355703803879705?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/2004355703803879705/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2012/01/un-sogno-piccolo.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2004355703803879705'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2004355703803879705'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2012/01/un-sogno-piccolo.html' title='un sogno piccolo'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-SJD4aJNILdk/TwMxS7Xv_jI/AAAAAAAAAG4/EEjOi5MUTjo/s72-c/merit-300x225.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-6654206032281763387</id><published>2011-12-31T00:01:00.001-05:00</published><updated>2011-12-31T00:01:33.013-05:00</updated><title type='text'>James Taylor e Timberland</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-LD1yKhsHw8k/Tv6Vcc71sfI/AAAAAAAAAGs/RtGxTz9zLA8/s1600/imgJames+Taylor3.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-LD1yKhsHw8k/Tv6Vcc71sfI/AAAAAAAAAGs/RtGxTz9zLA8/s320/imgJames+Taylor3.jpg" width="280" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Oggi si va, niente scuse. Sono giorni che lo dico, ma ogginon voglio sentir palle: bisogna comprare un nuovo paio di scarpe a Luca, chequelle che ha sono vecchie, e sono ormai mesi che si mastica i lacci. Oggi siva, punto e basta. Dan cerca di trovare scuse, ma lo distruggo con uno sguardodietro la tazza di Illy. Lo so, andare con Luca a fare shopping di solito è unincubo, ma prima o poi bisogna pur farlo. Dan accenna a una danza goffa persdrammatizzare. Ok, ok, andiamo…&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La parte più difficile è convincere Luca a lasciare il suo Ipad,il suo computer, il suo letto, la sua stanza, il suo mondo per uscire eaffrontare un mondo che lui non capisce per fare una roba di cui a lui nongliene frega niente, al freddo del trenta di dicembre in New England. Lui vivrebbesul letto, ciucciandosi la sua calza: come un disk jockey perfetto, da una parteascolta la musica della colonna sonora del film Oh Brothere Where Art Thou, deifratelli Cohen, e dall’altra ha il video su Youtube di James Taylor: unconcerto fine anni Novanta, quando ancora JT aveva ancora i capelli, al BeaconTheater di New York. Luca ascolta solo una parte di una canzone, e non so sequello che gli piace è la musica o l’immagine. La telecamera è puntata sulledita della mano sinistra di James che schiaccia le corde della chitarra. PoveroJames: Luca non gliela fa mai finire, quella canzone…avanti e indietro, avantie indietro con il mouse, per arrivare sempre sullo stesso punto. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Per convincere Luca a lasciare tutto questo bendiddio,bisogna aver perfezionato ogni mossa e aver fatti propri tutti gli elementinecessari, e soprattutto presentarli a lui in modo maestrale: come in una reazionechimica, bisogna sempre trovare quella perfetta dose di pazienza, dolcezza ecompromesso che gli fa dire, ok, vengo. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ma con calma.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Poi bisogna anche occuparsi delle cose normali, che fannofamiglie normali, quelle con dei figli normali, come sono le due sorelle diLuca, Sofia e Emma: colazioni, docce, dar da mangiare ai cani (due), far lacucina, i letti, ricordarsi di mettere la pattumiera in bagno che i cani (due)sennò la portano sui letti . Dove sono le mie scarpe? Non trovo le chiavi.Squilla il telefono. Non riesco a prendere la giacca, è troppo in alto. Non tisei lavata i denti? Togliti la giacca e vai. Cani, giù dal divano! Si arrivo!Non fate uscire i cani! Dai, Luca, muoviti! Hai preso le cuffie per Luca? Emma,hai messo i guanti? Chissenefrega, io esco senza giacca…&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Oggi io e Dan abbiamo deciso di usare tutte e due lemacchine, perché dopo lo shopping di scarpe (e pantaloni, che Luca cresce avista d’occhio), io proseguo per il supermercato, visto che domani sera che ècapodanno, abbiamo qui metà di mille e in frigo c’è soltanto un po’ di latte(scaduto), mezzo limone, ormai secco e un po’ di insalata ormai triste.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Dan chiede, chi viene in macchina con me? E le ragazze incoro urlano IO! Luca, che invece non parla, viene assegnato a me. Mentre iofinisco le ultime cose, Dan lo accompagna in macchina e lo apposta nel sediledi dietro. Finalmente arrivo, e prima di entrare in macchina &lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;riapposto mister Shmoo (così vienechiamato Luca da sempre) nel sedile davanti, di fianco a me. Luca, con la suamaglietta mezza ciucciata, la bocca ancora un po’ sporca di colazione, lagiacca rossa malmessa che scopre la spalla sinistra, e con il suo Ipad (compromessodi oggi), che tiene come un vassoio, si fa spostare, apparentementeindifferente, di fianco a me. Gli allaccio la cintura, e lui crede che lovoglia abbracciare, e ride. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Prima di partire, tiro fuori dalla mia borsa il mio Ipod,che Luca lo sa che quando siamo io e lui si ascolta James Taylor. Partiamo, eprima di schiacciare play, mi chiede di cantargli la sua canzone preferita:Good morning, good morning, good morning to you…”More, more!”, mi dice,ridendo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Alla terza volta che intono la stessa canzone da anni, siamogià alla fine della strada e metto la freccia per girare a sinistra. Allo stop,tra la mia musica cerco James Taylor. Mr Shmoo ha le cuffie, e sta ascoltandoOh Brother Where Art Thou, ma io so che tra un secondo abbassa il volume con ungesto velocissimo per ascoltare le nostre canzoni. Parte la prima, amassimo volume: Fire and Rain, uno dei nostri pezzi forti. Io ovviamente canto,lui ascolta un po’ e poi torna alle sue cuffie. Gli accarezzo la spallasinistra.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Poi arriva quella canzone lì. Quella che ascoltavamo tredicianni fa, quando eravamo all’ospedale, reparto neurologia infantile. Quella chegli cantavo quando lui, ormai esausto dalle urla, perdeva le sue battaglie per cercaredi liberarsi dai fili colorati che gli avevano attaccato alla testa e scappare,anche se lui a due anni non camminava ancora. La battaglia la perdeva ognivolta, ma solo perché i sedativi che gli davano erano troppo forti per unbambino di due anni. Gliela sussurravo, quella canzone lì, mentre dondolavosulla sedia a dondolo e lo tenevo in braccio, e lui mi gurdava con gli occhi a mezz’asta,ormai drogato. Gli sussurravo, senza trattenere le mie lacrime, che this oldworld must still be spinning round, and I still love you, so close your eyes,you can close your eyes, it’s all right.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ogni volta che James Taylor intona quella canzone lì, a me miviene sempre quel rigurgito di dolore, quell’onda di ricordi che vorrei nonavere, quel panico che sembra ormai lontanissimo, ma basta una canzone di merdaper far tornare su tutto. Insomma mi è venuta addosso una roba tipo panico, e,come quelle mille volte all’ospedale, ho cominciato a piangere. Luca, che èfigo, ma pur sempre autistico, si è voltato verso di me, ma per un attimosoltanto, e ha rubato uno sguardo, uno dei suoi: quelli con la coda dell’occhio,che sembra che non ti guarda, come fanno quelli come lui. Ha mollato il suo Ipad,lo ha appoggiato sulle ginocchia, ha preso la mia mano dal volante, me l’hastretta forte, e si è messo a ridere: come se mi prendesse per il culo, come secapisse, come se si ricordasse, come dire dai mamma che palle, sempre apiangere. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Poi anche la musica è finita, e io ho rimesso tutti queiricordi di merda via, per la prossima volta. Luca non ha mollato la mano fino aquando ho trovato parcheggio. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Nel negozio c’era tanta gente, che ignara guardava la mercesenza occuparsi di chi stava attorno, fino a quando è entrato Luca, e molti sisono girati a osservare più attentamente questo ragazzo alto, biondo, con gliocchiali (sporchi) e con il suo Ipad tenuto come un vassoio. Io li fulminotutti, porto Mister Shmoo su una panchina di legno nel mezzo del negozio, lofaccio sedere. Il signore di fianco a lui ci guarda e si alza veloce. Io lascioLuca solo per un istante, e velocemente cerco un paio di scarpe che potrebberoandargli bene. Questa volta senza lacci. Lui maneggia l’Ipad, semprevisibilmente ignaro. Almeno non si è buttato per terra dicendo “to the car, tothe car”. Per ora andiamo benone. Gli metto le scarpe nuove e gli dico, Standup, Shmoo. Lui, con la sua calma che solo lui, si alza, e va. Cerca di usciredal negozio. Ottimo. Dan paga, io e lui aspettiamo fuori.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Le ragazze vogliono andare in un altro negozio, così ciincamminiamo, noi cinque con il nostro strano modo di essere noi cinque. Lucami prende per il collo e camminiamo come fanno gli innamorati. Sorride, come sempre. Mistupisce la sua felicità senza filtro che va ben oltre gli sguardi imbarazzatidi chi ci incrocia e si tocca le palle per non avere un figlio così, senzasapere che le palle me le tocco io nella speranza che sia sempre csì bello.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Le Timberland nuove gli stanno da dio.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-6654206032281763387?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/6654206032281763387/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/12/james-taylor-e-timberland.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/6654206032281763387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/6654206032281763387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/12/james-taylor-e-timberland.html' title='James Taylor e Timberland'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-LD1yKhsHw8k/Tv6Vcc71sfI/AAAAAAAAAGs/RtGxTz9zLA8/s72-c/imgJames+Taylor3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-287730939046324361</id><published>2011-12-20T08:34:00.000-05:00</published><updated>2011-12-20T08:34:18.667-05:00</updated><title type='text'>Roba minima</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-N1wgC9YPU6g/TvCOh6gpsDI/AAAAAAAAAGU/TMrFQjxvZug/s1600/alb59_1981.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="301" src="http://2.bp.blogspot.com/-N1wgC9YPU6g/TvCOh6gpsDI/AAAAAAAAAGU/TMrFQjxvZug/s320/alb59_1981.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&amp;nbsp;È venuto fuori che le canzoni di Jannacci le può cantaresolo Jannacci, perché non è una roba di cantare, è una roba di metterci quellaroba lì che c’ha solo lui. Come cercare di imitare Charlie Chaplin, o TowWaits, o Robert de Niro: non viene.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;È venuto fuori che è un genio. Ma non un genio come si dicedi robe normali. Un genio. Vero.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;È venuto fuori che io sono qui a portar fuori i cani con ‘stiamericani intorno che mi dicono it’s allright e a me mi viene da dire, allrightche cosa, pirla. Perché io la gente come te la conosco, allright di merda. Parlo di malinconia.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;È venuto fuori che sono tutti diventati vecchietti: Fo,Cochi, Renato, Boldi, Teocoli, Vanoni, Vecchioni. Eppure sono di quella scuolache poi quando non ci sono più loro sarà dura provare a ricrearla. Perché sonole loro facce, i loro movimenti, le loro mani che rendono l’idea.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;È venuto fuori che per tutta la sera non ho fatto altro cheimmaginarmi come sarebbe stato mio padre, da vecchietto, come gli altri, e cosaavrebbe detto. Sicuramente, ve lo assicuro al cento per cento, non avrebbecantato. Anche perché non faceva altro che dire che Enzo non canta: urla.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;È venuto fuori che Paolo Jannacci è struggente quando cantala canzone di Tenco a suo padre, e che è vero: com’è difficile, io che non sovivere senza di te. Provato anch’io e posso confermare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;È venuto fuori che mi sono dovuta portare il computer su cuiguardo la trasmissione al cesso, il mio ufficio tipo Fonzie, per fumarmi unasigaretta che qui è come parlar male della madonna, mentre ascolto Cochi eRenato che cantano la vita l’è bela. Che ci tengo, perchè a me mi viene semprein mente l’orologio che porta mia madre al polso. Pare infatti che quandoquella canzone, scritta da mio padre, avesse preso piede, Pozzetto si fossetolto l’orologio (Rolex?) dal polso e avesse detto: “ Bravo, Peppi, bravo perla canzone. Ecco, ti regalo questo”. E che mio padre l’avesse indossato da quelmomento in poi. Mia madre glielo tolse dal polso, ancora caldo, quella sera delFatebenefratelli e anche adesso le girano le palle se qualcuno lo tocca.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;È finalmente venuto fuori Enzo, dopo più di un’ora ditrasmissione. E sono venute fuori delle belle lacrimone pesanti e calducce, peruna miriade di motivi che non sto qui a menare il gramo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;È venuto fuori un rapporto tra lui e Paolo, genio anche luidel pianoforte, che nessuno dei due riesce a mascherare e una complicità ovviae struggente, specialmente quando tutti gli ospiti provano a fare un quelliche, e dicono le loro robe, e&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Enzoguarda suo figlio come dire: questa serata qui è per te, io basta, portami viache sto male. Ci sono sguardi tra di loro che dicono di tutto. Ma poi invece Enzodecide di dare l’ultimo colpo di reni e, abbracciando la Vanoni, fa il suo showche noi vogliamo vedere ma che abbiamo paura che non venga. E invece viene.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;È venuto fuori che Enzo sta male, e che personalmente è undolore immenso. Perché è vero che poi ci sono robe che fanno girare i maroni,che dici ma che cazzo. Ma poi ce ne sono altre, di robe, che mi fanno venire inmente un mondo che non ci sarà più, e che me lo fa mancare ancora prima che sene vada.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;È venuto fuori che Enzo, invecchiato, è ancora bello, coisuoi denti sempre perfetti, e con le sue mani grandi, con il pollice piegato infuori a metà, come me lo ricordo da anni. Roba minima, direbbe lui, ma insomma,roba tanta. E che nella mia nostalgia quasi ridicola mi ricorda mia nonna. Leguance, dico.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;È venuto fuori che è stato bello far ricordare a tanta genteche mio padre ha fatto e ha scritto e ha cambiato, ma comunque non è una bellasensazione aver tirato fuori veleni antichi e addirittura non miei, quando poicado facilmente in sentimentalismi incontenibili.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;È venuto fuori che niente poi è ovvio, o semplice. E cheforse aveva ragione quella gente lì del derby e di Gattullo e di Cochi eRenato: buttiamoci su una realtà assurda, come quello che mangia durante latrasmissione e che non si capisce un cazzo, che forse invece c’ha ragione lui.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-287730939046324361?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/287730939046324361/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/12/roba-minima.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/287730939046324361'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/287730939046324361'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/12/roba-minima.html' title='Roba minima'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-N1wgC9YPU6g/TvCOh6gpsDI/AAAAAAAAAGU/TMrFQjxvZug/s72-c/alb59_1981.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-5462871212373096085</id><published>2011-12-12T12:29:00.003-05:00</published><updated>2011-12-12T13:55:29.169-05:00</updated><title type='text'>La palestra può aspettare</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-dcRFQxepjG4/TuY56X65XfI/AAAAAAAAAGI/VILxy0RvWDM/s1600/4F1CC2A5057ec25C81GvTGB5EF91.gif" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-dcRFQxepjG4/TuY56X65XfI/AAAAAAAAAGI/VILxy0RvWDM/s1600/4F1CC2A5057ec25C81GvTGB5EF91.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Sono già le undici e un quarto, ma ho fatto tutto, o quasi:letti (tranne il mio), messo in ordine, mi sono pesata (aumentata di mezzochilo), fatta la doccia, incremata, vestita. In onore del mio nuovo amico (ilmezzo chilo) mi sono addirittura messa la gonna, così che anche lui si può farnotare in giro.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La palestra per oggi può aspettare, ci sono cose piùimportanti da fare. Come sputtanare un amico, per esempio. Amico, poi, perdire.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Dopo il mio caffé stamattina ho sentito Serena che mi fa,“Hai visto il Corriere?” Io non lo leggo proprio, il Corriere e lei neanche. Maqualcuno le ha detto dell’articolo uscito oggi: intervista al grande EnzoJannacci, che parla del libro (coccodrillo?) appena uscito di suo figlio, edella sua genialità. E dei suoi amici, appunto. Quelli andati e quelli ancoraqui. Delle sue canzoni, e tra le altre cose, del suo regalo a Mario Monicelli,che invece l’Enzo il regalo lo ha ricevuto lui quella volta lì. Da mio padre.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Apro una lunga parentesi. Erano gli anni del dopoguerra. Milanoera in parte macerie e in parte ancora periferia, soprattutto in zona Undici,dove c’è la via Lomellina che incrocia la via Sismondi e in fondo a sinistrac’è anche Piazza Adigrat.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Mio padre, figlio di marconista, viveva nella suddettapiazza Adigrat con sua madre e sua sorella perchè la zona Undici è la piùvicina all’aeroporto di Linate. Come la sua, altre famiglie della zona avevanopadri aviatori, marconisti e via andare, a cui erano appunto stati datiappartamenti. Una di queste era la famiglia Jannacci, perché lui era aviatore,collega di mio nonno, tra l’altro.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Avevano tre o quattro anni quando Enzo e mio padre si sonoconosciuti, e dall’ora non si sono mai mollati: ginocchie sbucciate insieme,partite di calcio improvvisate, fidanzate, poi mogli, figli, vacanze insieme. Elavoro, tanto. Dettato da una sintonia rara, squilibrata e genialoide. Ildottor Jannacci si pagava l’università cantando nei locali dell’adiacenteOrtica, posto di operai che lavoravano all’Innocenti. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Sono venute fuori cose che ancora adesso sono d’avanguardia.Mio padre è stato nel frattempo preso in Rai, e dunque in teoria non potevafirmare niente che non fosse proprietà Rai. Ma invece firmava: ha firmatoQuelli che, ha firmato Vincenzina, ha firmato anche i dialoghi di RomanzoPopolare, film di Monicelli, appunto. Ha firmato tanti lavori di Cochi eRenato. Ha firmato libri.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ha anche scritto uno spettacolo teatrale, a quattro mani,come tutte le cose fatte fuori Rai. Mentre si disegnava la locandina, mio padrevenne ricoverato in ospedale, per via della pressione alta. Dalla sua camera diospedale, ricevette la locandina freca fresca di stampa che annunciava senzafraintendimenti: testi di Enzo Jannacci.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Contro tutta la sua cartella medica, scappa dall’ospedale, ein mezz’ora è a casa. “Cosa ci fai qui?”, dice mia madre sbalordita. Lapressione a questo punto credo fosse ai massimi storici.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Mio padre prende il telefono grigio in sala, quello sullacassapanca di fronte alla finestra, e manda un bel telegramma, che a quei tempisi faceva così.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Finisce così la loro amicizia. I loro trent’anni ditelefonate quotidiane, di nottate passate da Enzo sul divano di pelle marronein sala a dormire, quando non c’aveva voglia di andare a casa, le estati traOspdaletti e Bordighera, le nottate a bere, scrivere e soprattutto ridere. Lecollaborazioni, tutto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Passò qualche anno prima che Enzo prendesse il coraggio percitofonare Viola in Via Sismondi trentasei, quarto piano. Arrivò in sala, papàaprì la porta e ci fu un attimo di imbarazzo prima dei saluti.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Poi però si ritrovarono ancora una volta nei ruoli disempre. A mio padre piaceva parlare da in piedi, gesticolando e fumando. Enzoinvece si sedeva, che apparentemente sembrava anche più pacato. Sfarfugliava,come sempre.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Prima di andarsene, apre la porta dell’ascensore, che arrivadirettamente in sala, si volta verso mio padre per salutarlo e gli fa “Hai vistocome vende bene Quelli che?” Papà aveva visto, ma solo che anche quella volta,quella di Quelli che, Enzo si era dimenticato d dire alla SIAE che non l’avevascritta da solo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Mentre l’ascensore scende, mio padre si volta verso miamadre e dice, :”Ma hai visto che faccia di tolla? MI viene anche a dire chevende bene?”.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Tre giorni dopo mio padre muore, e di Quelli che, e diVincenzina e di tutto il resto non se ne fa più niente: nessuno chiama la SIAEper dire guardi che forse c’è stata una distrazione.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Gli anni passano per tutti, anche per il dottor Jannacci,che vuole tanto che lo chiamiamo zio, ma che ancora non ha capito chi sono io echi è Renata, per dire. Sono passati anche gli anni che noi eravamo piccole,orfani di padre, e che lui abitava in via Sismondi con la sua mamma, la SciuraMariuccia, che ogni volta che mi incontrava dal panettiere diceva: “Meracumandi, vorighe ben al mi Enzo, Vorighe ben!”, non gli è mai venuto in mentedi salire per sapere come stavamo noi, o la Franchina, anche lei conosciuta inPiazza Adigrat nel ’45.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ma, insomma, anche lui aveva il suo da fare, per l’amored’un dio. Non ce lo siamo mai aspettate e non c’è neanche mai particolarmentemancato. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Lo avevo chiamato personalmente un paio di volte: una voltaper chiedergli consigli su un’amica che mi aveva detto che aveva cominciato abucarsi. Volevo chiedergli consigli medici, che mi ha dato al telefono, moltogentilmente. Un’altra volta quando Dan viveva a Milano e era stato poco bene, eio lo avevo portato nel suo studio medico. Anche quella volta lì, gentile,dipsonibile, carinissimo. Baci abbracci, come sta la mamma, dille che uno diquesti giorni passo. Robe di normale amministrazione.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Una decina di anni fa Baldini e Castoldi decide diriproporre alcuni scritti di mio padre. Tempo tre giorni dall’uscita del libro,il telefono squilla in via Sismondi trentasei, casa Viola, la mattina presto.Era l’avvocato del dottor Jannacci, che voleva ricordare alla signora Viola chenon tutti i pezzi pubblicati erano stati scritti a due mani.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Mia madre, che quando ha qualcosa da dire piuttosto sistrozza, ma la deve dire, dice all’avvocato (che poi era il cognato del dottorJannacci), di ricordare al suo cliente che se è per quello, ci sono anni didiritti che noi non abbiamo mai visto, e che il suo cliente ha qualcosa dadirle, sa benissimo dove trovarla: corso Sempione, terzo piano Rai, redazionesportiva, e che lei è lì dalla mattina alla sera a farsi il culo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Cornetta buttata giù in malomodo da mia madre, conconseguente visita in Rai del dottor Jannacci con la sua coda tra le gambedicendo dai cosa te la prendi non è stata un’idea mia farti chiamare, figuratise io…&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Fine della trasmissione. Chiusa parentesi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Stamattina Serena mi chiede se ho letto il Corriere, che ionon leggo e neanche lei, ma qualcuno le ha detto di quest’articolo uscito suEnzo Jannacci, in cui, dice lui, di aver scritto Vincenzina e di averla datacome regalo a Monicelli.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ho sentito le ossa di mio padre fibrillare da qui, che sonoben lontana dal cimitero di Lambrate, a Milano. Perché ovviamente non è neancheuna questione di soldi, altrimenti avremmo già fatto il da farsi. È proprio unaquestione morale.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Adesso che la pressione alta è venuta anche a me, passo echiudo, che tanto sono storie vecchie, anzi antiche.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-5462871212373096085?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/5462871212373096085/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/12/la-palestra-puo-aspettare.html#comment-form' title='30 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/5462871212373096085'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/5462871212373096085'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/12/la-palestra-puo-aspettare.html' title='La palestra può aspettare'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-dcRFQxepjG4/TuY56X65XfI/AAAAAAAAAGI/VILxy0RvWDM/s72-c/4F1CC2A5057ec25C81GvTGB5EF91.gif' height='72' width='72'/><thr:total>30</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-7208314266046528327</id><published>2011-11-30T12:02:00.001-05:00</published><updated>2011-11-30T12:03:30.253-05:00</updated><title type='text'>Turkey Day</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-H1qrnQNMEb0/TtZhqsLlApI/AAAAAAAAAF0/XJJg_tRcGKs/s1600/thanksgiving.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-H1qrnQNMEb0/TtZhqsLlApI/AAAAAAAAAF0/XJJg_tRcGKs/s320/thanksgiving.jpg" width="266" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ironicamente, la festa del Ringraziamento nasce da unimprobabile incontro tra gli Europei conquistatori e i nativi Americani. Pareche con l’arrivo dell’inverno, l’uomo bianco fosse affamato e che solo conl’aiuto dei nativi fosse riuscito a sopravvivere. Infatti, sempre secondo laleggenda, i nativi aiutarono i coloni a coltivare in modo efficiente e aallevare, tra altri animali, i tacchini. Per ringraziare delle dritte, l’annodopo vennero invitati a cena. The rest is history, dicono qui senza amarezze.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;L’ironia non la devo stare a spiegare, che poi sappiamotutti come sia andato a finire. Quindi, mentre nel resto del mondo si lavorava,qui si faceva strage di tacchini, li si riempiva di pane e verdure e li simetteva in forno per ore e ore. E si pensava alle cose di cui si dovrebbeessere grati.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ecco la mia lista da emigrante:&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La focaccia ligure&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Skype con la sua bella telecamera&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La musica di Tom Waits, M Ward, e di Vinicio Capossela e diFolco Orselli e di quella gente lì&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il sorellame che mi fa sentire a casa anche se sonodall’altra parte della Terra&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il buon vino (e a volte, anche quello meno buono, a tardasera)&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Richard, e i suoi racconti assurdi e splendidi&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;I film, e guardarli con Dan che poi ne parliamo e scopriamorobe interessanti&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il femminismo&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La fine del periodo buio berlusconiano (indipendentemente daquello che c’è dopo: almeno lui no)&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il cioccolato con dentro le nocciole&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Un buon libro&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Enzo Jannacci (per la sua genialità)&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Down By Law, Mediterraneo, Non ci resta che piangere,Ricomincio da Tre, ma soprattutto Annie Hall&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;I viaggi in macchina da sola con la musica a manetta e ioche canto a squarciagola&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;L’autunno di Becket&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;L’autismo di Luca, la dolcezza del suo sorriso e la bava deisuoi baci (ecco, magari quella un po’ meno)&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il Giorgio Terruzzi&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Charles Bukowski e chi lo capisce e lo ama&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La Settimana Enigmistica&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il salame di Stadera&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;I dubbi&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Quella roba che mi viene dentro quando aspetto mia madreall’aeroporto&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;I baci sul collo di Dan&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La vigilia di Natale&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;L’ironia di mio padre&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;L’odore del mare&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;L’ultima sigaretta della giornata&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La dolcezza di Sofia e la sfacciatggine di Emma&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Farsi odiare da qualcuno &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;I pettegolezzi&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il caffé&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Una serata in compagnia&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La solitudine e il suo silenzio&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Le caldarroste&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Quelli che sono morti per un ideale&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La fisarmonica e la sua semplice complessità&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La malinconia&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;I fichi appena raccolti&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-7208314266046528327?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/7208314266046528327/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/11/turkey-day.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/7208314266046528327'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/7208314266046528327'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/11/turkey-day.html' title='Turkey Day'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-H1qrnQNMEb0/TtZhqsLlApI/AAAAAAAAAF0/XJJg_tRcGKs/s72-c/thanksgiving.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-3178605035440543648</id><published>2011-11-19T21:37:00.001-05:00</published><updated>2011-11-19T21:37:53.885-05:00</updated><title type='text'>Topi e Gaber</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;I cani stanno diventando matti. Fanno versi come se mivolessero dirmi qualcosa. Uno da una parte, uno dall’altra. Io ignoro, e migusto la mia bisteccazza pro colesterolo alto alla faccia dei miei valori, chesono da spread.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il vino è cileno stasera: Casillero del Diablo mi annuncial’etichetta beige. Va bene, che aiutiamo l’America latina e facciamo anche labella figura nei giri della Milano che conta.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Asparagi. Come li mangiavo da piccola: lessati con olio eaceto da pucciare sull’orlo del piatto (Ikea). &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il pane fa cagare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Sono a Becket da sola. Oddio, sola no: a parte i cani, c’èun topo morto nel bidone della pattumiera che non oso neanche guardare. L’altrotopo, quello che galleggiava morto nella ciotola dell’acqua dei cani, me l’haportato via il mio vicino Bill, che ieri sera al mio arrivo mi ha chiesto sepotevo prestargli il rasoio per i capelli. Te lo regalo, ma tu mi togli iltopazzo, gli dico con un senso di panico che lui non riesce a capire: staischerzando, vero? È morto!, dice dietro ai suoi occhiali spessi che gli fannodue occhi da cerbiatto sfigato.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Non lo capisce, Bill, che io sono qui per non pensare,soprattutto a topi galleggianti. Che poi mi dico ‘sti topi ( adesso la prendocome un’offesa personale): hanno avuto la casa libera per ben due settimane.Altro che feste festini e robe, e poi si suicidano nella piscina? Cos’è, ilmangiare che ho lasciato non andava bene? Guarda te ‘sti americani, oh!&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ma va anche bene il topo, anche lui pora stela ha dirittoalla sua dignità.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Dignità. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Guardavo dopo cena le immagini stravolgenti di come lapolizia americana reagisce ai protestanti, pacifici: altro che black block,nelle città americane. Ragazzi che insieme chiedono una specie di eguaglianzaeconomica, che in un paese capitalista come qui sembra quasi ridicola, matransit. Loro la pensano come tutti noi, solo che loro vanno e noi no. Ma perdire, gente normale. E si trovano davanti a una polizia nel panico, senzaalcuna preparazione&amp;nbsp; per affrontareuna situazione come questa: come, gli studenti hanno l’Iphone e protestano?Come se avere l’Iphone rappresentasse un principio politico. In Siria e inEgitto e in Libia, è vero, ammazzano. Qui no, non ancora. Ma mi sembra che lareazione sia simile.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Guardando le immagini di polizziotti armati fino ai dentidavanti al nemico, cioè davanti a ragazzi in maglietta e jeans, mi fa venire inmente un paio di cose. Prima di tutto, ovviamente, Genova. Mia sorella Serenac’era, e io dal mio divano di Brooklyn guardavo le immagini di RaiInternational con il cuore in mano. Al momento, ero solo preoccupata perSerena, ma poi la preoccupazione si è trasformata in terrore davanti a unademocrazia incapace di accettare il dissenso.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ma mi viene anche in mente Giorgio Gaber, quando, durante ilsuo famoso monologo’ Qualcuno era comunista’, dice di sognare una democraziadiversa da quella americana.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Io vivo in questo paese dal millenovecentonovantuno. Loconosco bene: sono stata straniera, studentessa, moglie, madre, cognata, amica.Sono anche, in un momento di debolezza che ancora adesso mi chiedo il perchè,diventata americana, dopo aver risposto negativamente alla domanda se fossicomunista o nazista (qui è la stessa cosa) e positivamente alla domanda: “incaso di conflitto, sei nei nostri?”. Ho detto che dipendeva, ma il signore,anche belloccio, che me l’ha chiesta, mi detto che se non dicevo si non valeva.Ho detto si.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Tutto questo per dire che io questo paese qui lo conoscobene. E posso dirvi un segreto, che i miei fellow americans non vogliono che sidica in giro: la democrazia lascia molto a desiderare. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Visto che parliamo di manifestazioni parliamo per esempio,del ’68. È vero che qui c’hanno dato dentro gli studenti, ma è anche vero chec’hanno dato dentro perchè c’era la guerra in Vietnam, e era divenatao obbligatorio,tutto d’un tratto, andare a combattere. Non per essere cinica, ma credo che senon fosse diventato obbligatorio, non solo non ci sarebbe stato il film Hair,che a me mi piace, ma non ci sarebbe neanche stato il Sessantotto. Che io citengo, perchè è l’anno in cui son nata. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Beh, nel Sessantotto, milioni di studenti sono statiarrestati e picchiati, qualcuno anche ucciso durante pacifiche manifestazioninel loro bel campus universitario. Ce lo ricordiamo tutti, ne sono sicura.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ecco, quella roba lì ha insegnato un po’ a tutti: aglistudenti di star buoni, e alla polizia di non ammazzare: non perchè nonvogliono, ma che se ci scappa il morto poi diventa un caso internazionale, e perdono.E da allora non è che l’America è diventata buona e non ha invaso paesi comeaveva fatto con il Vietnam. Ne ha fatte di guerre, altro che crociate: due inIraq e una in Afganistan, per parlare di robe recenti, come risposta a un attodi terrorismo, che altri paesi ne hanno avuti di atti di terrorismo ma micahanno ammazzato gente che non c’entra un cazzo (con tutto il rispetto perPinelli, ma insomma, roba nostrana), o distrutto infrastrutture che ci vorrannoanni e miliardi di dollari per ricostruire. E dico questo solo perchè il doloreumano non si può quantificare, perchè altrimenti sarebbe incommensurabile, comela Gioconda, o più appropriatamente, il Guernica. Ecco, secondo me, ‘stiamericani, a casa loro, hanno imparato, eccome: niente manifestazioni, nientesangue.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Eccola lì dunque la democrazia americana a cui si riferivaGaber, che mi manca come un fratello.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Stasera, prima di andare a letto, fate una preghierina ancheper me. E per il topo, che mi sa che anche lui la pensa(va) come me.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-3178605035440543648?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/3178605035440543648/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/11/topi-e-gaber.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/3178605035440543648'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/3178605035440543648'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/11/topi-e-gaber.html' title='Topi e Gaber'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-3912051731064506901</id><published>2011-11-14T16:36:00.000-05:00</published><updated>2011-11-14T16:36:09.583-05:00</updated><title type='text'>Press play</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;     &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Dunque si, la mamma se ne è partita, ancora una volta. Quando l’ho lasciata all’aeroporto, dopo l’ultima sigaretta fumata ormai senza fretta, mentre ascolto le ultime sue raccomandazioni, dopo aver fatto il check in, ormai era arrivata l’ora di incamminarmi verso il parcheggio e lasciarla lì, la mamma, su una poltrona di pelle nera dell’aeroporto, ad aspettare di entrare nel gate.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;L’ultimo giorno è sempre il più strano. Ci nascondiamo grossolanamente un pudore dettato dalla tristezza del distacco, l’ormai quasi familiare addio, i conti con una distanza che sembra meno grande ogni anno. Ci nascondiamo con un certo senso di colpa anche un’euforia di ritorno alla normalità: sua e mia, ovviamente.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il giorno della partenza ci sentiamo tutte e due come impacciate, quasi la stessa del giorno d’arrivo, impastati come si è di fuso orario e di voglia di raccontarci tutto e niente. Oggi lei ritornerà a casa sua, riconquisterà i suoi spazi, riprenderà suoi ritmi, si fumerà una sigaretta in sala, assaporando i drammi di ‘Un posto al sole’ dopo cena, aspetterà le telefonate di Milena, delle sorelle, si organizzerà per ricomniciare il suo storico impegno con l’Opera san Francesco. Tutto è stato messo in sospeso per un mese, per poter venire qui, a stare con noi, con me.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E io anche, a modo mio, ho messo in sospeso molti dei miei gesti quotidiani: da quando è arrivata non esco senza il letto disfatto, la tazza del caffé la mattina va direttamente dal tavolo alla lavastoviglie, senza passare per il lavandino, e lì stare fino al tardo pomeriggio. Metto a posto tutto quello che tiro fuori, appendo la giacca, non invito i miei molti amici a cena, la sera faccio una partita a Machiavelli invece di stare con Dan. Non faccio più l’amore, per paura che si senta tutto. Quando lascio l’Italia ho sempre l’impressione che si possa schiacciare il pulsante con le due lineette della pausa, come quando nel bel mezzo di un film ti scappa pipì o squilla il telefono. Anche qui l’arrivo di mia madre mi fa mettere la mia vita in pausa: adesso bisogna invece rischiacciare play. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E da oggi alle diciassetteezerocinque, quando decolla l’aereo Alitalia volo 613, io ritorno ai miei momenti tranquilli a casa, a scrivere o soltanto a cazzeggiare al computer, alle mie cene ordinate all’indiano o al thailandese. Alle mie lunghe telefonate con le sorelle, a parlare liberissimamente e spudoratamente di tutto e di tutti, giurandoci di non dirlo a nessuno.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Bisogna essere più presenti con Dan, che ha perso la mamma tre giorni prima che mia madre arrivasse, e che non ha avuto tempo di prendere la mia spalla e bagnarla di lacrime. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Bisogna essere più concentrati per quanto riguardano le varie terapie per Luca: stampare fogli, laminarli, appenderli in camera sua così che Dan la mattina possa compliarli per vedere su cosa lavorare più assiduamente.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Bisogna cominciare a controllare più metodicamente i compiti di Sofia, avere più tempo per occuparsi di Emma. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Bisogna fare bucati, apparecchiare, scopare bene in cucina che l’altro giorno non l’ho detto a mia madre ma ho visto un topo che quasi muoio.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E poi bisogna ritornare in palestra, mandar giù pancia e colesterolo. Bisognerà, ma quello con calma, pensare anche ad abbandonare le sigarette, e bere un po’ meno che qui i dottori non scherzano con i sensi di colpa e gli allarmismi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;A poco a poco bisogna insomma rientrare nella mia vita, quella lontana da mia madre, lontana dai piccoli drammi familiari di via Sisimondi, e riaffrontare quella che mi sono faticosamente conquistata qui, cercando di colmare lacune e distanze.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E poi se va bene stasera si farà anche all’amore.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-3912051731064506901?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/3912051731064506901/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/11/press-play.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/3912051731064506901'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/3912051731064506901'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/11/press-play.html' title='Press play'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-3733617904634281973</id><published>2011-08-09T23:39:00.000-04:00</published><updated>2011-08-09T23:39:58.398-04:00</updated><title type='text'>Via Lomellina, Cambridge, MA</title><content type='html'>           &lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;     &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;C’è chi a fine serata accende la tele. C’è chi si fa il bidé, e chi invece si lava i denti con il filo interdentale, da bravi. C’è chi va a controllare che i bimbi siano coperti e ruba un bacino nel buio. Chi va a letto sperando di trombare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;A me vien voglia di riempirmi un bicchiere di vino e buttar giù due righe. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Si, perchè a me le volte che qualcuno che abita in via Lomellina viene a casa mia a Cambridge non è che mi capita tutti i giorni. Rinuncio al filo interdentale volentieri, per dire.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Anna, sorella Viola numero tre e portatrice sana (pressione e colesterolo a parte) di odori, immagini e sapori del mio mondo, mi chiama e fa, “Domani arriva a Boston il mio amico Marco. Me lo ha detto in Torrefazione, in via Lomellina. Gli ho dato il tuo numero. Non c’è problema, vero?”&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;No, problemi non ce ne sono. Poi della malinconia e palle varie c’è sempre un rimedio. Sono anni che rimedio.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Si, perchè io , milanese DOC, con padre vaccinato e madre ex ligure, io ho accettato di fare la babysitter in America, tipo ventitre anni fa, che il tempo vola, e mi è anche capitato, durante quell’anno lì, di incontrare la persona che mi fatto capire che l’amore è una cosa meravigliosa. E tutto ad un tratto l’America sembrava quasi bella, quasi facile, quasi intercambiabile. E infatti sono qui, con tre figli che a malapena parlano l’italiano, e sono contenti di mangiarsi un hot dog a cena, invece di un bel piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Marco arriva, e arriva anche Sara, la sua compagna. Escono dal taxi che si ferma proprio davanti a casa mia. A Cambridge, nel Massachusetts. In America.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E io apro la porta come se fossi in via Lomellina, per dire. Ci abbracciamo manco fossero vecchi compagni di scuola. E tutto assume una normalità lontana eppure familiare. Ci si racconta subito della giornata, dei posti visti, di come tutto sia diverso, come se ci conoscessimo da sempre. Che poi non è vero ma anche si. Il fatto che io li abbia accolti come amici, e loro anche, ci ha resi subito complici, simpatici. Di quelli che racconti delle vacanze senza poi dover nascondere le robe imbarazzanti. Quelli che vai a fumare una sigaretta in terrazza e hai tanto da dire, che la sigaretta finisce e tu sei ancora lì a parlare. Quella roba lì, dico.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il vino era già aperto. Io cercavo di trovare una personalità in me che fosse adeguata, di quella che si mette il rossetto e si aggiusta i capelli. Ma mi hanno segretamente beccato in pieno. Hanno subito cominciato dai discorsi lasciati con le sorelle, con gli amici, con quelli di loro.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Poi arriva Cecilia, che non solo abita esattamente alla mia destra, ma conosce metà della Milano che conosco io. E pensa che io sia figa. Valla a capire. Ma transit. Si presenta lei, con i suoi occhi blu mare ligure ore sei e mezza, i suoi capelli corti che fan figa, il suo anello enorme comprato anni prina al Guggenheim, la sua enegia. E la serata inizia davvero. Il vino si versa nei bicchieri, e aiuta a fluidificare le conversazioni che comunque sarebbero state interessanti. Ci si racconta del perchè si è qui, a migliaia di chilometri dal nostro cordone obelicale, ci si stupisce degli amici in comune, dei locali frequentati.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Poi la cena, amercanissima, cucinata nel sottofondo del barbecue di Dan, che non interrompe ma incoraggia questo scambio quasi anomalo di esperienze fatte nello stesso comune italiano.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;All seconda bottiglia si parla di Obama e di Pisapia, di Milano sette degli scout e della decisione di avere figli. Come se ci conoscessimo tutti da sempre, e questa fosse unarimpatriata organizzata ormai da mesi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Poi Cecilia va a casa, Marco e Sara baciano Dan su tutte e due le guance, e io li accompagno all’albergo neanche fosse una di quelle cose che si fa.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Al ritorno, riattraversando il fiume, mi viene dentro una roba tipo tzunami: loro vanno, e io resto. Loro vanno a farsi il loro giro turistico e io invece resto qui. Mi raccontano della macchina che hanno noleggiato e io dentro sento una punta d’invidia per il loro spirito d’avventura inculcato in una mia realtà con cui faccio i conti da anni.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Li porto all’albergo, scendono, ci abbracciamo e ci salutiamo. Poi, come quando torna dall’aeroporto dopo aver portato&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;una mia sorella o mia madre, sento il rumore del vuoto nella macchina. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E torno a casa. Quella che mi sono costruita con Dan, quella con le cose belle e la malinconia, da bruciare come un sparrucchetto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Vado a dormire. Dan mi aspetta ormai da un’ora.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-3733617904634281973?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/3733617904634281973/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/08/via-lomellina-cambridge-ma.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/3733617904634281973'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/3733617904634281973'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/08/via-lomellina-cambridge-ma.html' title='Via Lomellina, Cambridge, MA'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-5217467669592673782</id><published>2011-06-26T10:30:00.002-04:00</published><updated>2011-06-26T10:30:36.105-04:00</updated><title type='text'>Petra</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;     &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ieri ho portato Petra dal veterinario, perchè erano ormai mesi che scagazzava dappertutto. Dopo tutto, la gatta aveva vent’anni.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Vent’anni fa, io e Dan abitavamo nel New Jersey, la nostra prima casa. Era una bella casa: blu, tutta di legno, con il parquet e il giardinetto davanti. Durante il giorno, io e Dan, giovani magri e belli, andavamo a scuola, e la sera mangiavamo e bevevamo con i nostri amici. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Un giorno abbiamo deciso di prendere dei gatti. La sorella di Dan, Claudia, e suo marito Matt conoscevano qualcuno la cui gatta aveva appena fatto una cucciolata. Dopo un’ora e mezza di viaggio, arriviamo a casa dell’amico, con tutti sti gattini in giro, uno più bello dell’altro. Io ne scelgo uno, grasso e dolce, e Dan ne sceglie una, bellissima. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Samantha (Sam) e Jake diventano per noi quasi dei bambini: li adoravamo. Ogni cosa buffa che facevano la raccontavamo a tutti. Dormivano nel lettone. Erano felici e viziati.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Poi qualche anno dopo, una sera, durante una festa, ci accorgiamo che Sam, che Dan amava follemente, non c’è. Cerchiamo e cerchiamo e cerchiamo. Poi, da lontano, dalla finestra della cucina che dà su un parcheggio, la vedo. Morta, di fianco a una macchina.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Dan è andato a prenderla, abbiamo fatto un buco nel giardino, e le abbiamo fatto, tra mille lacrime nostre e risate dei vicini, un funerale degno di Sam. Abbiamo comprato una pianta di lillà e l’abbiamo piantata sulla tomba.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Eravamo disperati. E Jake non mangiava più, non voleva uscire. Era depresso. Abbiamo subito deciso di trovare un altro gatto. Una signora che vendeva cosmetici via posta tipo Avon, aveva messo un’inserzione nell’ufficio del veterinario: aveva una gattina che voleva dar via.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Sono andata io a prenderla. Era piccolina, con due occhi così, tutta tigrata. Aveva i baffi tagliati, perchè alla signora dei cosmetici facevano schifo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Me la sono presa e me la sono portata a casa. Petra.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Jake l’ha amata da subito. Le faceva da mamma: le insegnava a giocare, a uscire, a fare le robe dei gatti. Petra era una gattina molto giocherellona, soprattutto sul lettone, quando correva dai miei piedi ai piedi di Dan nella speranza di cacciare chissà cosa.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Dopo qualche anno io Dan e i gatti abbiamo deciso di andare in Massachusetts. Petra ci ha seguito in tutti i nostri traslochi: dalle nostre tre diverse case nel Massachusetts, alle nostre due case a New York, fino ai nostri due appartamenti ancora a Boston. Ha sopportato la nascita di Luca, di Sofia, di Emma; la presenza del nostro cane Oscar, del nostro cane Sam (che la voleva morta) e della nostra boxerina malata mentale, a cui Petra ha insegnato a non avvicinarsi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Petra ci ha seguito, in silenzio, tutti questi anni. Ci ha visti crescere da una coppietta di fidanzatini ventenni a famiglia di cinque persone più cani e robe varie.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Poi ieri l’ho portata dal veterinario, perchè erano ormai mesi ch scagazzava in giro. Erano cinque anni che dormiva sul letto di Sofia. Anche lei era preoccupata per la nostra gattina, ormai vecchietta: le aveva fatto come una cuccia, le aveva fatto dei giochi, le dava da mangiare e se la coccolava di sera e di notte.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La veterinaria si è fatta aspettare per più di mezz’ora. Io e Petra eravamo in questa stanza, circondate tutte e due da disegni di gatti che ci guardavano incuriositi. Ho tirato fuori Petra dalla sua valigietta e me la sono messa addosso, tipo scialle. Ci siamo fatte tantissime coccole. La mia maglietta nera era diventata una pelliccia, eppure avevo come la sensazione che questa sarebbe stata la nostra ultima volta insieme.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Entra la veterinaria. Carina, giovane, ancora con un pò di acne. Visita Petra: la trova pallida (come fa a trovare un gatto pallido non so). Il cuore è a posto, ma la pancia sembra molto ingrossata. Le dico delle cagate e le pisciate in giro. Dice che si potrebbe trattare dei reni, o forse di diabete.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;‘Facciamo un esame del sangue e vediamo’, dice. E a me è venuto subito in mente il casino delle medicine da dare (insulina due volte il giorno, pastiglie, robe varie), e le ho detto, ma scusi, ne vale la pena? Lei dice, forse no, è vecchia, se facciamo l’esame del sangue sicuramente troveremo cose che non si possono curare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Allora forse è il momento di…, dico. Se sei pronta, forse si, dice lei. Sono pronta, le dico, senza avere capito un cazzo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Mi chiede se voglio essere presente all’eutanasia. La parola mi coglie di sorpresa. Certo, dico io, mica la faccio morire da sola. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E per il corpo? Vuoi che venga cremata? Vuoi che venga messa in una fossa comune? Tutte domande che non avevo proprio preso in considerazione. Io ero andata lì perchè scagazzava in giro, pensando a una semplice diarrea, e adesso parliamo di eutanasia e cremazione.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Fossa comune, le dico, mentre la mia mente propone immagini da olocausto, tremende, di corpi ormai diventati sacchetti per ossa. Penso a Mozart, anche lui nella fossa comune.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Mi dice, vuoi stare un pò da sola con lei?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Piango, forte. La guardo, la Petra, e in lei vedo tutta una vita. Poi la vedo arrancare sul pavimento, cercare disperatamente una via d’uscita. Ma le sue zampe posteriori non reggono.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;“Petralina, come here!”, le dico. Lei, ubbidiente viene, si accoccola tra le mie gambe.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Sono pronta, dico tra le lacrime. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La veterinaria la prende e e mi dice, le metto una flebo e poi veniamo qui e le iniettiamo un’overdose di anestesia.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Lascio la stanza. Sono in frantumi. Vado in macchina e chiamo Dan, e poi Sofia. Dico loro cosa sta succedendo, e tutti e due, con il nodo in gola, mi dicono ok, vai.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La veterinaria la porta avvolta in una coperta bianca e la appoggia dolcemente sul tavolo di alluminio. Petra sembra quasi rassegnata.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;‘Hi sweet Petralina”, le dico. Le accarezzo la testa, fra le orecchie come piace a lei. Alza la testa, mi guarda e comincia a fare le fusa. Guardo la veterinaria e dico, scusi, un consiglio: sto facendo la cosa giusta? Si, dice lei, se continuasse a vivere comincerebbe a soffrire veramente. Non vuoi vederla soffrire, vero?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Non rispondo. Petra appoggia la sua testa sul mio braccio. “I’m ready”, le dico, anche se non è vero. Dalla tasca tira fuori una siringa piena di un liquido blu. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Petra fa le fusa, io le gratto la testa, e la veterinaria comincia a svuotare il liquido nella vena. Dopo pochissimo non sento più le vibrazioni delle fusa.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;‘She is gone’, mi dice la veterinaria. Bacio la Petra per l’ultima volta, e mi stacco da lei. La dottoressa mi chiede se voglio andarmene. Si, le dico. Ma poi, uscendo, mi fermo e guardo Petra, che come sempre dorme.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Vent’anni di vita sua e mia. Lei è stata l’unica testimone di questi miei vent’anni di vita americana. L’unica che mi ha tenuta sempre in vista, la prima di tutti.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Mi mancherà tantissimo, la mia Petralina.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-5217467669592673782?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/5217467669592673782/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/06/petra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/5217467669592673782'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/5217467669592673782'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/06/petra.html' title='Petra'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-4779757990709565902</id><published>2011-06-13T12:16:00.000-04:00</published><updated>2011-06-13T12:16:24.380-04:00</updated><title type='text'>pensieri notturni</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;     &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Mio padre. Anzi, il mio papà. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Me lo sento così distante. Come se io non avessi fatto parte per niente della sua vita. Quando sento parlare di lui, non ne sento mai parlare nel suo ruolo di padre, per cui diventa una figura lontana, quasi un sogno, un’illusione.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il mio papà, e adesso un pò mo gaso, il mio papà era una persona assolutamente unica, geniale. &lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Ha aperto porte, senza limiti. Ha fatto dei suoi difetti dei pregi. Ha osato, davanti a mamma Rai, &lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;dire cose che prima non si osavano neanche pensare. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ha usato la sua macchina per scrivere come strumento per abbassare persone considerate miti dal resto d’Italia a esseri umani e a volte quasi mediocri. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ha trasformato la sua passione per i cavalli, tramandata da generazioni di Viola, come esempio di una cultura ricca, antica, con il suo linguaggio e i suoi personaggi. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ha imparato a osservare, semplicemente raccontare dei mondi che non appartengono alla vita della gente normale, come noi. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ha portato Rivera, allora indiscusso campione del calcio, sul tram durante un’intervista proprio su quelli che prendono il tram, per far capire che anche lui, in fondo, è uno di noi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ha colto, condiviso esperienze uniche, e le ha trasformate in esperienze quotidiane, semplici.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Io di mio padre vorrei avere almeno un pò, a parte il colesterolo alto e una passione per il vino rosso, vorrei avere il suo fiuto, la sua genialità. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Credo, pero, che tanti figli di persone grandi così abbiano un’enorme difficoltà a confrontarsi con i loro genitori. Perchè io sono io e lui era lui, ma io voglio essere più lui di me, e già il volerlo indica una matrice di sforzo, che vuol dire che non ce l’ho dentro. Come se in fondo non mi fidassi della sua parte, come se avessi paura di andare lontano come è andato lui, come se avessi un freno dentro di me, dettato dal mio buon senso di cui lui se ne fregava e invece io no.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ecco poi la differenza. Lui ci andava dietro, al suo istinto. Io invece mi faccio le mie belle remore, come se non fosse giusto seguire quella strada lì. Eppure non c’è niente che voglia fare di più, se non altro perchè vedo nelle immagini, che sono tante, che rimangono di lui, un senso di fierezza: io sono così e non ho paura. Come una sfida, quasi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Una sfida che lu ha proposto anni fa, ma che in fondo io non sento lanciata a me. Certe volte mi chiedo quanto di me lui avesse in mente quando faceva le cose che faceva. Io ero una delle tre, e poi delle quattro, a casa con mia madre, o con i nonni. Lui non se ne doveva certo preoccupare. E infatti aveva la mente libera da tutte queste cose che noi che invece dobbiamo pensarci abbiamo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Non per metterla sul femminismo, che poi sicuramente non ha niente a che vedere con sta storia, ma insomma, non c’è una donna una che sia arrivata al suo successo in quel periodo, o anche nel nostro di periodo. Le donne erano a casa, a fare le mamme le mogli, e lui non ne aveva di questi pensieri. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Per cui adesso, io, donna, ma sua figlia, sono in un certo senso spinta a fare le cose che ha fatto lui, e nello stesso tempo impantanata in una realtà di madre e di donna, come lo era mia madre. E da lei ho imparato a star schiscia, a fare priorità quello che mi sta attorno: figli, bucato, casa, palle varie. E ne posso avere anche di idee, ma se ho tempo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ecco lui invece veniva da una realtà diversa: aveva una madre ironica, piena di voglia di minimizzare la vita, renderla normale anche in situazioni impossibili. E aveva un padre Viola, con I suoi fratelli, tutti con un amore incontrollabile per i cavalli, che è come una voglia di adrenalina continua, un amore sfrenato e assolutamente irrazionale per quelle bestie e per quel mondo, con il suo linguaggio, le sue regole.&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Poi vedo il documentario, l’ultimo, fatto su di lui. Vedo personaggi che per gli altri sono solo figure pubbliche, conosciute, ma che per me rappresentano una fetta di vita: Gubellini, Casarin, Enzo, Abatantuono, Giorgio, il Giuliano. Capisco che per ognuna di questa persona potrei stare lì a fare io un documentario. Di vita vissuta. Di robe che abbiamo vissuto insieme al mare, a Bordighera, o a San Fedele d’Intelvi. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Cose che ovviamente dal documentario non vengono fuori, ma che per me, come per mio padre, le mie sorelle e mia madre, significano parte di una vita, prima e dopo la morte di mio padre. E mi dico, allora forse un pò è vero che io ne faccio parte.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Roba strana, la vita. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Per non parlare della morte.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-4779757990709565902?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/4779757990709565902/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/06/pensieri-notturni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/4779757990709565902'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/4779757990709565902'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/06/pensieri-notturni.html' title='pensieri notturni'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-4673498661154359777</id><published>2011-06-04T22:23:00.000-04:00</published><updated>2011-06-04T22:23:03.578-04:00</updated><title type='text'>Senz'apostrofo</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Verdana";}@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;     &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana;"&gt;Diciottanni. Senza neanche l’apostrofo perchè a dicottanni si può, ostia. Roba che neanche i miei genitori, per motivi ovvi, sono arrivati. Diciottanni che sono sposata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana;"&gt;Il matrimonio è stato tutta colpa mia, come quasi ogni volta. È che ero qui senza neanche un visto, e vivevo con lui da ormai un anno e mezzo. Bene. Dico, eravamo una coppia quasi perfetta: un miliardo di amici, il teatro, la scuola, la mia arte, le feste, le serate al bar Budapest, che a noi e a alcuni (pochi) vecchietti sembrava l’Eden. Insomma, senza visto si parte, si torna dalla mamma. E si lascia un amore enorme e una vita si, lontana dalle sorelle, dal Giorgio, da Milena e Bruno, dalla via Lomellina; ma anche una vita finalmente mia. Anzi di più. Nostra.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana;"&gt;L’unica ancora di salvezza era sposarci, nel senso di decidere di stare insieme per sempre, o quasi. Io non avevo dubbi. Certo che avrei voluto stare con lui per il resto della mia vita.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana;"&gt;Spiego Dan, anche se so è impossibile: bello, anzi no, bellissimo. Tremendamente brillante. Con lui si parla di tutto, dal quinto girone di Dante, a Carducci, a Tom Waits, alla seconda guerra mondiale, alla situazione del medio Oriente, al problema del razzismo, alla poesia di Jimi Hendrix, a Steinbeck, a Pirandello, alla ricetta del guacamole. Tutto di tutto e sempre con qualcosa da imparare. Per non parlare della sua unica abilità di scrivere e di suonare la chitarra, che nelle sue mani diventa uno strumento completo, armonico, perfetto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana;"&gt;E poi come si relaziona agli altri: sempre cordiale, quasi schivo, timido. Ma sei hai la pazienza, gli tiri fuori robe che poi non dimentichi mica. Mai.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana;"&gt;Certo che io avrei voluto sposarlo. Allora e per sempre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana;"&gt;Lui, invece, meno. Io sono più complessa: parlo sempre al momento sbagliato, ho dei cromosomi strani, pieni di scommesse ai cavalli, di idee cattocomuniste, di lezioni private di piano, di otto marzo a urlare in piazza, di amici balordi, di idee strambe e senza una logica. Diversa. Diversissima da lui, che, pacato, conduce una vita tranquilla senza troppe rotture di coglioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana;"&gt;Ma io insisto, lo chiudo fuori tutta una notte, gli ricordo che se dice di no, allora devo andarmene. Non so cosa lo abbia fatto decidere. Ma un giorno, anzi una sera, davanti a degli avanzi, sotto una luce di lampadina sfigata, mi guarda e si mette a ridere. Io lo guardo come si guarda un gorilla e gli dico, in che senso. Lui ridendo come un pirla si inginocchia e tira fuori dai sui pantaloni sempre troppo larghi una scatoletta verde, con dentro un anello. L’anello di fidanzamento della sua nonna. Anni Trenta, con un bel diamante. Ridendo, in ginocchio in cucina, davanti a una cotoletta riscaldata, mi da l’anello e il suo cuore tutto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana;"&gt;E poi ci sposiamo. Diciottanni fa, senz’apostrofo. E io che lo amo ancora come quella volta lì, mi sento anche un pò scema a dire queste cose. Ma sono anche felice. Felicissima di averlo ancora qui cone me, a ridere da pisciarsi addosso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-4673498661154359777?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/4673498661154359777/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/06/senzapostrofo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/4673498661154359777'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/4673498661154359777'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/06/senzapostrofo.html' title='Senz&apos;apostrofo'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-4288096203422825719</id><published>2011-06-01T12:06:00.000-04:00</published><updated>2011-06-01T12:06:45.115-04:00</updated><title type='text'>Il silenzioso mondo dei vulnerabili</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;     &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Me lo aveva detto, con il suo sorriso sempre pronto, e i suoi occhiali tipo architetto. Lo aveva detto mentre eravamo, ancora una volta, attorno al tavolo rotondo della scuola di Luca. Ben, che è a capo delle decisioni da prendere per quanto riguarda l’iter terapeutico scolastico di Luca, aveva detto che se ne sarebbe occupato lui di quella roba lì.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Che potrei stare qui a spiegare di cosa parlo, ma comunque sia, quello che viene fuori da questa e da altre mille storie simili è sempre la stessa cosa. La vulnerabilità di Luca è talmente ovvia, che quasi viene la tentazione di dire che si fanno le cose, o che si sono fatte. Tanto lui mai verrà a dirmi se è vero o no.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Quello che mi fa venire la nausea da ansia è il fatto che Luca sia tutto il giorno, dodici mesi l'anno nelle mani di altri. Gente che dice di avere a cuore Luca, di usare tutte le energie per fare in modo che lui faccia, migliori, impari. Ma l’unica cosa che io ho in tasca è la loro parola. La mia fiducia titubante.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Lui, Luca, ce l’ha scritto in fronte: fregami, trattami male, vai avanti a dir balle, tanto io non dico niente. Certe volte questa sua fiducia totale è disarmante. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ho girato scuole su scuole per cercare quella che, a pelle, mi sembrava la più sicura. Ho preso appuntamenti con decine di direttori di scuole private che si occupano esclusivamente di persone autistiche. Ho visto centinaia di aule. Ho parlato, raccontato e soprattutto ascoltato.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E poi ho preso delle decisioni, basate più che altro su sensazioni, perchè poi tutte le scuole propongono più o meno le stesse cose; le aule sono tutte quasi uguali. Sono quasi le parole non dette in questi incontri, il colore dei muri, i bagni puliti, le maestre giovani e piene di energia che mi fanno scegliere. Le direttrici che sorridono un sorriso di fiducia. Non è che si può vedere un curriculum, o quanti bambini dopo le medie vanno al liceo con una buona preparazione, come farei per Sofia o per Emma.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Qui è solo ed esclusivamente una questione di fiducia. Metti che un maestro o un assistente ha le palle girate e dà uno scapaccione a Luca. Metti che lo trattano male, che gli dicono fuck you o lo ignorano. Metti che gli toccano il pisello, o che non gli danno la mano quando escono e lui si perde. Non ho modo di riscontare niente di tutto questo. Mi devo solo fidare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Mi ricordo quando eravamo a New York. Luca andava in una scuola che tutti dicevano è la migliore, a Union Square, tra la Quinta e la Sesta. Poi un giorno vado e mi accorgo che Luca non fa terapie da mesi, perchè la scuola invece di chiamare delle supplenti, usa le terapiste. Se non fossi andata lì, quel giorno, mai avrei saputo. Ho subito chiamato la direttrice, che ha negato, e ho subito scritto una lettera ai genitori dei compagni di Luca, per dire controllate. Le lettere erano nelle buste sigillate e messe nello zainetto di Luca. Avevo mandato un avviso alle maestre di mettere le buste negli zainetti dei bimbi. Ma invece le buste sono state aperte e messe sulla scrivania della direttrice, che mi chiama e mi dice che Luca non può più andare alla loro scuola.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Capita sempre così: se hai la sfiga di scoprire che se ne approfittano dell’handicap dei bimbi, vieni allontanata, e che ne sai, magari tuo figlio viene anche maltrattato.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Come quella volta che Luca continuava a toccarsi il pisello e dire penis, penis, e piangeva. Strano, allarmante. Ancora più allarmante se si sa che andava a scuola su un pulmino, solo lui e il guidatore, e che tornava sempre a casa un’ora dopo perchè “c’era traffico”, diceva. Appena ho fatto, anche lì, casino, il guidatore si è licenziato, e ho richiesto che Luca andasse sul pulmino con un guidatore e un’accompagnatrice, che tensse d’occhio la situazione.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Questo per dire: anche chi decide di occuparsi di persone come Luca, che ti dice son qui per aiutarti, anche tra di&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;loro ci sono le teste di cazzo, quelli che ti fregano perchè possono.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Eppure, a voler vedere, c’è poco da fare. Voglio dire: prima o poi bisogna pur fidarsi, no? oppure cosa fai, cambi scuola? Ma chi ti sta a dire che in un’altra scuola sono invece onesti? Ma allora l’alternativa c’è o no? Dobbiamo dire vabbé se gli toccano il pisello cosa possiamo fare? In fondo è la parola di Luca (che non vale perchè la società a lui non crede) contro la parola di un guidatore che ha deciso di portare i poveri bambini handicappati a scuola. Cosa fai?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Perchè il vero handicap di Luca non si chiama autismo, o sindrome di Down. Si chiama vulnerabilità. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E anche a Ben, coi suoi occhialini e il suo sorriso, è scappata la palla, ed è stato colpito e affondato. E se ne scopri una, di palla, ti viene la paranoia che siano tutte palle. Perchè vuol dire che dietro i suoi occhailini, anche Ben si è approfittato del suo potere su Luca. Anche lui quel gioco lì lo conosce bene: tanto Luca non dice niente. E da quanto ci gioca a sto gioco qui?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La cosa che più mi stupisce in tutte queste storie quotidiane è il fatto che non ci sia ricorso. Voglio dire: il distretto scolastico ha stabilito che le scuole pubbliche non offrono programmi che possano aiutare Luca, e quindi hanno deciso di mandarlo in una scuola privata, pagando centomiladollari all’anno. Il doppio di Harvard, tanto per rendere l’idea. Poi la scuola risucchia dentro le sue porte Luca e finisce la storia. Il disretto ha fatto il suo dovere, e adesso la scuola, che ha una regola ben precisa di non fare entrare nessuno nelle aule, anche la scuola adesso fa la sua bella parte. Centomila dollari, please.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ho mandato un’email al distretto l’altro giorno per dire: ma scusate, voi pagate tutti questi soldi; ci sarà pure qualcuno di voi che va a controllare che i soldi siano spesi bene, no? Cioè, negli ospedali ci sono delle persone che vengono una volta ogni tanto per controllare che il servizio sia perfetto. Perchè? Perchè i pazienti degli ospedali sono in una situazione di vulnerabilità, e non sono in grado, loro, di denunciare un misfatto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E per le persone come Luca? No, mi dice galantemente la signora del distretto, noi non abbiamo abbastanza personale. Non avete abbastanza personale? E intanto queste scuole private vi fregano i soldi e a noi fregano i figli. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Lo dico sempre: l’handicap non ce l’ha Luca, ma ce l’ha la società, che ancora non ha accettato. La terapia la dobbiamo fare noi. Siamo noi che dobbiamo imparare a non approfittarcene. Non ho mai sentito di una persona autistica o con la sindrome di Down che ha commesso un reato, di alcun tipo. E se lo commettesse, ci sarebbe ricorso.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Invece sti stronzi, come Ben e i suoi occhialini, loro si sentono l’incazzatura dei genitori al telefono, mettono giù la cornetta e continuano la loro carriera. Bei contenti. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Tanto, chi li vede?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-4288096203422825719?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/4288096203422825719/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/06/il-silenzioso-mondo-dei-vulnerabili.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/4288096203422825719'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/4288096203422825719'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/06/il-silenzioso-mondo-dei-vulnerabili.html' title='Il silenzioso mondo dei vulnerabili'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-6672194583603882933</id><published>2011-05-23T14:20:00.000-04:00</published><updated>2011-05-23T14:20:25.154-04:00</updated><title type='text'>I Ronco</title><content type='html'>&lt;style&gt; &lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;style&gt; &lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;style&gt; &lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Verdana";}@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;     &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=pN_Nva5k-0E"&gt;http://www.youtube.com/watch?v=pN_Nva5k-0E&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;Ogni estate era sempre la stessa solfa: si arrivava a Bordighera, alla fine della scuola, e non si vedeva l’ora di andare da Vernier, la spiaggia dove andiamo da sempre. E invece no. Bisognava fare il giro dei parenti, salutarli, stare con loro. Si partiva dallo zio Rudi, sempre. Le sue serre erano subito dopo l’edicola, a destra. C’erano dei gradini piccoli, e poi una stradina lunga e stretta. Alla destra file di piante, e a sinistra le serre. E lui era in fondo, a sinistra. Faceva sempre la stessa cosa, ogni anno: metteva un pò di terra nei vasetti piccolini, e ci piantava nel mezzo un foruncolo di cactus, che un giorno sarebbe stata una sedia della suocera, o qualche altra pianta ornamentale bellissima. La radio era sempre tra due stazioni, e le parole ne uscivano poco chiare. Lui, lo zio Rudi, era sempre lì, con suo figlio, Piero. Pantaloni corti, sempre larghi e ciabatte di plastica quelli che fanno la ics davanti. Ci vedeva arrivare, noi tre in fila, e la sua concentrazione veniva per un momento abbandonata. Si alzava, e ci veniva incontro. Era un anno che non ci vedeva. Aveva sempre un bel sorriso, dolce, con i suoi occhi chiari e un pò pisciolenti, e le sue mani ruvide di spine. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;Era sempre felice di vederci. Ci chiedeva della pagella, della mamma e del papà. Lo vedeva in televisione, il papà, e io e Anna eravamo sempre quelle che gli assomigliavamo di più. Poi si andava dove c’era la sua pianta di fichi, enorme. I rami erano talmente pieni che a me veniva sempre in mente la mammella delle mucche: si piegavano in avanti e aspettavano di essere munti. E infatti, lui mungeva, arrampicato a quella scala vecchia, che teneva vicino al tronco. Coglieva i fichi e li metteva nel cestino di vimini, in cui aveva messo una grande foglia, primordiale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;Poi anche le trombette, i pomodori, il bascaricò, come chiamava lui il basilico. Dite alla nonna di farvi un bel pampomata quando tornate dalla spiaggia. E fate una ciumba anche per me. Un abbraccio, un sorriso sincero, e si tornava dalla nonna, che era contenta che fossimo andate. Diceva sempre le stesse cose: che esagerato, lo zio Rudi…cosa ne facciamo di tutte queste trombette? Stasera faccio un bel tortello.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;Poi l’estate andava: io che mi scottavo anche sotto l’ombrellone con la maglietta, i bagni che duravano delle ore, la nostra amica Antonella, che abitava di fianco e si sentiva la madre urlare. Il pisolino dei nonni il pomeriggio, che bisognava stare zitti che poi si arrabbiano. Il bagno che prima delle quattro non si può fare che poi viene la congestione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;Le nostre estati a Bordighera erano ritmate dalle visite allo zio Rudi, allo zio Nino, l’altro fratello della nonna, che era invece più schivo, ma che sua moglie invece no. Aveva sempre dieci barzellette da raccontare. L’hai sentita quella della signora che…o quella del tedesco che… Le sapeva tutte. Parlava sempre con un pò di saliva bianca agli angoli della bocca, e mi ricordo che la cosa mi distraeva dalle barzellette. Ma poi diventava romantica e raccontava di quando era giovane, e suonava il piano al cinema, che ai quei tempi era muto, e lo zio Nino si era innamorato di lei ma non osava parlarle, così andava al cinema quattro volte il giorno fino a quando lei l’ha notato e the rest is history, come si dice qui. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;Poi il ventisei di agosto lo zio Rudi si presentava subito dopo pranzo, con la cravatta, la giacca sempre un pò troppo grande, le paste e lo champagne per festeggiare il compleanno della nonna. Quando erano insieme, le loro espressioni cambiavano. Entrava nei loro occhi una gioia che a noi non era concessa, una complicità a cui eravamo estranei. Si mettevano sul terrazzino, loro due, a parlare dei tempi andati, della loro mamma, dello zio Ludovico, il fratello più piccolo, morto prematuramente una notte di tanti anni fa. Ricordavano di quando giocavano da piccoli, ognuno dei quattro con il loro ruoli sempre quelli. E il loro dialetto bordigotto, che parlato da loro sembrava così dolce, così pieno di musica, di robe. D’amore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;Erano piccolini, tutti e due. Bassi e un pò storti per via dell’artosi. Tutti e due avevano occhi vispi, e un sorriso perenne. Erano proprio buoni: non avrebbero mai fatto male a una mosca; cercavano sempre il lato positivo delle cose. Eppure, avevano uno sguardo malinconico, che mi faceva sempre pensare che da un momento all’altro potessero piangere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;Mia nonna e lo zio Rudi e lo zio Nino e lo zio Ludovico erano creature di un tempo che non esiste più. Nipoti del grande Ludvig Winter, di Lipsia, a cui venne dato il compito di creare a Ventimiglia i giardini Hambury, che adesso sono monumento nazionale. E dal loro nonno tedesco, il cui busto troneggia a Bordighera insieme a quello della regina Elisabetta, hanno preso tutti la passione per le piante, per quello che si può fare con la natura. Le piante grasse per tutti e quattro sono sempre state creature magiche, da adorare, da coccolare, a cui parlare e raccontare, in bordigotto, le cose del quotidiano. Serre e serre di piante strane che vendevavo in tutt’Europa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;Questi quattro vecchietti, piccolini e sempre un pò storti, che emanavano dolcezza, ci hanno tramandato una fierezza di essere parte di loro, dei Ronco. I Ronco, che sono tutti bravi, che averne come i Ronco. La nostra casa a Bordighera si chiama Casa Ronco, e la nonna lo sottolineava sempre come dire, micacazzi. Il loro nonno famoso in tutta Europa per le sue doti botaniche. Lui conosceva De Amicis, diceva la nonna, come dire siete parte di una cosa speciale. E la sua zia Sofia, che prima di andare a letto, invece di leggere un romanzo, leggeva gli spartiti di Brahms e Listz. La nonna la suonava quella musica, leggendo dagli spartiti della zia Sofia. Sono tutti i suoi racconti che mi hanno fatto chiamare la mia bambina Sofia. Le fotografie color seppia che troneggiavano sul pianoforte ottocentesco in sala, di tutti i suoi Winter, dal più alto al più basso, che tutti venivano spediti a Lipsia anche loro per avere un’educazione tedesca, e parlavano con un accento tedesco, con la erre moscia. Altro che Bordighera. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;I Ronco.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;Dello zio Rudi ho un’immagine che non è neanche mia. È l’immagine che mia mamma mi ha trasmesso dal funerale della nonna. Dice, lo zio Rudi sembrava un passerotto bagnato. Un dolore enorme, e anche il peso di essere rimasto l’ultimo di questa generazione che loro quattro avevano dipinto come gli anni più belli, malgrado le due guerre, la madre giovane vedova con quattro figli, gli anni di fame, e di partigiani nelle colline dietro. Il tempo aveva fatto in modo che ogni momento fosse diventato magico, che peccato che noi non c’eravamo. Quelli si che erano anni belli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;Poi l’altro giorno la mamma mi ha detto, con una voce mogia, che anche Rudi è morto, dopo due settimane di agonia, a casa sua, di fronte alle serre dello zio Nino. Era rimasto l’ultimo del quartetto Ronco. Avrebbe fatto 101 anni il 25 Dicembre. Ha visto morire i suoi fratelli, sua sorella, sua moglie e suo figlio. Non ne poteva più, mi dice mia cugina. Non vedeva l’ora di andarsene anche lui. Di sedersi su una panchina, coi suoi fratelli, a parlar bordigotto e sentirsi fieri di essere dei Ronco.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;I Ronco.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 10pt;"&gt;Bellissimi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-6672194583603882933?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/6672194583603882933/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/05/i-ronco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/6672194583603882933'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/6672194583603882933'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/05/i-ronco.html' title='I Ronco'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-8948798499096343667</id><published>2011-05-09T14:24:00.002-04:00</published><updated>2011-05-09T14:24:32.102-04:00</updated><title type='text'>Due spaghi</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;     &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La mattina è iniziata dolcemente, questa domenica di Becket. Sofia, Dan e Emma si sono svegliati prima di me, per comprarmi dei bigliettini per la festa della mamma. Tornando, si sono fermati a rubare dei fiori che Dan dice rarissimi, belli ma puzzolenti, che aveva visto ieri in un prato qui attorno.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Tornati, hanno preparato i pancakes, il bacon, le fragole coperte di cioccolato, il caffé. Hanno messo tutto sul piatto colorato che ci ha fatto Muriel anni fa, e sono entrati, trionfanti, in camera mia, svegliandomi con un I love you in coro. Erano le nove. Io dormivo dalle otto e dieci della mattina prima.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ho letto i bigliettini, ho pianto dall’emozione, e sono stata lasciata da sola, a godermi il silenzio e il sapore di una colazione deliziosa e di un caffé Illy zuccherato alla perfezione.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Sono scesa in cucina, con un sorriso che se avessi i denti dritti sarebbe stato bellissimo, e mi sono fiondata nel letto di Luca, che mi ha accolto con un good morning!. Coccole, stropicciamenti e baci sbavosi di Luca, e poi fuori, a piantare con Dan le piante di lillà che gli abbiamo regalato per la sua festa, qualche giorno fa. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Emma, che a quattro anni si crede di essere la più grande, decide che si va in spiaggia. Avanti: tira fuori secchiello e paletta, sedie da spiaggia e via, in macchina con tutti, cani compresi. Io, in pigiama, ma va bene anche così.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ovviamente in spiaggia eravamo gli unici, non solo perchè è maggio, ma anche e soprattutto perchè in questo periodo dell’anno ci sono dei moscerini del cazzo che fanno una nuvoletta sulla tua faccia e ti rovinano l’esperienza. Per non parlare di Luca, che appena arrivato ha fatto di tutto per stare in macchina, e poi quando abbiamo chiuso la macchina a chiave per farlo venire con noi, non ha fatto altro che dire bathroom, bathroom, che è il suo modo di dire che vuole andare. E Sofia, che attrae moscerini come lo zucchero con le formiche, dopo tre minuti mi guarda e mi chiede please please can we go home. Emma invece sta facendo un castello con la sabbia, che sembra una piramide, e felice come una pasqua cerca un fiorellino da metterci sopra. I cani, in acqua, felici.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Dan mi guarda e sorride, come dire, una bella gita. Poi si alza e comincia a metter via le sedie pieghevoli. Si va. Io e Sofia decidiamo di tornare a casa piedi, sole io e lei, e mano nella mano ci incammianiamo. Emma, che piange perchè vuole venire con noi, viene calmata solo quando le prometto un giro in bici.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il giro in bici si fa, un pranzo veloce anche, e poi loro tutti se ne vanno. Io rimango qui, a Becket, da sola. Enjoy, mi dice Dan dopo avermi baciato sulla bocca. Mi guarda, mi ama, lo si vede lontano un miglio. È bellissimo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E poi vanno per davvero. E io rimango qui. Continuo a guardare fuori dalla finestra che non mi sembra vero che se ne siano andati. Che io mi sia riuscita a conquistare tredici ore da sola, coi miei cani che stanno zitti ma mi amano.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Mangio qualcosa, e decido di continuare il giardinaggio. Non ho la più pallida idea di come fare, ma faccio dei buchi, ci metto delle piantine comprate l’altro giorno e spero in un miracolo. Dopo un pò, &lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;decido di fare un bel falò, che viene maluccio perchè la legna è bagnata. Ma comunque. Mi prendo una birra, la mia musica, e mi siedo accanto al fuoco. Cerco anche di scrivere, ma mi sembra forzato, come una cosa ovvia che dovrei fare. Non mi viene. Chiudo il computer e mi sparo qualche Tom Waits. Genio, un vero genio. Fumo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Verso le quattro decido che è ora di far la doccia, e poi, nuda, mi addormento sul letto per un’oretta. Il silenzio mi riempie le orecchie di pensieri strani. Cosa faccio a cena? Spaghetti? No, un bell’hamburger, con la carne rimasta. Vada per l’hamburger. Siamo o non siamo in America?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Decido che senza patatine fritte, la carne è sprecata. Mi vesto, e mi avvio: per andare a comprare due patate faccio un’ora di macchina. Ma chemme frega a me? Sono da sola…&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Mi sono sentita fighissima. Adesso, mi dico tornando la supermercato, vado a casa. Accendo un bel fuoco nel camino che fa freschino, e mi preparo una bella cena. Proprio una roba americana, mi dico sorridendo. Altro che spaghi. Lasciamoli a loro, gli spaghi. Io, hamburger e patatine davanti al fuoco nella casetta del New England nella foresta, mica cazzi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Parto, ascoltando a manetta M Ward, che più americano non ce n’è. Vado, compro, torno, che il tempo vola.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Provo ad accendere il fuoco. Un disastro, Sto cazzo di fuoco non si accende. Soffio, soffio come una bestia, ma nisba. Ci provo e riprovo. Dai che forse sta volta va…Nel frattempo pelo e taglio la patata. Come si fa a fare la forma delle patate fritte? Boh, m’invento. Poi il mio sangue italiano per un secondo prende il sopravvento, e le cospargo di origano. Metto anche un pò d’aglio nell’olio. Tanto chi mi vede?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Nel frattempo, il camino è buio. Neanche un pò di fumo. Smadonno, ci riprovo, mentre aspetto che l’olio si scaldi. Mi ci metto lì, con calma, metto la carta, poi i legnetti, poi il legno più grande. Intanto l’aglio si brucia. Merda!, dico. Lola, il mio boxer malato mentale, mi guarda e sembra provare un senso di noia nei miei confronti. Aggiungo le patate all’olio bollente, mentre preparo l’hamburger. Prendo una manciata di carne trita e la lavoro bene, da palla a hamburger. Bello. Il fuoco, intanto si spegne. Squilla il telefono. È Dan. Lascio il fuoco e mi metto a chiacchierare. Le patatine bruciano. Saluto Dan e cerco di salvare il salvabile, ma c’è poco da fare. Nere. Nel camino non brucia un cazzo, ma in compenso le patatine son bruciate. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Dico, apro il vino. Ne ho una bottiglia tutta intera, tutta per me. Faccio penetrare il cavatappi nel tappo, ma si rompe a metà. Metà del tappo galleggia. Non faccio in tempo a incazzarmi, che noto che l’hambruger anche lui diventa nero. Il camino è spento. L’Ipod sta suonando la musica tutta sbagliata. Le patatine sono a questo punto nere.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Rido, bevendomi il primo bicchiere con le sue belle briciole di turacciolo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Forse, due spaghi…&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-8948798499096343667?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/8948798499096343667/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/05/due-spaghi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/8948798499096343667'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/8948798499096343667'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/05/due-spaghi.html' title='Due spaghi'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-1838219953006403019</id><published>2011-04-18T21:17:00.000-04:00</published><updated>2011-04-18T21:17:39.255-04:00</updated><title type='text'>dubbi</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.4390909791134482" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se  è vero che il rumore è qualcosa che ha bisogno di qualcuno per essere  sentito, se un albero cade quando nessuno può sentirlo, fa rumore? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se Luca non parla e non dirà mai un segreto, posso fumare in casa quando ci siamo solo lui e io?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se  ho la netta sensazione che ci sia un amico o un parente o Vinicio  Capossela con me, che per un giorno intero mi segue nei miei movimenti e  nei miei pensieri, vuol dire che c’è veramente?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se metto musica del cazzo sul mio Ipod e l’ascolto da sola mentre sono in metropolitana, dovrei vergognarmi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se rubo la Nutella e nessuno mi vede e non ci sono prove che sia stata io, conta?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se leggo solo i primi tre paragrafi di tutti gli articoli su Repubblica, vale?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se dico a Luca che è la mia creazione più perfetta e lui sorride, vuol dire che capisce?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Quando io e Dan facciamo all’amore e ci sono i cani, loro capiscono? Si imbarazzano?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Gli Avett Brothers sono country? Vuol dire che mi piace la musica country? Cosa direbbe mio padre di una roba del genere?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se mi immagino di baciare un’altra persona, sto tradendo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se  non me ne frega niente se Sofia prende sempre buoni voti, e l’abbraccio  lo stesso e le dico non ti preoccupare, non sono queste le cose  importanti, sono una mamma che se ne frega?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se mi stanno sul cazzo i Nirvana, sono vecchia?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se  mi commuovo quando leggo Marx, sono malata mentale? E se sogno un mondo  senza ricchi e poveri, e credo che il capitalismo non sia la soluzione  giusta, sono solo una povera scema?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se ho solo amici maschi e con loro riesco a sentirmi a mio agio meglio che con le femmine, sono lesbica ancora nel closet?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E se parlo coi morti? E li vedo, e ci litigo anche?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se mi sento figa malgrado i miei dieci chili di più, sono fuori dal mondo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se  il giorno che Luca riuscirà a dirmi di voler cagare nel cesso sarà il  giorno in cui dico ecco, abbiamo vinto noi, ho perso il senso della  realtà?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  se sono convinta che il sorriso di una persona con la sindrome di Down  sia il sorriso più bello sulla faccia della Terra, dovrei forse prendere  più antidepressivi? E se poi penso che molto probabilmente questa  persona da grande non riuscirà a capire perchè ci si uccide, ci si fa la  guerra, e si ruba, allora devo cominciare a metter via i soldi per una  camicia di forza? E se poi non capisce neanche il senso di proprietà  privata e tutti i sensi alla base del capitalismo, e magari vivrebbe  naturalmente come un socialista alla Marx, cosa faccio?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se alcuni canzoni di de André quando arrivano sull’Ipod le evito, e lui mi vede e mi odia, devo fregarmene?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  se mio zio Bruno è il vero massimo, e nessuno potrà mai arrivare alla  sua altezza, e poi sento mia madre chiamare Dan Bruno per sbaglio tutte  le volte, devo interpretarlo come un successo ai suoi occhi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Me  ne devo fregare se mia madre commenta il fatto che metta il tanga come  mutande e crede che sia volgare? E se le dico al telefono che ho piegato  il bucato e non è vero? Devo chiamare la terapista e mandarla a cagare?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se penso che a chi non piace Tom Waits non ci voglio essere vicino, sono snob?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se dopo vent’anni penso che Dan sia la persona più meravigliosa del mondo, dovrei avere un amante?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se ho dei bei ricordi di Umberto Tozzi? Cosa faccio?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se lavoro e no guadagno un cazzo, lavoro?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se Luca balbetta, me ne frego? Dico, confronto a tutto quello che ha?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se sono lontana dai miei nipoti, sono una zia di merda? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se per me la scelta è New York o la campagna, sono una di quelle che o bianco o nero?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se  sono fiera della mia pancia sempre troppo grossa, e me la spalmo con la  crema la mattina e me la guardo con ammirazione, e la uso come tamburo  quando ascolto la musica, è un caso che non se va? O è la Nutella di  nascosto?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Verdana; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se ho tutti sti dubbi, dovrei trovarmi qualcosa da fare?&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-1838219953006403019?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/1838219953006403019/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/04/dubbi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/1838219953006403019'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/1838219953006403019'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/04/dubbi.html' title='dubbi'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-742892826003921863</id><published>2011-02-12T20:53:00.002-05:00</published><updated>2011-02-12T20:53:53.442-05:00</updated><title type='text'>IQ, scale e liberazione</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.2518543501560322" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;È  successo mentre ero seduta intorno al tavolo rotondo, quello grande  nella stamza delle riunioni della scuola di Luca. Eravamo in sei: io e  Dan, la maestra di Luca, il suo capo e due signore del Distretto  scolastico di Cambridge. Ci siamo incontrati tutti e sei per discutere i  risultati dei test a cui terapisti e psicologi avevano sottoposto Luca  durante le settimane precedenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ci  si incontra ogni anno per discutere i progressi e gli obbiettivi da  raggiungere durante l’anno scolastico, ma questa volta è un pò diverso.  Questa è anche la volta di altre persone, che non conoscono Luca, lo  osservano, gli fanno fare cose che lui non sa fare, proprio come le  scimmie allo zoo, e compilano fogli e fogli di crocette, numeri,  appunti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ogni  tre anni ci sediamo intorno al tavolo rotondo, quello grande nella  stanza delle riunioni della scuola di Luca, e io so che verrò abbattuta  tipo birilli al luna park: sono numeri, diagnosi, osservazioni che non  voglio sentire. Mi sta sul cazzo la loro espressione di pietà, quella  che si fa con la testa un pó piegata di lato, con la bocca che cerca di  sorridere e gli occhi che mi puntano. La fanno sempre. A me viene sempre  da dire, cos’hai, il torcicollo, stronza? Tira su quella testa e vai a  cagare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Alla fine delle due ore, di solito, aspetto che tutti escano dalla stanza prima di alzarmi io, e andare a vomitare in bagno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Per  cui lunedì, quando ero seduta lì, cercavo di dirmi poi tanto passa. Poi  stasera vado in camera di Luca, me lo coccolo sotto le coperte, che lui  mi fa sentire bene. Dan mi stringe la mano, come dire dai, su. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ha  iniziato la riunione Ben, il capo della maestra, e a poco a poco mi si  scioglieva la paura e l’orrore. Parlavano tutti e due di progressi, di  cose belle, del loro affetto per Luca, delle loro aspettative, sempre  più alte. Insomma, mi sentivo meglio. Poi una alla volta sono anche  entrate nella stanza la terapista del linguaggio, la fisioterapista e  quella della terapia occupazionale. Progressi, anche lì, tanti sorrisi,  tante soddisfazioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Stanno  cercando di insegnargli a non toccare sempre i suoi compagni e volere  un abbraccio: non è appropriato, e se va al ristorante e abbraccia il  cameriere? Gli stanno insegnando a allacciarsi la giacca da solo, a  leggere, a battere a macchina. Se gli prometti i suoi crackers  preferiti, riesce anche a tirare fuori dallo zainetto la sua schiscetta  piena di pasta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;La  fisioterapista annuncia senza riuscire a nascondere la sua fierezza,  che, dopo due anni, Luca riesce finalmente a scendere le scale  alternando i piedi: destro, sinistro, destro sinistro, almeno il 90%  delle volte. La terapista occupazionale dice di aver rinunciato a  insegnargli a scrivere, perchè non ce n’è, ma che adesso sì che tiene la  forchetta bene quando mangia, e i denti se li lava quasi da solo. Sono  questi I miglioramenti. Nessuno ovviamente sottolinea il fatto che Luca  ha quattordici anni, e che un quattordicenne normale si è già fatto le  canne.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Io  e la terapista che viene a casa avevamo preparato un video di Luca in  camera sua che legge le parole che gli chiede di leggere. Bravo! Io mi  sento fiera. Il video finisce col suono del cracker nella bocca di Luca  che fa crac crac.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Le  due donne del distretto ascoltano, e sembrano anche loro contente di  sentire dei miglioramenti. Una di loro, Fergie, è lì per decidere se  continuare tutta questa terapia o se tagliare. Il distretto paga sia la  scuola di Luca (privata e carissima) che le terapiste a casa (private e  carissime). Potrebbe dire che adesso la pacchia è finita, che si chiude  baracca e burattini e Luca deve andare alla scuola comunale, quella che  non sa neanche come scriverla, la parola autismo. Per lui sarebbe un  disastro, e per noi anche.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;L’altra  è la psicologa. Io non l’avevo mai conosciuta. Sembra un’adolescente.  Cosa ne sai tu di queste robe, mi dico. Adesso tocca lei. Mi guarda e la  testa piano piano si inclina da una parte, e i capelli lunghi toccano  il braccio appoggiato al tavolo. Eccoci, mi dico. Mi sono presa il  sorriso e me lo sono messo in tasca, che poi magari serve dopo. Dice di  avere osservato Luca per due giorni interagire con I suoi (quattro)  compagni e le sue (tre) maestre, e che è rimasta colpita dall’affetto  per Luca. Mi dico, ecco adesso sottolinea le cose positive, e più fa  così, più brutale sarà il pugno in faccia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;‘Avete  ricevuto I risultati dei miei test?’ No, dico con un filo di voce. La  mano trema mentre me li passa. È l’esame del quoziente intellettivo, ed è  lì, nero su bianco, messo giù bene che così è più chiaro da leggere:  extremely low, extremely low e extremely low. Mi viene in mente la mia  professoressa di matematica delle medie, tale Silvana Butta, che mi dava  dei voti ridicoli, tipo quasi scarso. Cazzo vuol dire quasi scarso? Che  forse se mi impegno arrivo allo scarso al cento per cento?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Extremely  low. 40 o meno. Sono solo numeri, dice. Non so se direbbe la stessa  cosa se il numero fosse di tre cifre, ma transit. Vorrei dire qualcosa  ma la voce non esce, e la bottiglietta d’acqua è troppo lontana. Sento  arrivare il sapore del toast della colazione alla gola. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Silenzio.  In quel silenzio mi sono vergognata di essere stata così fiera, due  minuti prima, ascoltando tutti I miglioramenti, far vedere anche il  video. Invece lei mi dice che mio figlio è completamente deficiente,  super ritardato mentale, che non ce n’è. Mi dice, cazzo sei contenta che  è scemo. Guarda I numeri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;‘  Per un genitore, sono numeri orrendi, fanno male’, dice Dan. Oddio,  penso, adesso se crolla lui io cosa faccio? Prende la parola Ben:  dobbiamo contiuare a concentrarci sui progressi e lasciar da parte  queste valutazioni che certamente non stanno intralciando niente: sa  anche scendere le scale!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;In  questo preciso momento, dicevo, è successo. Mentre ero seduta intorno  al tavolo rotondo, quello grande nella stanza delle riunioni della  scuola di Luca, e il mio cuore batteva solo perchè non sono riuscita a  fermarlo, ho aperto la bocca, e ho parlato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho  spiegato, quasi con rabbia, che ci sono al mondo due categorie di  persone: quelle con handicap, e quelli senza. Punto. Il muro che li  divide non si può assolutamente abbattere: se sei handicappato di qua,  se sei solo stronzo come la psicologa adolescente, allora vai di là.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Io,  madre di figlio che sta di qua del muro, io ne ho sentite di mamme come  me, raccontare con fierezza come I loro figli abbiano cominciato a  scrivere, a leggere, a fare cose quasi normali, come dire che loro si  che sono più fortunate di me. E invece sbagliano. Perchè Luca, nel suo  mondo extremely low, lui ha trovato la felicità. Lui, che è troppo low  per potersi confrontare con quelli dall’altra parte del muro, lui,  ignaro del suo handicap, lui è la persona più tranquilla e felice del  mondo. E mi fanno pena le mamme di quei figli che invece sono fighi ma  che non saranno mai parte di quel mondo, ma che lo vorranno essere e  invece no.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Così  ho detto, seduta al tavolo rotondo. E mi sono sentita privilegiata,  forte, orgogliosa non del fatto che Luca usasse la forchetta bene, ma  del fatto che fosse davvero felice, e che lo sarà sempre. Perchè lui  vuole abbracciare il cameriere, e ricordargli che la musica e Youtube  sono la cosa più bella che ci sia al mondo, non le mance, e I soldi che a  fine mese non sono mai abbastanza, o la fidanzata che fa gli occhi  dolci a qualcun altro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Voi,  qui seduti al tavolo, voi non capirete mai la vera gioia. Voi, coi  vostri test e le vostre lauree non siete più felici di lui.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  sono alzata, per prima questa volta, e con un sorriso durbans sono  uscita dalla stanza, lasciando tutti quanti a pensare a quello che ho  detto io, per una volta. Mi sono andata a prendere il mio Lucaccino, e  cantando una canzone dell’asilo che a lui piace, siamo tornati a casa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ridendo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-742892826003921863?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/742892826003921863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/02/iq-scale-e-liberazione.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/742892826003921863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/742892826003921863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/02/iq-scale-e-liberazione.html' title='IQ, scale e liberazione'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-4493780841344368409</id><published>2011-02-01T14:43:00.000-05:00</published><updated>2011-02-01T14:43:38.166-05:00</updated><title type='text'>love you more</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TUhiSgxB7OI/AAAAAAAAACQ/iv6jADR5VB4/s1600/Photo+on+2010-07-13+at+20.56+%25232.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TUhiSgxB7OI/AAAAAAAAACQ/iv6jADR5VB4/s320/Photo+on+2010-07-13+at+20.56+%25232.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.2192693501826406" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.2192693501826406" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Sofia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Se  il mio fiore all'occhiello, sei la persona che più mi fa tenerezza al  mondo, sei di una bellezza quasi impossibile e di una sensibiltà così  familiare, con le tue lacrime facili e i tuoi dubbi tanti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Quando  ho incontrato il tuo papà, un migliaio di anni fa, mi sono innamorata  subito, all'istante. Pum, mi sono sentita dentro. All'inizio non capivo,  ma poi quando vi vedo insieme, quando fate le stesse battute, quando  senti aprire la porta ed è lui e tu dici daddy! con quel tono lì che  dice finalmente, quando tu e lui vi coricate sul tuo lettone e tu gli  dici i tuoi segreti, e lui ti accarezza e ti consola: ecco, per tutte  quelle volte lì io capisco perchè. È come se uno dicesse, vieni che ti  spiego.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Sofia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Tu  hai sempre voglia di fare in modo che tutti siano felici, che arrivino  tutti a destinazione contenti di essere lì. È quella lì la tua, di  destinazione. E io che cerco sempre di ricordarti che magari una volta  il centro della tua felicità potresti essere tu, dovrebbe partire e  finire con te, come ti senti tu, e tu mi guardi e non capisci. Io, dici,  io sono così, non faccio mica apposta. Ti trovi sempre tra persone che  ti contendono, che vogliono tutte essere la persona per te più speciale.  E tu quasi ti imbarazzi di questo ruolo, non lo vuoi, perchè tu stai  bene con tutti, non è che c'è uno con cui stai meglio. Basta che siano  tutti contenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Sofia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;sei  nata in una famiglia strana, con un fratello strano, una mamma con un  accento strano, che fuma di nascosto in bagno, che si commuove per ogni  scemenza, con un papà che scrive email ai tuoi amici dicendo se osi  parlarle così chiamo la polizia, con una sorellina che vorrebbe essere  te. Eppure ti porti queste stranezze in giro con dignità, con la  spensieratezza tipica della tua età. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Avere  un fratello autistico ti fa male, ma fai finta di niente perchè non  vuoi far male a noi, e te lo tieni per te. Mi dici sempre che vorresti  poter parlare con lui, essere sua amica. Mi dispiace che non sia così.  Mi spezza il cuore in due. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Hai  alzato la mano in classe e hai detto davanti a tutti che tuo fratello  autistico ha vinto due medaglie alle Special Olympics, con fierezza e  con timore. E io e te siamo andate davanti alla tua classe e alla tua  maestra con il nostro cartellone fatto sul tavolo della cucina che  spiegava cosa vuol dire essere autistici, e i tuoi amici hanno fatto un  sacco di domande, e ti veniva da piangere perchè ti hanno chiesto cosa  vuol dire crescere con lui e tu non volevi dire che fa male da morire,  perchè è riduttivo dire solo quello, anche se è il primo sentimento che  viene fuori dalla bocca, quando uno chiede.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Sofia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;quando  ti dico I love you, tu rispondi sempre love you more. Ma non sai, non  puoi capire la profondità del mio, di amore. È un amore biblico,  primordiale, incontinente, disumano, spaventoso. E se tu mi ami ancora  di più non riesco proprio a immaginare come fai. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ti  vedo crescere e mi spaventa la tua sicurezza circondata invece da  insicurezze che vorresti cacciare come mosche, ma che ti tengono ancora  così piccolina, grazie addìo. Vorresti lanciarti, sai che c'è il  paracadute, eppure fai due passi indietro e fai finta che non volevi  proprio buttarti, solo guardare. Poi questa vita qui di adolescenti, che  ti schiaffa in faccia delle cose da cui io ho sempre cercato di  proteggerti e che adesso girano tra i segreti che vi dite a scuola:  anoressia, sesso, droghe. Vorrei averti preparato meglio a tutto questo,  ma come si fa a dire a un fiore come te che c'è gente che si ammazza  non mangiando, o che il sesso è bellissimo, ma è anche l'arma principale  per uccidere la dignità femminile, che viene usato per stuprare, per  ferire per sempre. Come facevo a dirti queste cose? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Sofia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;avrei  voluto parlarti in italiano dal primo giorno, quel giorno bellissimo  d'ottobre quando tu sei nata e io ero felice. Avrei dovuto renderti  parte della mia vita passata, avrei dovuto creare tra noi due e il resto  della mia famiglia a Milano un ponte solido, su cui camminare per  sempre, da raggiungere senza impacci e imbarazzi. Avrei voluto che tu  non fossi invece lasciata un pò da parte, che le zie e i cugini non ti  chiamano perchè non sanno come parlarti. Avrei dovuto leggerti i libri  in italiano, avrei voluto poterti far leggere quello che scrivo io.  Perchè poi posso anche tradurtelo, ma 'transit' non si può capire, e i  miei nonni, e mio padre, e la simpatia delle tue tre zie, quella roba lì  non la si può spiegare. E è colpa solo mia se ti ho tolto dal radar, se  non puoi allacciare amicizie, condividere momenti, chiedere consigli,  chiamare per una chiacchierata, guardare i film di Salvatores o  ascoltare Jannacci. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Una  volta che la zia Sere era qui mi ha chiesto come mai tu sei così schiva  con loro, e io mi sono arrabbiata con lei, e invece avrei dovuto  arrabbiarmi con me stessa. Perchè tu sei schiva con loro perchè io te ne  ho lasciato fuori, e adesso loro pensano che sia colpa tua, ma invece è  solo colpa mia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;È  come se volessi far pagare a te e a loro il mio dolore della distanza, e  con te tagliare, dire adesso si che siamo lontani. E invece ho fatto  male a me stessa, e a loro e a te. Soffro tantissimo per questa cosa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Sofia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;a  volte mi metti un pò soggezione, Cioè, non tu in particolare, ma la tua  sensibilità. Ho sempre paura di farti male, di non capirti, di  offendere il tuo spirito. Come ieri sera, che mi sono arrabbiata perchè  non ti piaceva quello che ti avevo preparato per cena, e ho detto che se  non volevi mangiare potevi anche andare a letto a stomaco vuoto. Tu mi  hai guardato, gli occhi già un pò lucidi, e poi hai fatto di tutto per  recuperare: mi hai raccontato ogni dettaglio della tua giornata, mi hai  fatto ridere. E io mi sono sentita una merda. Sono scema, lo so. Però a  volte mi sembra di avere a che fare con delle ali di farfalla, mentre io  sono più grossa, e posso farti male.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Sofia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;tu  sei arrivata da noi dopo Luca, che è stato un bambino così diverso  dagli altri. E tu mi hai fatto sentire per la prima volta mamma davvero,  dico mamma che potesse parlare con le altre mamme di cose normali, e  sei andata a una scuola normale, e hai amici, e dubbi e momenti euforici  come gli altri bambini. E io ti ammiravo e non ci potevo credere. In un  certo senso mi hai fatto capire cosa mi ero persa quando ho avuto Luca.  A me sembrava quasi normale avere un bimbo che non mi guardasse, che  non facesse cose normali, e non mi ero mai soffermata a pensare a cosa  stavo perdendomi in tutta questa esperienza. E invece tu mi hai  insegnato, mi hai fatto capire. Grazie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Sofia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;I love you. And more.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-4493780841344368409?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/4493780841344368409/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/02/love-you-more.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/4493780841344368409'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/4493780841344368409'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/02/love-you-more.html' title='love you more'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TUhiSgxB7OI/AAAAAAAAACQ/iv6jADR5VB4/s72-c/Photo+on+2010-07-13+at+20.56+%25232.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-2283062380810109645</id><published>2011-01-31T20:08:00.000-05:00</published><updated>2011-01-31T20:08:17.511-05:00</updated><title type='text'>Emma, Luca e la metropolitana</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TUdc2vk0jUI/AAAAAAAAACM/0oM9kiv43kk/s1600/emmaandluca.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TUdc2vk0jUI/AAAAAAAAACM/0oM9kiv43kk/s320/emmaandluca.jpg" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.22181227149758764" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Di  solito il finesettimana andiamo a Becket. Tre anni fa abbiamo comprato  una casetta, tutta di legno, nel mezzo di una foresta bellissima, tra  cinque laghi. È a circa due ore da Cambridge, dove abitiamo. C'è una  stufa a legna, la tappezzeria verde che circonda la sala stile è anni  Cinquanta, e il resto è legno, parquet e silenzio. Io e Dan il venerdì,  quando arriviamo, portiamo a letto i bimbi già mezzi addormentati dal  viaggio, sistemiamo le provviste nel frigorifero, ci apriamo una  bottiglia di vino e ci sediamo davanti al fuoco a chiacchierare. Dan ha  appeso delle lucine tutte intorno alla parte, di quelle che si mettono  sull'albero di Natale. Spegnamo tutte le altre luci, e parliamo, un pò  sottovoce, per non svegliare nessuno. La nostra casetta di Becket  rappresenta affetto, confidenze, momenti intimi e familiari tra me e  Dan, ma anche momenti importanti coi bimbi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Questo  finesettimana, però, abbiamo (ho) deciso di rimanere a Cambridge: Emma,  anni quattro, ha iniziato un corso di yoga al suo asilo. Ogni venerdì  dalle 5 e mezza prende il suo bel tappetino blu dall'armadio quello  vicino alla porta di servizio, e si concentra: cerca di copiare le  posizioni che la maestra propone, maestra che con una pazienza quasi  infinita, spiega e rispiega. Ricorda ai suoi quattro studenti di  respirare e di rilassarsi. A me fa molto ridere, ma Emma ne va  ovviamente molto fiera, ed è anche quasi brava.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Di  solito quindi alle sei e mezza andiamo a prenderla tutti, cani  compresi, ci fermiamo a mangiare una pizza da qualche parte, prima di  partire.. Prima di andare a prenderla, di solito corro a far la spesa,  organizzo tutte le cose da portare per Luca, finisco i bucati che devo  finire, cambio la sabbietta del gatto che rimane a casa da solo, porto  fuori i cani che poi stanno in macchina due ore più il tempo della  pizza. Insomma, questo venerdì, non ne ho avuta voglia. Considerato  anche che ha nevicato tantissimo, e quindi chissà che casino c'è a  Becket. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non  siamo abituati a stare qui, non abbiamo un ritmo, una routine su cui  appoggiarci per scandire le giornate. Difficile anche uscire, vista la  neve, il ghiaccio e il freddo. Malgrado tutto questo sono riuscita a  convincere Dan di venire con me, Emma e Luca dall'ottico, a cambiare gli  occhiali di Luca, spezzati in due, mentre ballava ascoltando una  canzone bluegrass col suo IPod. Transit.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Prima  di uscire dobbiamo portare Luca in bagno, che il freddo gli fa fare la  pipì nei pantaloni; dobbiamo aiutarlo a mettersi le calze, mentre le  scarpe gliele mettiamo e gliele allacciamo noi. Il discorso calze vale  anche per Emma, che insiste a uscire con gli stivali, ma a piedi nudi.  Ma la parte più difficile è convincere Luca ad abbandonare il suo  computer e la sua stanza calduccia e creata proprio per assicurargli la  massima comodità, e camminare per una ventina di minuti fino a Central  square, dove c'è George, che lavora nel negozio degli occhiali, e che  ormai ci conosce come se fossimo cugini di secondo grado.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Per  Luca uscire significa andare al negozio in fondo alla nostra via e  comprarsi, da solo, una bottiglietta di latte al cioccolato, scolarsela  in tre secondi, e tornare a casa. Mentre io e lui cerchiamo di arrivare a  un compromesso riguardo le cuffie da portare in giro (come sempre vuole  quelle enormi che poi non ci stanno nel cappello), lui ha già detto  quattro volte chocolate milk. Chocolate milk sia se io vinco sulle  cuffie. Fatto, fatta. Si mette la giacca, che è ancora quella dell'anno  scorso, con la cerniera che non funziona, il cappello che ho messo a  lavare e adesso è tutto striminzito, e mezz'ora e bella che passata da  quando abbiamo cominciato a prepararci. Ma almeno siamo fuori. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Si  fionda nel negozietto . 'Hi Luca!', dice il commesso pachistano che mi  chiede sempre di lui. Luca ovviamente non risponde, e deciso va verso  l'angolo in fondo a sinistra dove c'è il suo chocolate milk. Da lì  attraversa il negozio per andare a prendersi una cannuccia sul tavolino  vicino alla finestra, e infine si avvia verso la cassa. Dà i suoi due  dollari, aspetta il cent di resto, per metterlo nel piattino delle  mance. Esce. E si fionda verso casa. Perchè lui ha finito, thank you  very much. Promettendogli il mondo, che per lui è una canzone che ogni  volta che gliela canto impazzisce dal ridere, lo convinco ad  attraversare la strada e incamminarsi verso il negozio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Lento.  Luca cammina lentissimo, perchè gioca con il filo delle cuffie: facendo  un movimento quasi impercettibile col polso fa girare &amp;nbsp;l'Ipod, cosicché  il filo si attorciglia attorno al suo dito indice, ormai quasi blu dal  freddo. Emma invece è avanti. Lei parla da sola, canticchia, si ferma a  giocare con la neve, ormai nera. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Emma  l'ho convinta a venire perchè le ho promesso che io e lei saremmo  andate a Boston in metropolitana. Per lei la metropolitana è come andare  al Luna park. Le piace infilare la tessera &amp;nbsp;nella bocca della  macchinetta, che fa aprire come per magia il cancelletto che la fa  passare. Le piace aspettare il treno seduta su una di quello panchine  ricoperte di piastrelle colorate, che ancora non ci arriva coi piedi e  devo prenderla in braccio per aiutarla a sedersi. Le piace quando arriva  il treno, con quel rumore che fa sempre un pò paura. Lei vuol salire  sulla metropolitana da sola, sedersi, far finta di non conoscerci. Poi  quando si passa sul fiume Charles, che il treno esce dal tunnel, lei lì  impazzisce. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Lentamente  arriviamo, bagnati e freddi, dall'ottico 'Hey Luca! What's up?', dice  George. Luca ovviamente non risponde. Noto subito che George ha cambiato  montatura. I capelli, un pò più lunghi del mese scorso, quando siamo  venuti per gli occhiali che adesso sono rotti, sono raccolti a coda di  cavallo, cosicché le basette risaltano meglio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Luca  sa benissimo cosa fare: si siede, con calma, sulla poltroncina di  fronte a quella di George, e facendo sempre girare il suo Ipod, aspetta.  Fortunatamente la montatura distrutta è ancora in garanzia, per cui il  nuovo paio, annuncia George, è gratis. Chiacchierando di musica, come  sempre, scalda con la sua macchinetta le stanghette così che può  piegarle al punto giusto per Luca. Poi gli chiede di provarli. Luca  obbedisce. Per un attimo smette di giocare con il filo delle cuffie,  alza la testa, si guarda in giro per capire dov’è. Ci sembra  soddisfatto, a me e a George. Luca sfarfuglia un thank you, Salutiamo.  "I'll see you very soon!', dico per farlo ridere. Sempre la stessa  battuta, sempre la stessa risata. Una brava persona, George.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Siamo  in strada. Provo per l'ultima volta a convincere Dan e Luca a venire  con noi. Giuro, aggiungo, che prendiamo la metropolitana, facciamo le  tre fermate per arrivare oltre il fiume, e poi torniamo indietro. Dan,  che non mi resiste, dice ok, andiamo. Luca, ignaro del programma, segue.  Le scale per scendere in metropolitana vengono affrontate con la tipica  calma e cauzione di Luca, che ha sempre paura di cadere. One, two, one  two, gli dico per aiutarlo a concentrarsi. Eccoci, siamo giù; Emma  infila la tessera, si apre la porticina che ci fa passare e andiamo a  sederci sulle panche piastrellate mentre aspettiamo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Emma  è felicissima, col suo cappellino rosa, i suoi guanti, rosa, i suoi  pantaloni, rosa, i suoi stivali e giacca, rosa anche quelli. Luca le  accarezza la testa e sorride anche lui. Bene, penso, dai che va bene,  dai che magari anche Dan poi è contento di essere venuto. Invece mi giro  verso di lui. Capisco lontano un miglio che avrebbe invece voluto  essere a casa, anzi a Becket, davanti alla stufa. Poi dice di avere un  pò di nausea, di non star bene. Gli do un bacio, come dire, dai che  siamo qui tutti, guarda che belli i bimbi. Sorride anche lui, mentre  arriva la metropolitana. Emma scatta, Luca no, ma piano si alza. Dan gli  prende la mano ancora violacea dal freddo e aspettiamo che tutti escano  prima di entrare e sederci. Emma e Luca da una parte, io e Dan di  fronte. Luca si guarda intorno, e Emma continua a far domande sempre un  pò urlando dalla gioia. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;La  ragazza seduta vicino a Luca tira fuori il suo Ipod. Luca si fionda su  di lei, ma non glielo prende di mano: si appoggia a lei e la guarda  maneggiare il suo Ipod con destrezza. Io e Dan, pronti a scattare, lo  lasciamo invece fare. Lei nota Luca per un momento, ma poi, presa nel  cercare la canzone che vuole ascoltare, si volta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Invece  di tre, facciamo quattro fermate. Scendiamo a Park Street, nel cuore  della città. Dan è contento di tornare indietro, Luca fa girare ignaro  il suo Ipod. Emma dice, andiamo a fare una passeggiata. Io non oso  neanche chiedere a Dan se vuol venire: lui allunga la mano per la  tessera della metropolitana, e, senza dire niente, ringrazia. Li bacio, i  miei due maschi lenti, prendo la manina di Emma nascosta nel suo guanto  rosa, e insieme ci incamminiamo verso Chinatown, a comprare una  scemenzina per lei e un pò di té di quello buono in quel negozio  d'angolo che vende tutti, dai budda ai coltellacci.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Sofia è rimasta a casa, dalle vicine, a giocare allo Wii.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-2283062380810109645?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/2283062380810109645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/01/emma-luca-e-la-metropolitana.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2283062380810109645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2283062380810109645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/01/emma-luca-e-la-metropolitana.html' title='Emma, Luca e la metropolitana'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TUdc2vk0jUI/AAAAAAAAACM/0oM9kiv43kk/s72-c/emmaandluca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-4007729672749239213</id><published>2011-01-21T14:42:00.001-05:00</published><updated>2011-01-25T15:08:38.697-05:00</updated><title type='text'>Non venirmi a dire</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.8604625994235195" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Il trenta di luglio credevo di compiere quantantun anni, ma ho scoperto che ne avrei fatti quarantadue. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Il  che vuol dire che è da quando ne ho ventisei che non ho un impiego, che  non mi sveglio la mattina e vado da qualche parte a lavorare. Si,  perchè quando avevo ventisei anni è nato Luca, il mio bambino desiderato  come si desidera un miracolo, un caffé la mattina. Solo che il mio  miracolo è nato diverso: sindrome di Down, autismo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Lasciamo  da parte lo strazio emotivo, che in questo momento faccio finta di non  prendere in considerazione, perchè voglio invece sottolineare la parte  pratica: terapiste (tre) tutti i giorni, da quando Luca ha quattro mesi,  che vuol dire trovare la terapista giusta, stare a casa con loro  mentre lavorano con lui, vuol dire andare a fare riunioni su riunioni  per convincere quei signori che hanno il potere di decidere che Luca ha  bisogno di più terapia, o di una scuola speciale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;È  da quando ho ventisei anni che mi incontro con i neurologi, che metto  in dubbio le loro medicine, tante; e prendo appuntamento con i  cardiologi, con le loro operazioni al cuore, e con gli altri chirurghi, e  con il centro per i bimbi Down, e mi metto in contatto con lo  specialista dell'Autismo, e cerco gruppi con altri genitori, sfigati e  persi come noi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;È  da quando ho ventisei anni che gli pulisco il culo, lo cambio perchè  lui non ha imparato a cagare e pisciare nel cesso, e non imparerà mai.  Che non sa vestirsi, che non sa parlare, che bisogna aiutarlo &amp;nbsp;mangiare,  a bere, a farsi la doccia. Ogni volta che devo portarlo a tagliarsi i  capelli vado dal barbiere con la terapista, che lo aiuta a non urlare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;È  da quando ho ventisei anni che mi siedo per terra, nel mezzo del grande  magazzino, mentre lui coricato di fianco a me urla perchè vuole  comprare per l'ennesima volta il cd di James Taylor. Che glielo compro e  le terpiste mi fanno il culo perchè se glielo compro vuol dire che lui  fa le scene ogni volta che vuole qualcosa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;È  da quando ho ventisei anni che andare al supermercato richiede una  pazienza da Giobbe, perchè a lui piace toccare i capelli delle persone,  perchè lui non sta mai vicino a me, e corre via, perchè aspettare alla  cassa per pagare è praticamente impossibile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;È  da quando ho ventisei anni che non vado al cinema con lui, o che non  andiamo a fare un bel viaggio in Europa, o nel sud degli Stati Uniti per  veder com'è.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;È  da quando ho ventisei anni che devo lottare con le scuole, con le  terapiste, che devo coordinare tutto, che devo convincere tutti che  sembra così ma che invece può imparare di più. Che mi faccio il culo per  insegnargli cose che noi facciamo tutti i giorni senza pensarci, come  per esempio dire ciao.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;È  da quando ho ventisei anni che ho un figlio handicappato, che faccio  valutare da chi sa e che poi mi sento dire che è gravemente ritardato e  che ha l'intelligenza di un bimbo scemo di due anni. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;È  da quando ho ventisei anni che aspetto che qualcuno mi venga ad  aiutare, e che mi tolga per qualche giorno questo difficilissimo peso  che ho costantemente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;È  da quando ho ventisei anni che aspetto che sia tutto a posto prima di  fare qualcosa per me: che prima c'è il bucato, poi mettere a posto, poi  la spesa, poi le telefonare per coordinare questo e quello, poi parlare  con le terapiste per dire che secondo me lui può anche scrivere, e  convincerle che non sono io che lo vedo così perchè sono sua madre. Dopo  tutto questo è sera. Luca è ancora sveglio, lo sento in camera sua, e  rubo invece una mezz'oretta per scrivere, o studiare, o chiamare la mia  amica Paula per sapere come sta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È da quando ho ventisei anni che tu la mattina alle otto e dieci vai a lavorare e torni la sera alle sei, che è tutto fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  poi è nata Sofia, tre anni dopo. E anche per lei ho fatto tutto:  cercato l'asilo giusto, fatto la volontaria nella scuola per tre anni,  ho passato ore e ore a far riunioni. Anche per lei ho cercato la scuola  migliore, sono andata a osservare le maestre, ho risolto i conflitti con  le sue amiche, ho litigato con genitori stronzi. Ho organizzato feste  di compleanno, ho cercato corsi di ginnastica, di danza, di musica. Ho  parlato con le maestre, mi sono seduta al tavolo della cucina a fare i  compiti, ho controllato il diario, l'ho portata dal dottore, sono stata  con lei quando aveva la febbre, il mal di gola, la tristezza, i cazzi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  poi è nata anche Emma. Anche Emma da portare dal neurologo per via di  un braccio che non funziona. Anche lei da portare dal fisioterapista,  anche per lei le discussioni per ottenere più terapie, gli appuntamenti  da specialisti vari, le risonanze magnetiche, le notti con gli occhi  aperti a guardare il soffitto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  poi i traslochi, sette. Cambi di città, che vuol dire non solo cercare  un equipe di dottori e terapisti nuovi, scuole nuove, punti d'appoggio  nuovi. Vuole anche dire fare gli scatoloni, organizzare tutto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  ci metto dentro anche la mia decisione di tornare in università per  laurearmi: serate passate nelle aule vecchie di Brooklyn College ad  assorbire ogni parola, a bere ogni concetto di giustizia sociale, di  uguaglianza di sessi, di metodologie sociologiche, di toerie marxiste.  Poi a casa, sulla scrivania che mi aveva regalato papà una vita fa a  studiare, prendere appunti, scrivere saggi, memorizzare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Per  cui non &amp;nbsp;venirmi a dire che non lavoro, che non faccio un cazzo. Perchè  non me frega niente se è l'una di notte, che hai bevuto troppo, che a  quell'ora, frastornati dall'acool si dicono cose che non si pensano. Non  me ne frega un cazzo della circostanza. L'hai detto perchè è un  pensiero dentro di te.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Perchè io è da quando ho ventisei che mi  sacrifico. Metà della mia vita da adulta è passata a occuparmi di altri  prima di tutto. Sempre, come un'ambulanza, sempre a disposizione: basta  la chiamata e io sono sempre pronta. Non mi hai mai trovata impreparata,  mai. Incazzosa a volte, stanca altre volte. E triste, quasi sempre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ogni  mattina prima di addentare il mio toast mi prendo due antidepressivi, e  la pillola per la pressione, così che riesco a essere d'aiuto in modo  più efficace, senza dovermi fermare qua e là a vomitare dal dolore e  dalla tristezza, e dalla solitudine infinita che provo. Da quando avevo  ventisei anni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non  venirmi a dire che non faccio un cazzo. Perchè se dici così mi dici che  ho buttato via tutti questi anni gonfi di lavoro e di preoccupazioni. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non  venire a dirmi che non faccio un cazzo, perchè vuol dire che tu pensi  che ci fosse un'alternativa, che avrei potuto fare qualcosa d'altro,  magari, che ne so, per me.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-4007729672749239213?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/4007729672749239213/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/01/non-venirmi-dire.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/4007729672749239213'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/4007729672749239213'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/01/non-venirmi-dire.html' title='Non venirmi a dire'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-5468819549182318482</id><published>2011-01-15T15:33:00.002-05:00</published><updated>2011-01-15T15:33:23.816-05:00</updated><title type='text'>Voglie</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.5886407950413417" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di andare a un concerto di Vasco Rossi e piangere per Alba Chiara&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di andare al mercato del mercoedì di piazza Piola e comprarmi una gonna per cinque euro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di andare a trovare il Giorgio e portargli le paste&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di prendere il treno Milano-Bordighera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di mangiare un pollo allo spiedo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di prendere la cinquantaquattro, scendere in San Babila, incontrare un vecchio fidanzato, e andare a berci un caffé&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho  voglia di andare dal panettiere di via Lomellina e farmi fare le feste,  che mi chiedono quando sono arrivata e quanto mi fermo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di un caffé della Torrefazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di un marron glacé&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di ascoltare Radio Popolare e ridere del Paolo Maggioni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di Nevruz&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia de sentire l'odore dell'ascensore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di andare a sbirciare nei cassetti della scrivania di mio padre&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di spolverare il tavolo in sala e trovarci ancora le scritte di quando ero ragazzina che dicono I love John Mc Enroe&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia dello squillo del citofono e il postino che dice postaaaaa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di sentire il TG Lombardia con la mamma, che fa sempre i commenti sul vestiti delle sue vecchie colleghe&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia della partitella a Machiavelli con la mamma&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia del rumore del motorino truccato con sopra due ragazzini che vanno a cuccare in duomo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di prendere un tram per andare da Renata, invece di un aereo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di andare in via Amadeo per vedere la vetrina delle scarpe, che quest'anno mi hanno deluso&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia della pizza la trancio di Pizza a Pezzi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di comprare un biglietto del tram e un pacchetto di gouloise gialle per la mamma&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di andare al Di per Di, che quando ero piccola era il garage di fronte a casa, e comprare la beciamelle già fatta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di andare a prendere Repubblica con l'inserto del Venerdì&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di lamentarmi per come parcheggiano sui marciapiedi che non si può neanche passare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho  voglia di andare a bere un bicchier di vino e ascoltare Folco Orselli  che canta come un usignolo e poi mi offre una birra e ci abbracciamo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di andare in cartoleria da Bellomi, che hanno tutto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho  voglia di uscire la domenica che tutto è chiuso, e comprare un mazzo di  fiori per la mamma che quando torno a casa si commuove e dice, ma cara!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho  voglia della pioggia a Milano, che la rende così straziante e  malinconica e che quando prendi la novantatre per andare a loreto c'è  odore di lana bagnata&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho  voglia di incazzarmi perchè quelli del bar di sotto fan casino fino  alle tre di notte e poi si ubriacano e litigano sul marciapiede&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho  voglia di andare a buttar la pattumiera ma devo stare attenta a non far  scattare la porta sennò rimango chiusa fuori. Alla mamma è successo, e  ha dovuto chiamare quelli del primo piano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di andare in vacanza in Puglia o nel sud della Francia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di sentirmi a casa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di una emmeesse dal pacchetto molle, un pò schiacciata e mai dritta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho  voglia di parlar male di quel pirla del berlusca, e dare anche la colpa  a questa sinistra che non sta facendo niente. Altro che ai tempi di  Berlinguer&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho  voglia della puntatona del venerdì sera di un posto al sole, che appena  attacca la sigla finale squilla il telefono ed è Milena che dice, ma  hai visto che roba??&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho  voglia di sedermi sul divano rosa della sala dopo cena, e bere un pò di  whiskey in una tazzina del caffè coi piedi sul tavolino, guardando  Fazio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di far colazione coi biscotti del mulino bianco e il caffè che mi prepara la mamma&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di un pò di prosciutto cotto, una fettina di formaggio e un frutto per pranzo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di dormire sotto le coperte che erano ancora quelle dei nonni, che pizzicano un casino, quelle con le frange&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di lavarmi i denti con l'AZ 15&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho  voglia di chiacchierare con la Lella Boni, che viene tutti i martedì  sera, e si siede in sala con le sue Marlboro e ce la conta su che ci fa  sempre un piacere enorme&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho  voglia di fare un giro per la zona, e notare i cambiamenti dei negozi,  tipo il supermercato all'angolo con via Masotto, dove abitavano i nonni e  i Verri&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho  voglia di andare in manifestazione l'otto marzo e incontrare le mie  compgane del liceo e quelli del gruppo e comprare la mimosa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di andare al cinema e fare la pausa fra il primo e il secondo tempo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di un panino appena sfornato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia di avere una macchina piccola&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ho voglia della Novalgina quando ho mal di testa o le mestruazioni&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-5468819549182318482?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/5468819549182318482/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/01/voglie.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/5468819549182318482'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/5468819549182318482'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2011/01/voglie.html' title='Voglie'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-8164726276304415140</id><published>2010-12-13T22:13:00.002-05:00</published><updated>2010-12-13T22:13:53.650-05:00</updated><title type='text'>Monday morning</title><content type='html'>Ieri sera è stata proprio una bella serata: mi sono incontrata in un bel locale con la&lt;br /&gt;mia amica Heather, e per due ore abbiamo finalmente chiacchierato, sorseggiando&lt;br /&gt;una buona birra locale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aperto l'ombrello, dopo un paio d'ore ci siamo lentamente incamminate verso la&lt;br /&gt;mia macchina. Poi siamo state lì, davanti alla macchina, con la pioggia che scendeva&lt;br /&gt;forte, a chiacchierare ancora un bel pò. Siamo anche riuscite a vedere dalla finestra&lt;br /&gt;della casa accanto, la moglie del neurochirurgo che tirava giù le mutande per far&lt;br /&gt;pipì. Ciliegina sulla torta per l'ultima risata insieme prima di tornare a casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prince street, la via piccolina dove vivo da tre anni e mezzo non ha neanche un&lt;br /&gt;posticino per la mia macchina, troppo grande per qualsiasi parcheggio. Continuo,&lt;br /&gt;giro a destra imboccando Pleasant street. Parcheggio: stretto ma va che ci sto. Dopo&lt;br /&gt;un paio di manovre, sono perfetta. Tre centimentri davanti, uno e mezzo dietro.&lt;br /&gt;Prima di spegnere l'IPod, mi faccio una sigaretta. L'ultima stasera, giuro. Apro&lt;br /&gt;l'ombrello, la macchina fa beep, mi accendo la sigaretta e m'incammino verso casa.&lt;br /&gt;Felice. Bello avere amici interessanti, con cui parlare davvero, ma anche con cui&lt;br /&gt;sparare cazzate. In sintonia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Apro la porta e i cani sono lì che mi aspettano, ma per il resto c'è silenzio. Dan ha&lt;br /&gt;lasciato la lucina a forma di luca accesa per me. Mi prendo una birra dal frigo, apro&lt;br /&gt;il computer e controllo i miei ultimi messaggi. Niente di interessante. Vado di sopra,&lt;br /&gt;mi fermo in bagno per pipì e denti, faccio un piano ancora e sono in camera mia.&lt;br /&gt;Dan dorme sotto il piumone blu. Io stasera devo scegliere un libro da leggere, visto&lt;br /&gt;che ieri sera ho finito quello di Nick Flinn. Bellissimo. Ora però tocca un libro in&lt;br /&gt;italiano. Faccio a turno: uno in inglese, uno in italiano. Provo de Carlo, comprato&lt;br /&gt;alla Feltrinelli con Renata a Milano un mesetto fa. Non mi piace il primo paragrafo.&lt;br /&gt;Cambio. Odio iniziare un libro. Provo Acciaio, quello che la mamma dice bellissimo.&lt;br /&gt;Leggo sei pagine, spengo la luce. Dormo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sveglio all'improvviso. Sento Luca arrabbiato con il suo IPod, che è&lt;br /&gt;scarico. 'Batteries, IPod, Charge it!', urla nel silenzio delle tre e venti del mattino.&lt;br /&gt;Vado giù in camera sua e lo trovo in piedi nel mezzo della sua stanza rossa e verde&lt;br /&gt;in mutande e maglietta. Lo rimetto nel suo letto, lo bacio, gli dico di dormire. Lui mi&lt;br /&gt;prende la testa e me la tira verso di se, per darmi un bacio. Si gira dall'altra parte.&lt;br /&gt;Forse l'ho convinto davvero, mi dico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torno su, ma non riesco più a dormire. Penso a cose che sembrano assolutamente&lt;br /&gt;innocue durante il giorno, ma che adesso sembrano enormi, irrisolvibili. Mi giro e mi&lt;br /&gt;rigiro. Dan si volta verso di me e mi bacia. 'Sleep my love', mi dice, e io, dopo un pó&lt;br /&gt;obbedisco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiudo gli occhi e li riapro subito, e invece sono già quasi le otto. Dan ha già fatto la&lt;br /&gt;doccia a Luca, lo ha aiutato a vestirsi, gli ha fatto la colazione, si è fatto la doccia. Il&lt;br /&gt;pulmino è già passato per portarlo a scuola. La signora che guida suona il clacson,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oscar, il nostro cane più anziano, aspetta che la porta di casa si apra, e poi esce per&lt;br /&gt;annusare la siepe, mentre la signora che aiuta Luca a salire sul pulman, Mary, è già&lt;br /&gt;pronta per prendere lo zainetto e la mano di Luca, offrirgli un caldo good morning, e&lt;br /&gt;allacciargli la cintura di sicurezza. Oscar rientra. Emma ha già mangiato la sua fetta&lt;br /&gt;di Pandoro e sta chiedendo di vedere i cartoni. Sofia ha schiacciato il pulsante play&lt;br /&gt;del suo stereo e si sta vestendo, cercando la camicietta giusta per i pantaloni scelti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono quasi le otto e io ho dormito. Mi giro sul lato e invece di Dan trovo il mio cane,&lt;br /&gt;con testa sul cuscino. Mi rigiro. Emma mi chiamadalle scale, vuole vestirsi. 'Arrivo',&lt;br /&gt;dico con la bocca ancora impastata di sonno. Lentamente mi alzo, e litigo&lt;br /&gt;immediatamente con Emma che non vuole fare il bagnetto, ma che sono tre giorni&lt;br /&gt;che non si lava il culo. Riesco a calmarala e buttarla in acqua. Adesso, la stronza,&lt;br /&gt;ride. 'I love the bath', dice, dimenticandosi dei capricci di qualche minuto prima.&lt;br /&gt;L'asciugo e la porto in camera sua, sperando che le trattative per cosa mettersi oggi&lt;br /&gt;non siano troppo stancanti. No, oggi mi sembra in buona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre le infilo la canottiera, squilla il telefono. Credo che sia Richard, è la sua&lt;br /&gt;ora, ma invece è mia madre. Strano, penso, la chiamo sempre io. 'Sei in ritardo&lt;br /&gt;stamattina', mi dice. In effetti lo sono: di solito ci sentiamo verso le mie sette e&lt;br /&gt;mezza. La sento strana. Cosa c'è, le chiedo subito. Mi racconta, parlando a mille&lt;br /&gt;all'ora, di aver trovato una specie di cisti sul collo ieri mattina, che le fa un male&lt;br /&gt;della madonna, che sta prendendo un sacco di medicine. È già andata dal suo&lt;br /&gt;dottore che, allarmato, le ha detto di fare un'ecografia il più presto possibile. Mi&lt;br /&gt;siedo sul letto. Emma scappa a giocare. La mamma è stata operata al cervello&lt;br /&gt;esattamente trentadue giorni prima. Adesso, le dico, basta, hai già dato. Ride, ma&lt;br /&gt;capisco che è nervosa. Figurati, non sarà niente le dico sapendo di non rassicurarla.&lt;br /&gt;La lascio parlare, sempre a mille all'ora, fino a quando riesco a cambiare discorso. Ci&lt;br /&gt;salutiamo. Metto giù. Cazzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emma sta vestendo la Barbie con un vestito luccicante. Cerco nelle tasche del&lt;br /&gt;pigiama un sorriso, me lo appiccico in faccia e continuo a vestirla. Lei non si accorge&lt;br /&gt;di niente. Di fretta mi metto i miei pantaloni sporchi di ieri, un golf sulla canottiera&lt;br /&gt;del pigiama e, senza neanche il reggiseno, scendiamo. Cappotto, cappellino e via.&lt;br /&gt;La macchina, dico a Emma, è in Pleasant Street. Dobbiamo camminare un pó.&lt;br /&gt;Pioviggina. Arriviamo alla fine della nostra strada, giriamo a destra sulla Pleasant.&lt;br /&gt;Non c'è neanche una macchina. Lavaggio strada. 'Dov'è la macchina, mamma?' mi&lt;br /&gt;chiede Emma bagnata. 'L'ha presa la polizia, perchè ho parcheggiato proprio quando&lt;br /&gt;dovevano pulire la strada'. Non ci credo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emma dice 'Cool', parola che ha imparato da Sofia. Aggiunge, 'non vedo l'ora di&lt;br /&gt;arrivare a scuola e dire ai miei amici che la polizia ci ha preso la macchina'. Great,&lt;br /&gt;penso. Fucking Monday morning.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arriviamo a scuola. lei, eccitata, corre dai suoi amici 'Guess what?', dice. Io mi sbrigo&lt;br /&gt;a spiegare della macchina. La maestra dice che anche a lei è successa la stessa cosa,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la settimana scorsa. Le ricordo che oggi è il giorno che Emma ha l'appuntamento dal&lt;br /&gt;dottore, e che la verrò a prendere prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esco dalla scuola. Piove. Il cielo è scuro. non poteva essere altrimenti. Invece della&lt;br /&gt;macchina, sono ovviamente peoccupata per la mamma, così prendo il cellulare&lt;br /&gt;dalla tasca e chiamo immediatamente Renata. È in teatro, ma esce per parlare.&lt;br /&gt;Anche lei non sa coa dire. Sa esattamente quello che so io. Mi dice che l'ecografia è&lt;br /&gt;domani mattina, che dobbiamo solo aspettare e cercare di tenere la mamma calma.&lt;br /&gt;Facile per me, a Cambridge, senza macchina. Poi chiamo Dan, gli racconto. Trova&lt;br /&gt;subito dove hanno portato la macchina, e consiglia di rpendere un taxi e andare a&lt;br /&gt;prenderla subito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono quasi a casa, e sono solo le nove e dieci. Con le chiavi apro la porta, mi fiondo in&lt;br /&gt;cucina e finalmente mi faccio un caffé. Faccio una ricerca su Google e scopro tutte le&lt;br /&gt;cose più tremende di cisti, collo e dolore. Chiudo, chiamo un taxi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arriva quasi subito. Bianco, non so perché ma qui a Cambridge sono bianchi. Salgo,&lt;br /&gt;subito aggredita dall'odore acre dell'arbre magique e dalla musica natalizia della&lt;br /&gt;radio. Dico al guidatore della macchina, lui non ha neanche bisogno dell'indirizzo.&lt;br /&gt;Canticchiando un silent night, holy night parte. fa la strada più lunga possibile. Ma&lt;br /&gt;è la prima volta in tutta la mattina che mi siedo tranquilla, e decido di lasciarlo fare.&lt;br /&gt;Mi frega e io sto zitta. Silent night holy night finisce e una voce del dj mi fa capire che&lt;br /&gt;stiamo ascoltando una specie di radio vaticana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso: lui è qui che mi frega, e il dj ci ricorda di essere tutti fratelli soprattutto sotto&lt;br /&gt;natale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sorrido. Questa volta per davvero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-8164726276304415140?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/8164726276304415140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/12/monday-morning.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/8164726276304415140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/8164726276304415140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/12/monday-morning.html' title='Monday morning'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-7342097522768934930</id><published>2010-12-03T10:59:00.000-05:00</published><updated>2010-12-03T10:59:38.033-05:00</updated><title type='text'>Esercizi di scrittura</title><content type='html'>È ormai più di un anno che ci lavoro. Al libro, dico. Più di un anno speso a ravanare&lt;br /&gt;dentro al mio passato, a cercare di trovare la chiave per poter finalmente lasciare&lt;br /&gt;tutto così e andare avanti con la mia vita. Anzi, forse iniziarne addirittura un'altra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei una vita che non abbia più il sapore della morte, o il sapore della distanza o&lt;br /&gt;quello della malattia mentale. Lo so che è chiedere troppo. Dopo tutto, la mia vita ha&lt;br /&gt;preso le curve e le botte che ha preso proprio perchè mi è morto il papà che avevo&lt;br /&gt;quattordici anni, o perchè a diciannove mi sono perdutamente innamorata di un&lt;br /&gt;uomo dall'altra parte dell'Atlantico. Oppure, anzi e anche, perchè poi ci è nato un&lt;br /&gt;figlio handicappato. Grave.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E adesso arrivo qui e mi dico che basta, voglio vivere una vita senza che queste ombre mi sopraffaccino, questi aliti sul collo che mi accompagnano ormai da anni e francamente mi pesano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come fare dunque a dire mettetevi da parte, adesso la vita la decido io, non più voi. Adesso&lt;br /&gt;prendo io in mano le redini. Forse la cosa migliore è mettere nero su bianco tutte&lt;br /&gt;queste vicende per poterle fisicamente mettere via, in un cassetto. Poi sono lì&lt;br /&gt;quando le voglio rivedere. Quando mi manca la tenerezza delle coccole di papà, o gli&lt;br /&gt;angoli di Milano o un abbraccio di mio figlio. Apro il cassetto e escono da lì come un&lt;br /&gt;profumo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però la mia vita si alleggerisce senza di loro sempre in primo piano. Posso finalmente volare via, diventare quello che voglio diventare, fare quello che voglio, con gli sgambetti della vita, certo,&lt;br /&gt;ma sgambetti creati da me, dalla situazione che mi e' davanti, non dietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finalmente è arrivato il momento di diventare grande. Di attraversare la strada&lt;br /&gt;senza la mano di un adulto. Finalmente adesso sono sola. Responsabile.&lt;br /&gt;Le mie situazioni di figlia strana, straniera e madre strana sono state per&lt;br /&gt;anni una tenda dentro cui nascondermi, una scusa da usare che sembrava una bella&lt;br /&gt;giustificazione: certo che non lavora, che non è serena, che non risolve. Atro che serenità,&lt;br /&gt;altro che carriera. Scuse perfette per qualsiasi tipo di avventura mancata, per&lt;br /&gt;qualsiasi situazione che ti espone, che ti rende vulnerabile. Sfido chiunque ad avere&lt;br /&gt;delle scuse del genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi però sono solo parte della vita. Il resto è roba mia: le sfide, le arrampicate in alto,&lt;br /&gt;i momenti di fierezza personali, quella roba sta a me, è assolutamente indipendente&lt;br /&gt;da quello che ho passato o sto passando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dunque, ecco il libro. Pieno di vita, pieno di momenti che come la colla mi hanno&lt;br /&gt;attaccato a una lunga fase di assoluta paralisi. Eccolo qui. È da usare con cautela. Da&lt;br /&gt;leggere e piangere anche ridere. Ma soprattutto è da mettere via, nel cassetto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-7342097522768934930?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/7342097522768934930/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/12/esercizi-di-scrittura.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/7342097522768934930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/7342097522768934930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/12/esercizi-di-scrittura.html' title='Esercizi di scrittura'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-2822534744280220573</id><published>2010-11-09T10:55:00.001-05:00</published><updated>2010-11-09T11:07:47.486-05:00</updated><title type='text'>Ciccacicca</title><content type='html'>La mamma è stata operata ieri. Sei ore di cranio aperto e loro dentro a ravanare con i loro strumenti. Come in un uovo di Pasqua, hanno trovato una sorpresa, una sorpresona di cinque centimetri, che hanno preso e scartato. Poi hanno rimesso il pezzo di cranio al suo posto l'hanno mandata in una stanza di cura intensiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco. Fatta. Il meningioma adesso è fuori di lei. Fuori dalla nostra vita di tutte noi cinque.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credevo peggio. Per me, dico. Credevo di andare più nel pallone. Mi sono svegliata alle quattro emmezza del mattino, le sue dieciemmezza, e cercavo di immaginarmela con la testa aperta. Seduta? Coricata? Con la&amp;nbsp; faccia verso una finestra? Una porta? Ma i dottori tra di loro parleranno durante l'operazione? Si racconteranno del finesettimana tra un 'bisturi!', e un 'cotone!'. Ma non avevo l'ansia, ero solo curiosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mamma l'avevo sentita la sera prima, e mi sembrava tranquilla, rassegnata ma anche convinta. Era con Renata, Anna e Milena, che hanno ovviamente mollato tutto e preso una stanza d'albergo a cento metri dall'ospedale. La loro calma, di tutte e quattro, aveva calmato anche me. Aveva rassegnato anche me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo vent'anni di rapporti strettamente telefonici, sono diventata un'esperta di voci: capisco quando c'è solo un'ombra di tensione, di tristezza, di felicità. Sento se la mamma è stanca, è a casa con qualcuno, è in tram o in macchina. E la sera prima dell'operazione la sua voce sembrava buona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per cui alle quattro emmezza, coricata nel buio vicino a Emma, la mia bimba di tre anni che quando dorme sembra anche lei quasi brava, e Lola, il mio Boxer di due anni che senza di me non riesce a dormire bene. Alzo la testa, vedo Dan, che dorme anche lui e dico, sottovoce 'stanno operando la mamma'. Lui si gira verso di me, mi sfiora e dice,' stavo pensando alla stessa cosa'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aspetto paziente le sette per chiamare Renata. Adesso l'ansia è decisamente più tangibile. Cresce, fa sobbalzare il cuore un pó più forte, innietta un tremolio leggero eppure inconfondibile alle dita, che freneticamente fanno il numero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'Tutto bene, anzi meglio del previsto. Abbiamo appena parlato con Marco (il neurochirurgo che è anche un amico) e dice che il meningioma è stato facile da staccare. Tra un pó possiamo andare a vederla'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fatta. Fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho provato tante cose tutte insieme. La prima, ovviamente, era l'euforia per aver finalmente calvalcato anche questo sentiro pauroso e di essere arrivata già a buon punto senza troppo dolore. Poi un forte senso di distanza, di voler essere li con lei, con loro. le mie donne preferite al mondo. Loro che mi vogliono a tutti i costi far sentire insieme e che mi chiamano ogni mezz'ora, anche senza novià, per accertarsi che io sia tranquilla: ' Stai tranquilla che la mamma sta bene', ripete con dolcezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Renata. Poi mi passa Milena, anche lei mi ricorda di stare tranquilla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho sentito un panico nuovo, nuovissimo. Il panico di avere la mamma a seimila chilometri di distanza, in una stanza di rianimazione di un ospedale di Brescia, con cranio tutto rotto. Un panico egoista: e se io non ce la faccio ad aiutarla? E se non sono all'altezza? E se le succede qualcosa? E se non è finita qui? E se invece si scopre qualocsa di peggio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sono alzata e sono andata in cucina. Ho lasciato che questo cocktail di sentimenti facesse il suo lavoro dentro di me senza trovare troppa resistenza. Li ho lasciati parlare tra di loro, questi miei pensieri strani, lasciarli arrivare a un loro compromesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io, intanto, mi faccio un caffé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi tanto tra quattro giorni ci sono anch'io, a Brescia, dalla mia mamma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciccacicca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-2822534744280220573?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/2822534744280220573/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/11/ciccacicca.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2822534744280220573'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2822534744280220573'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/11/ciccacicca.html' title='Ciccacicca'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-1539122583016034820</id><published>2010-10-28T23:10:00.001-04:00</published><updated>2010-10-28T23:20:21.658-04:00</updated><title type='text'>Per Richard with love</title><content type='html'>&lt;object height="344" style="background-image: url(&amp;quot;http://i3.ytimg.com/vi/Nstem6MVBAY/hqdefault.jpg&amp;quot;);" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Nstem6MVBAY?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/Nstem6MVBAY?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="never" allowfullscreen="true" wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash" height="344" width="425"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Canzoni italiane più importanti ( per Marina)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Disco #1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Bartali (Paolo Conte). Perchè non si può diventare vecchi senza un sano Conte&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Amerigo (Francesco Guccini). Storia del nonno emigrato in America. Splendida.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Resta Resta cu'mmé (Pino Daniele). Ovvio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Il Paradiso dei calzini (Vinicio Capossela). Non mi darò mai per vinta. E poi questa&lt;br /&gt;è una canzone dolcissima...calze e amore...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Ho l'hobby del sassofono (Sergio Caputo). Carina, simpatica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. Averti in mente (Folco Orselli). Canzone struggente. L'ascolte sessanta volte il&lt;br /&gt;giorno. Potrai ascoltarla almeno una volta te, no? Eccheccazzo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Quattro Cani (Francesco de Gregori). Dolcissima, se i cani fossero diversi da Lola...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. Buffalo Bill (Francesco de Gregori). Da sempre la mia canzone preferita di de&lt;br /&gt;Gregori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. 25 Aprile (Vinicio Capossela). Struggente canzone d'amore e di delusioni&lt;br /&gt;amororse. Che noi ne sappiamo di robe così: una stazione, dei fiori, lo champagne e&lt;br /&gt;poi lei, la stronza, non arriva...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Anima Fragile (Vasco Rossi). Un CD di musica italiana senza Vasco è come la&lt;br /&gt;frittata senza uova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. I Got the Blues (Pino Daniele). Perchè è Pino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. Elvis (Folco Orselli). Canzone ridicolissima che parla di uno che va ai conocorsi&lt;br /&gt;di quelli che assomigliano a persone importanti. Questo credeva di essere come&lt;br /&gt;Elvis, ma invece no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. Suona Rosamunda (Vinicio Capossela). Canzone á la Brecht sulla guerra. Forse&lt;br /&gt;non ti piacerà, ma io ci provo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Disco #2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Senza neanche una lira (Folco Orselli). Canzone bellissima che parla del mondo di&lt;br /&gt;papà: gente balorda che non ha una lira eppure chissenefrega. Bellissimo testo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Vivere (Vasco Rossi). Questa canzone non è il massimo, ma le parole descrivono&lt;br /&gt;perfettamente i miei momenti di depressione. Che, modestamente, condivido con te.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. O Bella ciao (Giorgio Gaber). Questa, pensavo, la lascio cantare a Gaber...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Le Nuvole (Fabrizio de André). Bellissima. Senti che bell'accento sardo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Se ti tagliassero a pezzetti (Fabrizio de André). Canzone, oserei dire, perfetta. La&lt;br /&gt;mia preferita di De André e forse di tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. Tango...(della gelosia) (Vasco Rossi). Per quando io e te facciamo quel corso di&lt;br /&gt;tango che dicevo un pò di tempo fa...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Libera Nos Domine (Francesco Guccini). Ingiustizie e scazzi. Bellissima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. Cammina, cammina (Pino Daniele). Struggente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. Signora Luna (Vinicio Capossela). A me piace un casino....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Quello che non ho (Fabrizio de André). Contro i white collars...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. Va bé se proprio te lo devo dire...(Vasco Rossi). Dal primo disco di Vasco. Fa&lt;br /&gt;ridere. Bellabellabella&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. Allegria (Pino Daniele). Mi fa venire in mente Milena...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. Hemingway (Paolo Conte). Non ha bisogno di commenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 Genova per Noi (Paolo Conte). Idem come sopra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanti auguri, dottor Bonanno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sei il più bello di tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marina&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-1539122583016034820?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/1539122583016034820/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/10/per-richard-with-love.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/1539122583016034820'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/1539122583016034820'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/10/per-richard-with-love.html' title='Per Richard with love'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-6827885019388671010</id><published>2010-10-27T10:04:00.000-04:00</published><updated>2010-10-27T10:04:57.450-04:00</updated><title type='text'>M. Ward Fuel For Fire on Jools Holland</title><content type='html'>&lt;object style="background-image: url(&amp;quot;http://i3.ytimg.com/vi/Fh0pJsyS9mQ/hqdefault.jpg&amp;quot;);" height="295" width="480"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Fh0pJsyS9mQ?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/Fh0pJsyS9mQ?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="never" allowfullscreen="true" wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash" height="295" width="480"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-6827885019388671010?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/6827885019388671010/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/10/m-ward-fuel-for-fire-on-jools-holland.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/6827885019388671010'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/6827885019388671010'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/10/m-ward-fuel-for-fire-on-jools-holland.html' title='M. Ward Fuel For Fire on Jools Holland'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-3734751162738236605</id><published>2010-10-27T10:03:00.001-04:00</published><updated>2010-10-27T10:05:17.399-04:00</updated><title type='text'>Luca e il computer</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=Fh0pJsyS9mQ"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.6879289849878045" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Roba  dell'altro mondo: Luca conosce tutte le lettere che ci sono sulla  tastiera del computer. 'Schiaccia la ci', e lui col suo dito incerto,  teso come quello di ET, cerca la ci e piano piano posa il dito e tac,  schiaccia la ci. 'Bravo! Schiaccia la elle', stesso risultato. Poi mi  guarda e ride. Mi abbraccia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Oso.  'Luca, scrivi il tuo nome". "elle, u, ci, a', dice sottovoce mentre  cerca i tasti. Come elle u ci a, penso io? Ma non doveva essere  gravemente ritardato mentale e non in grado di imparare niente? Elle u  ci a così, come se gli avessi chiesto una cosa ovvia?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Il  cuore mi sobbalza, e si riempie di una gioia incubata ormai da anni,  quasi rassegnata a stare da parte. Non ci posso credere. Lui, invece,  ride. E mi abbraccia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;A  questo punto le possibiltà sono quasi infinite. Cioè, se capisce che le  parole sono una successione di lettere, e le frasi una successione di  parole, e che è così che si comunica, forse posso scoprire qual è il suo  colore preferito, quando è triste, quando ha voglia di coccole. Forse  posso sbirciare nel suo mondo. Forse può imparare, condivdere.  Comunicare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non  so perchè, ma una parte di me non ci crede fino in fondo. Faccio fatica  a pensare che Luca abbia imparato da solo a fare una cosa del genere.  So che a scuola avevano provato a insegnargli a battere a macchina il  suo nome. E che lui aveva anche fatto abbstanza bene. Ma poi hanno  mollato il colpo, si sono messi a fare altro, per cui io ho pensato che  forse avessero capito che Luca non ci sarebbe arrivato a formulare un  pensiero e a scriverlo. È difficile, in realtà, convincersi che una  persona come Luca, che non ha nessun atteggiamento 'normale', abbia  invece delle capacità mentali inaspettate.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Eppure,  più studio questi fenomeni, più mi accorgo che è proprio così: le  persone autistiche non si sviluppano come noi, in modo graduale: loro  sono come un elettrocardiogramma: un pò su e un pò giù: non sanno  lavarsi i denti, ma ciò non vuol dire che non sanno fare calcoli  complessi; non sono in grado di allacciarsi le scarpe, ma se gli dai un  puzzle di mille pezzi, tutti neri, lo sanno fare a occhi chiusi. Voglio  dire, il loro cervello non funziona come il nostro. Non possiamo  confrontare il loro sviluppo col nostro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Anche  perchè la loro visione del mondo è completamente diversa dalla nostra: è  come se avessero dodici occhi, seicento nasi, quattrordici lingue: i  loro sensi sono molto più spiccati dei nostri, e sono molto più usati.  Solo questo fatto fa si che le persone autistiche siano sempre distratte  da quello che le circonda, e che sia difficile per loro focalizzare la  loro attenzione su una cosa soltanto: in un bar pieno di gente, per  esempio, loro sono in grado di seguire sedici diverse conversazioni, e  dunque non essere in gardo di capire quale conversazione seguire con più  attenzione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dunque  è difficilissimo per loro imparare. Se non fosse che un'altra  caratteristica dominante delle persome autistiche sia la loro capacità  di concentrarsi in modo ossessivo su una cosa: per Luca questa cosa è il  computer, e più specificamente Youtube. E ancora più specificamente, il  tredicesimo secondo della versione di Fly me to the Moon suonata a Las  Vegas mentre una fontana sprizza acqua a suon di musica. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ma  in generale, Luca è un genio per quanto riguarda Youtube. A casa di mia  madre, a Milano, per esempio, c'è un gioco con una papera, un cane e un  gatto che quando li schiacchi cantano una canzoncina odiosa. È il gioco  preferito di Luca, che però, appunto è a Milano, seimila miglia da qui,  per cui lo ci ha giocato otto volte in vita sua. L'ha trovato su  Youtube. Ha trovato un video con una persona adulta che mostra il gioco,  facendo suonare la canzoncina. Luca l'ha trovato iniziando la sua  ricerca su Youtube da Fly Me to the Moon. Non solo, non è una  coincidenza, perchè lui ci arriva ogni volta che vuole: ha memorizzato i  passaggi per arrivarci.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Una  volta io mi sono messa davanto a Youtube e ho detto: adesso ci provo  io.Non ce l'ho fatta. Sfido voi a provarci. Il problema è che noi non  siamo ossessionati da quel gioco lì, che per noi averlo o non averlo non  ha molta importanza. Invece, per Luca è diverso. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;La  mia mente va a questo punto a mano libera: adesso quando troviamo un  modo di comunicare, di parlarci veramente, cosa mi dirà? E se mi dice  che ho sbagliato tutto? Se mi dice che io e Dan avremmo dovuto fare così  e cosà? E se mi dice che è triste? Se mi dice che è solo, io cosa  faccio? E io cosa gli chiedo? Qual'è la cosa che voglio sapere più di  tutte: se potessi davvero parlare di lui, cosa vorrei sapere? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Sono  già troppo avanti. È un andare avanti pericolosissimo, pieno di  probabili delusioni. È anche un andare avanti che espone al mondo intero  la mia agonia lunga quattordici anni per non poter conosce mio figlio,  vederlo intrappolato in questa gabbia autistica e non poterlo  avvicinare. La chiave della gabbia chissà dove sia, non so neanche se ce  l'ho io o ce l'ha lui. Non so neanche se c'è.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Cerco  disperatamente di non illudermi troppo. Cerco di ricordare che Luca,  anche così, senza poter comunicare in modo sofisticato, è una persona  splendida e solare. Cerco di ricordare quello che anni fa mi aveva detto  Dan, che Luca è Luca, e noi lo amiamo per quello che è, senza limiti,  senza sperare che sia qualcosa che non è.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Però stasera vado in camera sua, e mi siedo di fianco a lui. Gli chiedo di scrivere Luca, o mamma, o qualsiasi cosa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E, sotto il tavolo, incrocio le dita. Tutte e dieci che non si sa mai.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=Fh0pJsyS9mQ"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-3734751162738236605?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/3734751162738236605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/10/luca-e-il-computer.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/3734751162738236605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/3734751162738236605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/10/luca-e-il-computer.html' title='Luca e il computer'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-7967575050026711201</id><published>2010-10-19T13:05:00.000-04:00</published><updated>2010-10-19T13:05:01.123-04:00</updated><title type='text'>Serena dice</title><content type='html'>&lt;style&gt;@font-face {  font-family: "Cambria";}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0in 0in 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }&lt;/style&gt;     &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che la mamma è la mussi in assoluto&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che non ha neanche una foto con lei e papà&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che la mamma è la sua sorella preferita&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che mi vuole bene, anzi di più&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che ha l'ansia&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che adesso che è laureata si è tolta un peso e anche tanti sensi di colpa&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che adesso sono laureata...e adesso?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che ieri sera ha riso con la Maria Terruzzi come non rideva da quando era venuta con la Ludo in America, a trovarmi, quindici anni fa&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice se becco Cristofoloro Colombo gli buco le ruote della macchina&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice, ma tu come l'hai sentita la mamma?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice ma a te Renata chiama mai?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che è felicissima quando noi sorelle andiamo a trovarla, e comincia a pulir la casa due settimane prima&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che ha vomitato per ogni esame universitario&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice se potessi verrei lì a nuoto, a dorso&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice, ma io, cazzo? Ci sono mai?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che Michele è stronzo e che Michele è la persona più bella del mondo&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che lei ha la fronte troppo alta&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che lei non se le farebbe mai, le sigarette. Lei se le compra&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che una bella tisana ogni tanto fa bene, altro che balle&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che io le faccio tenerezza&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che non è vero, ma secondo me a lei il lettone con la mamma le manca un pò&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che quando va a Milano e trova i mobili spostati, o nuove foto, o roba nuova, a lei prende il panico&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che il ristorante greco è buonissimo, ma lavorarci c'è da diventar pazzi&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che ha mandato curriculum a tutti, anche alla fioraia, e che ha tirato fuori il suo asso dalla manica: i Winter, trisavoli nostri tedeschi che di mestiere facevani i giardini Hambury&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che Nemo, il suo cane, è il suo migliore amico&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che a Bologna quella roba lì, c'è&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena die che lei soffre di più di noi perchè lei papà manco l'ha conosciuto, non ha neanche un ricordo di lui. È un perfetto estraneo. Eppure, allo stesso tempo, è suo padre e lei ci assomiglia più di tutte&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che l'università italiana è più di quella americana&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che ha incontrato dell donne più grandi di lei, e che sono diventate sue amiche, perchè le ricordano le sorelle&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che i suoi nipoti tutti e cinque, sono i più belli del mondo. Oggettivamente parlando, s'intende&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che Renata io e Anna siamo il suo sorellame&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che Bruno è l'uomo più importante della sua vita, e gli scrive lettere struggenti a Natale&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che pensa troppo, che il suo cervello galoppa galoppa e lei razionalizza troppo, e invece è la persona più sensibile di questa terra&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che questo è un segreto, guai a te se lo dici, che io dico tutto; ma poi invece svela i segreti prima lei. Sempre&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena dice che a volte si sente messa in disparte, eppure è sempre nel mio cuore, tanto quanto l'aorta, tanto quanto il suo ritmo&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Serena ne dice di robe, e mi fa molto ridere, e a volte mi commuove.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-7967575050026711201?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/7967575050026711201/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/10/serena-dice.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/7967575050026711201'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/7967575050026711201'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/10/serena-dice.html' title='Serena dice'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-2517007060721932834</id><published>2010-10-16T00:45:00.000-04:00</published><updated>2010-10-16T00:45:04.591-04:00</updated><title type='text'>La mamma ha mal di testa</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.5599214529911739" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;La  mamma ha mal di testa. Ma non un mal di testa di quelli che prendi  un'aspirina e va via. Un mal di testa perenne e atroce. Non dorme di  notte, non riesce a stare coricata. Sta male. Male, lei che anche quando  ha partorito che dice cosa vuoi che sia. Lei, la mamma, la mia roccia.  Il mio punto fermo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;La  mamma ha mal di testa. E il suo dottore, il Gagliardi, che ha  l'ambulatorio della mutua in viale Corsica, tra la casa dove viveva la  mia amica del cuore e la farmacia, il Gagliardi, dicevo le dice di fare  la tac. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Io  la tac me la ricordo. Anche Luca quando aveva undici mesi e pensavano  avesse un cancro al cervello per via del suo sviluppo mentale balordo  aveva fatto la tac. E la mamma era venuta da Milano fino qui in America  per stare con Luca con il suo camice piccolino d'ospedale per fare la  tac. La ricordo bene, io, la tac.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E adesso, tredici anni dopo, tocca la mamma. E io invece di essere con lei, come lei è stata con me, io sono qui.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;La  tac è chiara: la mamma ha un mandarino in testa: quattro centimentri e  mezzo di meningioma. Roba da neurologo, anzi no, da neurochirurgo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Me  lo dice al telefono, aggiungendo che è incazzata, parola che la mamma  usa solo in casi rari come questi, perchè lei vuole essere qui per il  ventidue di ottobre e il dodici di novembre, compleanni di Sofia e Luca.  Come tutti gli anni. E invece il meningioma, il suo limone, il suo  mandarino in testa le dice no, tu stai qui. A Milano. Quest'anno le  candeline e i regali saranno senza di te. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Meningioma.  Suona come una cosa pericolosa. Meningioma, come meningite ma peggio.  Roba di cervello. Cervello. Anche mio padre quando è andato se ne è  andato per via del cervello. Roba diversa, ma stesso muscolo. È poi un  muscolo il cervello? Transit. Meningioma ha l'odore di ospedale, di  tumore, di roba brutta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Anna  e Renata, due delle mie tre sorelle, sono lì con lei, che cercano in  modo goffo e poco rassicurante di sdrammatizzare, mentre aspettano di  arrivare alle sei e mezza di sera, quando Marco Cenzato, neurochirurgo  primario sia a una clinica privata di ricchi che a un gorsso centro di  chirurgia e amico di Giorgio Terruzzi (detto tutto) le aspetta, tutte e  tre, a parlarne. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Solo  che io sono qui, a Boston, nel Massachusetts, che da Milano dista circa  seimila chilometri. Meningioma a seimila chilometri sembra tutt'altra  roba: non prendi la Vespa o la macchina, non ti precipiti in via  Sismondi, non prendi l'ascensore con l'odore che a noi fa sentir casa,  non abbracci la mamma impaurita. Non le fai la battuta per  sdrammatizzare. Da Boston non hai nessuno strumento. A parte Google. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Meningioma:  tumore benigno che cresce sulle meningi, senza intaccare il cervello.  Il meningioma è asintomatico, e può essere pericoloso quando comincia a  far pressione sul cervello, causando crisi epilettiche e menomazioni di  vario tipo. Niente a che fare coi mal di testa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Marco  le trova tutte e tre nella sal d'attesa della sua bella clinica  privata. Roba da ricchi. Le abbraccia e le invita a sedersi. Mette il cd  della tac nel computer e dice, ah si, un meningioma. Benigno, con  queste robe qui non si muore, ma deve essere asportato. La mamma prende e  si alza dicendo io non mi faccio operare alla testa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Poi  in realtà non capisco bene cosa Marco abbia detto. Renata dice che  Marco pensa che l'unica soluzione sia operare. Anna dice che Marco  aspetta la risonanza magnetica e poi vediamo cosa fare; la mamma dice  che si sente più tranquilla. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Io qui, a quelle seimila miglia accennate sopra. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  poi passano anche due o tre giorni quasi normali. Fino a oggi, quando  alle otto e venti, come tutte le mattine da vent'anni a questa parte  chiamo mia madre. La trovo provata, agitata, nervosa. Ormai in questi  vent'anni ho imparato bene a capire dalla voce, e non è la solita mamma.  Sono nel pallone, dice, non capisco perchè ma io non voglio operarmi in  testa. E poi ho saputo da questo e quello che il meningioma è una cosa  comune, che ci sono delle alternative alla chirurgia. io se posso,  vorrei evitare di essere operata. Io, Marina, per la prima volta nella  mia vita, ho veramente paura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Questo  prima del caffè. Prima ancora di capire se ero sveglia o no. La mamma  d'un tratto mi è diventata da roccia a ghiaccio che si scioglie e ci si  scivola. Territorio nuovo. Roba nuova per me, che mi sono sempre sentita  tanto figlia, &amp;nbsp;poco all'altezza, di supporto. Per un attimo mi sono  fermata a pensare: non dire la solita cazzata; questa è la prova del  fuoco. Dici la cazzata adesso e le fai capire di non essere all'altezza.  Che invece ci sei eccome, dopo tutte quelle diagnosi al Children's  Hospital per Luca, dopo tutte quelle cattive notizie, se c'è una che sa,  per dio, sei tu.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Silenzio.  Stavo pensando. Alla fine è venuta fuori la frase, mamma, hai ragione,  forse è utile cercare di capire che alternative ci siano. Anche da  quello che ho letto, mi sembra che ci siano altre possibilità oltre la  chirurgia. Parlane con Marco, che lui lo sa. Digli che hai paura, e  chiedigli cos'altro si potrebbe fare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Poi  ad un tratto mi trovo il giorno dopo a discutere on le mie sorelle:  Anna con il suo modo sempre tranquillo mi fa capire che dovremmo  semplicemente aspettare quello che dice Marco, neurochirurgo di  professione e amico caro, e Renata, un pò più preoccupata che invece  spera che la chirurgia dia un taglio anche a questa paura e che non se  ne parli più. Insomma, il panico che entra nelle nostre voci mi mette  ancora più ansia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Scrivo  al Giorgio. Gli confesso le mie paure: paura della lontanaza, paura di  non avere un quadro oggettivo della situazione, paura di un conflitto  con le sorelle in un momento in cui non c'è spazio per conflitti, ma c'è  un'opportunità per unire le forze e far vedere di che pasta siamo  fatte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Il  Giorgio coglie e scrive. Scrive come solo lui sa scrivere a tutte noi.  Manda un messaggio di amore e di oggettività e di supporto. Proprio come  avrebbe fatto un fratello maggiore. Parla con la mamma, con Marco, con  noi, e propone alternative, e prende in mano la situazione e ci fa  capire che lui c'è. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Cambia  tutto: la mamma è più serena, le sorelle sono meno agitate, io mi sento  più vicina a tutto e tutti. La mamma, ci conferma, è in buone mani e  non morirà di meningioma. Finalmente noi tutte &amp;nbsp;possiamo respirare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Penso  a come sarebbe diverso se mia madre non fosse l'unico genitore rimasto.  Penso a come papà avrebbe potuto reagire a una notizia del genere: come  avrebbe lui, invece del Giorgio, affrrontato una debolezza della mamma.  Come noi, con un genitore in più, avremmo reagito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Una  di quelle mille volte che penso come sarebbe se lui avesse preso le sue  medicine per colesterolo e pressione alta. Ma poi questa è anche  un'altra storia. Irrisolta. Irrisolvibile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-2517007060721932834?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/2517007060721932834/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/10/la-mamma-ha-mal-di-testa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2517007060721932834'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2517007060721932834'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/10/la-mamma-ha-mal-di-testa.html' title='La mamma ha mal di testa'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-314369072819531496</id><published>2010-10-05T23:12:00.001-04:00</published><updated>2010-10-05T23:27:48.679-04:00</updated><title type='text'>Dan è quello che a me mi fa diventare matta</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TKvndmaxmdI/AAAAAAAAAB8/KsXuGNLCl84/s1600/Dan.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TKvndmaxmdI/AAAAAAAAAB8/KsXuGNLCl84/s400/Dan.jpg" width="266" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.7617963047445351" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.7617963047445351" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan è difficile da spiegare come è difficile spiegare lo spirito santo.  Però io ci provo, che a me le sfide non mi fanno paura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che si sveglia la mattina alle sei e venti, va in cucina,  prepara la colazione per Luca, poi lo sveglia con una canzone e un  miliardo di baci, lo fa ridere, gli fa la doccia, gli lava i denti, gli  prepara il pranzo per la scuola, gli fa compagnia mentre fa colazione,  gli mette Fly me to the Moon su Youtube e corre a far la doccia, e lo  aiuta a salire sul pullmino della scuola. Sempre con un amore che uno a  quell'ora lì non dovrebbe avere. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che capisce da un mio gesto, da una mia battuta, da un mio  silenzio che ho bisogno di solitudine, e mi manda di sopra, a fare un  bel bagno caldo, o a leggere. O mi manda in campagna per due giorni nel  silenzio, da sola, a scrivere e a pensare. Che tanto ci pensa lui ai  bambini, ai cani, alla spesa, al bucato, alla casa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che non farà mai il furbetto, che non andrà mai davanti alla  fila quando non tocca a lui, che non prende una penna dall'ufficio,  perchè non è sua, che non dice di avere il mal di testa per non andare a  lavorare. çhe non dice mai una balla. Dan non è capace di fregare  nessuno. Starebbe più male lui di tutti. Non è di quelli che l'onestà  fino a un certo punto, come si dice a casa mia. L'onestà o ce l'hai o  non ce l'hai. Punto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che mi ha insegnato ad apprezzare la musica vera. Mi ha fatto  ascoltare i Velvet Underground, Stevie Wonder, Bonnie Raitt, Peter  Gabriel: mi ha tradotto le parole, mi ha spiegato il significato delle  canzoni, mi ha raccontato delle loro storie, mi ha fatto ascolatre la  parte della chitarra, quella del basso, mi ha fatto capire come  ascoltare e apprezzare la musica. Come farmela entrare nel cuore. Ancora  adesso mi dice, ascolta questa canzone, e l'azzecca sempre: è sempre  quella giusta, quella che mi fa venire la pelle d'oca. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che mi ha insegnato la pazienza, l'aspettare prima di parlare,  l'ascoltare l'altro, l'arrivare preparati a discussioni di politica,  con fatti oggettivi, senza dover far parabole per arrivare al punto.  Fatti, Marina. Fatti. Quello che sostieni, dice, deve essere supportato  da fatti. Altrimenti sono chiacchiere, sono sentito dire. Non valgono  niente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che mi ha insegnato a vivere con un uomo. Io, che sono per la  maggior parte della vita cresciuta con donne, sono rimasta incredula  davanti all'asse del cesso su, alle mutande grandi, al rasoio lasciato  lì la mattina, di fretta. Lui mi ha insegnato ad apprezzare e a volte a  combattere, la presenza maschile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è anche quello che mi ha dato ragione per quanto riguarda la parità dei  sessi, della divisione sui lavori domestici, delle responsabilità dei  genitori. Dan mi ha fatto capire che anche gli uomini possono essere  femministi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  `e quello che mi ha insegnato come funziona l'America, nel bene e nel  male. Mi ha fatto notare gli americani che hanno influenzato il mondo,  come Martin Luther King, Charlie Parker, Charles Bukowski, JFK, e quelli  che lo hanno distrutto, come Reagan, il KKK, la pena di morte, il  bigottismo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che mi ha fatto vedere un film, e me lo ha poi raccontato come  lo ha visto lui, con i dettagli che a me sono sfuggiti ma che per lui  hanno fatto il film. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan è quello che vuole fare l'amore con me tutte le sere, perchè dice che sono la più bella e che mi ama follemente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che mi ha fatto capire la semplicità di avere un figlio  handicappato: basta amarlo per quello che è, e rispettare i suoi limiti.  Senza limiti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che davanti a una partita dei Red Sox è capace di dimenticare  uno dei bambini nella vasca, e trova la poesia in un lancio di palla che  tende ad andare a sinistra invece che a destra. Te lo spiega, mentre il  figlio trema nella vasca. Perchè i Red Sox sono i Red Sox.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che prende una chitarra sfasciata e senza due corde e la fa  suonare come la nona di Behetoven. Ma senza sforzo, anzi, con un senso  di timidezza. Che dice che lui le canzoni non le sa suonare, ma poi gli  fai ascoltare un brano di Bach e dopo dieci minuti te lo suona. O una  canzone di Pino Daniele, o di Enzo Jannacci, o di Vinicio Capossela.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che mette la testa giu e va avanti come un treno, che se il  lavoro è noioso, cerca di creare progetti che lo fanno divertire, e che  fanno andare in brodo di giuggiole i suoi capi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che, malgrado la sua limitata conoscenza della cultura  italiana, si è sforzato di cercare di capire il mondo di mio padre, e i  suoi scritti, e di capirlo veramente. È quello che fa le domande giuste,  di uno che ha investito il cuore per capire il mio mondo. E dice parole  in milanese, come ruera, come un basin, come te vori ben.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è uno di quelli che si rimbecilliscono davanti alle robe tecnologiche, e  non si porebbe mai abbassare a vedere un film in cassetta. Ci vuole il  proiettore, e lo schermo così, e il sound system, e la luce soffusa, e  le tende rosse, e un buon bicchiere di vino. Sennò che senso ha vedere  un film?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan è quello che prima di andare al ristorante cerca il menu sull'Internet e decide già cosa ordinare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che quando dice una cosa è quella, e quando ha detto I Do il  giorno del nostro matrimonio, voleva dire prorprio I Do. Senza mai  sgarrare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che si corica e dopo tre secondi comincia a russare, e tu fai  il suono del bacio, e lui smette per sei secondi e poi ricomincia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan è quello che per me e per i bambini farebbe e ha fatto e farà di tutto. Senza mai farlo pesare. Senza discutere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che non vede l'ora che arrivi mia madre per poter stare con  lei e poter godere della sua compagnia, dei suoi racconti, della sua  presenza, della sua saggezza. Che ama mia madre come la amo io. Che la  ama per come lei ama Luca, e Sofia, e Emma. E me.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che porta fuori i cani che a lui stanno sulle palle. Anche se  piove, o nevica, o fa troppo caldo. Perchè io gliel'ho chiesto in cambio  della sabbietta da pulire. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che a Natale ti fa seicento regali. Tutti azzeccati. Tutti  come le avresti comprati tu. Eppure Dan è la persona più diffice a cui  fare un regalo, perchè lui quello che vuole se lo è già comprato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  è quello che una sera di vent'anni fa, che nevicava peggio che a  Natale,, alle undici, si è presentato alla festa dov'ero io e mi ha  detto con un accento toscano, io sono amreihano. E mi ha convinto a  rimanere con lui for ever.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-314369072819531496?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/314369072819531496/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/10/dan-e-quello-che-me-mi-fa-diventare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/314369072819531496'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/314369072819531496'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/10/dan-e-quello-che-me-mi-fa-diventare.html' title='Dan è quello che a me mi fa diventare matta'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TKvndmaxmdI/AAAAAAAAAB8/KsXuGNLCl84/s72-c/Dan.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-2759639772375945101</id><published>2010-10-02T21:50:00.002-04:00</published><updated>2010-10-03T10:22:16.190-04:00</updated><title type='text'>Ricordi che ho di mio padre, morto 28 anni fa questo mese</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TKiRTPCwHTI/AAAAAAAAAB0/1fCW3zqGQEU/s1600/io+e+papa%27.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="223" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TKiRTPCwHTI/AAAAAAAAAB0/1fCW3zqGQEU/s320/io+e+papa%27.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.8900519173949019" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando mi chiedevi, dopo cena, di andare a prendere le tue  sigarette nella tua giacca, e io annusavo la giacca per avere un po’ di  te,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando, la domenica mattina, stavamo a letto a farci le coccole  e chiamavamo la mamma, in cucina, dicendo ‘uno, due tre,  maaaammmaaaaa’, e lei si presentava, un po’ scocciata, ma felice,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo quando sei venuto a prenderci in stazione, dopo il campo estivo dell’ARCI, e ero felicissima di vederti,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando io e Renata telefonavamo a te e alla mamma da casa della  signora Offredi, a Herne Bay, e cercavamo di raccontarvi cosa stavamo  facendo,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando io e Anna e te avevamo organizzato la Banda dei Dolci, e  tutti e tre, segretamente, avevamo giurato sul vangelo del catechismo  che sarebbe stato segreto. Tu fornivi i soldi, io e Anna andavamo allo  spaccio del Motta e compravamo dolci che nascondevamo nell’armadietto  delle scarpe, per mangiare di nascosto,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo tutti i tre giorni passati a fare la trasmissione con Tozzi,  che poi non e’ mai andata in onda. Quando tu mi hai fatto venire in rai  con un taxi, mentre i miei amici erano tutti a scuola, hai aperto la  porta del tuo ufficio, dove erano seduti tre o quattro ragazzi coi  capelli lunghi e mi hai chiesto:’ Chi e’ Umberto Tozzi?’, e io ho  sbagliato persona,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo le estati a Bordighera, in spiaggia a far niente, con noi e  l’Antonella, e i pranzi da Vernier, in spiaggia, quando la spiaggia era  vuota e il mare era li’ solo per noi,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando abbiamo conosciuto il Giorgio Terruzzi, che io stavo  suonando ‘Stalingrado’alla chitarra quando me lo hai presentato e poi  siamo andati fuori a cena e poi da Gattullo (che era chiuso). Giorgio e’  entrato dentro la nostra famiglia quella sera li’,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando ci venivi a prendere a scuola, e tutti i miei compagni  che non mi cagavano mai venivano a chiedeti l’autografo,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando io e te siamo andati a fare una passeggiata con Maia, il  nostro cane, quando eravamo in vacanza coi Livi in Liguria, e qualcuno  ti ha fermato per chiederti se eri veramente Beppe Viola, e tu hai detto  di no&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando io te e Anna abbiamo fatto lo spot per l’IP (una cosa  seria) e a me sono venute le prime mestruazioni e tu sei andato nel  pallone, e andavamo a dormire dalla zia Ines e dallo zio Aldo a Genova,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando e’ morto il nonno Mario, e tu e la mamma siete venuti  alla Canonica per dircelo, e io ti ho chiesto se eri triste, e tu hai  detto di si&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando ti ho fatto leggere il mio tema e eravamo io e te, in  sala, da soli, e tu mi hai detto che scrivevo bene e che eri fiero di me&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando ci portavi in Rai, durante la Domenica Sportiva, e  facevi il tuo lavoro come facevi il resto delle tue cose: senza sforzo,  con naturalezza, e io pensavo che tu fossi il migliore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo che non volevo mai andare in macchina con te perche’ andavi  troppo veloce e mi veniva da vomitare, ma tu ci rimanevi male quando  dicevo che volevo andare con Bruno e dicevi “sono io tuo padre...”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo quando io e Anna (e Renata?) ti facevamo le interviste e tu non le prendevi mai sul serio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando Renata era la Carra’, io Mina e Anna la Vanoni e  facevamo gli spettacoli, e tu e la mamma facevate a turno ad andare in  cucina a ridere,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo quando nella notte sentivo la porta dell’ascensore arrivare, e eri tu, e io potevo finalmente addormentarmi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando e’ morto il tuo amico, che io ero sveglia a letto, e tu  sei venuto da me, che puzzavi di vino e mi hai detto ’quando un amico  muore non bisogna piangere, senno’ si offende’, motivo per cui anch’io  quando sei stato tu a morire, ho trattenuto le lacrime piu’ che potevo.  Sarebbe stato brutto offenderti proprio quel giorno li’&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo che volevo gli stivali come quelli della mia amica Angela e io e  te siamo andati a comprarli con il tram, e tu non avevi il biglietto e  hai chiesto a una signora di vendertene uno, e lei ha detto no, ma poi  ha capito che eri Beppe Viola e te lo voleva vendere e tu le hai detto  no, grazie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo che quando e’ uscito il tuo libro ci mandavi nelle librerie a chiedere se ce l’avevano &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo che una volta io e le sorelle litigavamo in macchina e hai  costeggiato e ci hai cacciato fuori: Anna ha subito chiesto come  arrivare in via Sismondi, io ho subito cominciato a piangere, e Renata  faceva finta di niente&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando tu e Enzo siete andati in mare con quella barca a vela  che avevato vinto o non so cosa, ma non sapevate usarla e la barca a  vela si e’ accasciata come un suffle e vi siete fatti male e io avevo  paura&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo il tuo quarantesimo compleanno, coi tuoi amici a casa nostra e  io e le sorelle col grembiulino uguale ma di diverso colore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo che tu mi portavi dall’oculista e quando c’era bisogno di  occhiali andavamo nel negozio e me ne compravi sempre tre paia per farmi  felice&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo che mi davi mille lire per leggere i tuoi articoli al telefono,  a qualcuno che li stampava, e che mi dicevi ‘ricordati i punti e le  virgole’, e la persona che doveva battere a macchina dall’altra parte  della cornetta contiuava a ridere e io pensavo ridesse di me, ma rideva  di quello che avevi scritto tu&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando raccontavi della tua mamma, che ne parlavi sempre come  quelli che parlano di un eroe. Gli occhi diventavano felici, ma anche  tristi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo che il pomeriggio, quando la mamma lavorava, venivi a casa e dicevi “dite alla mamma che le voglio bene”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo che quando telefonavi e rispondevo dicevi, “chi sei?’ e io mi scioglievo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando facevi la barba, che io volevo sempre essere in bagno  con te e osservavo attentamente ogni tuo gesto con quello spazzolino da  schuima da barba e poi il rasoio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo la felicita’ di sentire il tuo odore in ascensore quando tornavo a casa da scuola, perche’ sapevo che eri a casa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando mi hai dato diecimila lire per la merenda a scuola, e io  ero abituata alle cinquecento lire della mamma e ho comprato la merenda  a tutti i miei compagni quel giorno li’&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando arrivavi a casa e il corrdoio sorrideva, e anche la  cucina, a anche la sala e anche il tinello, e anche e soprattuttto la  mamma&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo quando baciavi la mamma e noi dicevamo ‘che schifo’e tu dicevi che le volevi bene&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo quando squillava il telefono e tu dicevi “dite che non ci sono” e noi dicevamo “ha detto papa’ di dire che non c’e’”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando mi hai scritto una lettera e l’hai lasciata nella sua  busta sulla mensola del tinello e hai detto che potevo leggerla dopo  mangiato e che io ho mangiato tanto in fretta che avevo mal di pancia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando te le scrivevo io, le lettere, e tu le leggevi e poi mi  chiedevi di venire in braccio e mi sussirravi le parole che volevo  sentire da te&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo che quando eri arrabbiato e teso lo capivo subito da come muovevi i muscoli della mascella&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo che fumavi tenendo la sigaretta attaccata proprio alla fine delle dita che sembrava dovesse cadere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo quando e’ nata Serena, alle sei del mattino, che sei andato fuori a citofonare a tutti e annunicare ch era nata&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo quando ti coricavi sul divano e ci insegnavi a giocare a bicicletta con te&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo quando ci hai svegliato alle tre di notte per farci provare delle scarpe che ci avevi comprato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando io e Fabio facevamo la vedetta a Stadera e poi a San  Fedele, aspettando le macchine all’ultima curva per vedere la tua Lancia  rossa o la macchina di Bruno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando giocavamo a scala quaranta che tu ci facevi sempre la  fotografia e la mamma ti diceva di farci vincere qualche volta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo una sera, la sera prima di natale, che alle undici hai proposto  di andare da Gattullo e comprare delle caramelle da mettere sull’albero&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo che quando toccava te accompaganrci a scuola arrivavamo sempre  in ritardo e io avevo sempre l’ansia e volevo essere come Anna che  invece era contanta di arrivare in ritardo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo quando ti sei messo a piangere e io credevo di morire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo quando mi facevi le carezze, che era la cosa piu’ bella e piu’ dolce che io anche adesso, abbia mai provato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo che quando la mamma ci sgridava tu le dicevi di non alzare la voce, che il mio cuore batteva troppo forte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi ricordo quando dicevi che io ero oca perche’ ero distratta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mi  ricordo quando mi hai portato al pronto soccorso perche’ avevo un  taglio sotto il mento e abbiamo incotrato Franco Meroni con Marcello&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E poi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Poi mi ricordo quando per l’ultima volta hai preso la porta delle scale per andare a lavorare non sei piu’ tornato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-2759639772375945101?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/2759639772375945101/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/10/ricordi-che-ho-di-mio-padre-morto-28.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2759639772375945101'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2759639772375945101'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/10/ricordi-che-ho-di-mio-padre-morto-28.html' title='Ricordi che ho di mio padre, morto 28 anni fa questo mese'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TKiRTPCwHTI/AAAAAAAAAB0/1fCW3zqGQEU/s72-c/io+e+papa%27.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-1756039817177487155</id><published>2010-09-27T21:41:00.001-04:00</published><updated>2010-10-05T17:37:34.878-04:00</updated><title type='text'>Il colore dell'amore vero</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TKuaMVvHGgI/AAAAAAAAAB4/OBpEcyFQtXE/s1600/DSC_7050.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="212" src="http://1.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TKuaMVvHGgI/AAAAAAAAAB4/OBpEcyFQtXE/s320/DSC_7050.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TKFHmyIt_5I/AAAAAAAAABM/AHaQro0KY94/s1600/DSC_7050.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.4087243663694873" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Stasera  è successa una roba fantastica. Una cosa che ormai avevo pensato di  vivere solo nei sogni, qualcosa che vorrei succedesse ma che sapevo non  avrei mai e poi mai visto. Stasera è successo il miracolo, tipo Troisi  in Ricomincio da Tre: stasera Luca e Emma hanno comunicato. Si sono  amati. Baciati. Voluti. Hanno riso insieme, hanno trovato un modo di  incontrarsi. Hanno fatto come fratello e sorella certe volte fanno: si  sono fatti le coccole.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;È  andata così: dopo cena Luca ha chiesto i goldfish (per chi non è  americano o non ha figli, sono dei crackers a forma di pesci che i  bambini darebbero l'anima per avere). Non ne avevamo. Ho dato a Luca  cinque dollari e gli ho detto, se li vuoi, andiamo a comprarli. Lui,  senza fare una piega, ha messo i soldi in tasca e si è avviato verso la  porta. Ovviamente, io l'ho seguito. È andato al negozietto alla fine  della strada, dove lo conoscono per via che lui con la terapista va  tutti i giorni a comprare il latte al cioccolato. Luca è entrato, ha  cercato i goldfish, li ha trovati. Al momento non li ha riconosciuti,  perchè la confezione non era verde, e non rossa, come di quelli che  piace a lui. Dopo aver studiato la scatola e essersi convinto che forse  valeva la pena, ne ha presa una e si è fiondato verso la cassa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Il  ragazzo che ci lavora è pachistano e lo saluta con un accento strano,  ma comunque con tanto affetto. Sa che deve essere paziente: Luca mette  la confezione sul banco, e cerca la banconota da cinque dollari che gli  ha dato Dan. La trova, con la lentezza che solo una persona con la  sindrome di Down riesce a trovare, la mette sul banco. Il ragazzo  pachistano, con un sorriso di fierezza prende i soldi e si appresta a  dargli il resto. Le monete le prendo io, ma i contanti li prende Luca,  sempre con molta lentezza, e li mette in tasca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Esce  dal negozio. Io gli ricordo di come sia grande, che adesso se vuole  qualcosa va al negozio e se la compra. Lui &amp;nbsp;è contento, sorride, mi  abbraccia, mi fa capire di essere fiero di se stesso. Non a torto. Ha  appena rotto seimila barriere che l'autismo gli mette davanti ogni  giorno. Lo bacio, lo abbraccio, gli ricordo ancora di come io sia fiera  di lui. Lui, sorridendo, apre la porta di casa e si fionda in cucina, a  prendere un piatto su cui mettere i goldfish.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;In  cucina incontra Emma, vestita da ballerina, tutú e scarpe coi  brillantini, viso pieno di cuori e fiorellini che Sofia aveva disegnato  ore prima, la trova sul tavolo della cucina, a dare il latte a Ella, la  sua bambola. Luca le accarezza la testa e le dà un bacio. È fatta: Emma  gli fa vedere Ella, e lui bacia anche lei. La prende con dolcezza e le  spara un bacio sulla testa di plastica. Emma è felice. Comincia a  cantare una canzone che fa ridere a Luca, e lui l'abbraccia e ride. Lei è  felice, e lui di più. Poi Emma dice, Luca, you make my heart feel  happy, e lui sorride, bacia, ride. È felice, felice come non lo avevo  mai visto. Emma, continua a dire, Emma, Emma. E lei le so bacia, se lo  coccola. Io sono sconvolta da come l'autismo mi sorprenda sempre, mi  trovi impreparata. Credevo che lui non sapesse, che non capisse, che non  gliene fregasse. E guardalo adesso, in brodo di guggiggiole, a baciare  Emma, a giocare con la sua bambola per far contenta la sua sorella  piccolina. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Luca.  La sua semplicità è di una complessità indefinibile. Eppure è lì,  semplicemente a giocare con la sua sorellina, di dieci anni più giovane.  A baciare la bambola e a far finta che sia un bimbo vero. Luca guarda  il soffitto come per pensare, e poi ride, dice Emma, Emma.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Il  mio cuore non è pronto, e sobbalza. Capisco l'importanza del momento, e  la rarità. Chiamo Dan e i suoi occhi diventano subito più bagnati, tipo  pianto. Gioia, tenrezza, sorpresa, amore, maternità. Tutta quella roba  lì mi assale e mi scombussola. Luca ama. Luca c'è e quando vuole i  goldfish e me lo ricorda. Luca sa di avere una sorellina piccola, e la  fa giocare, le fa le coccole. Sta ai suoi giochi con Ella, la bambola  sempre nuda. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Luca mi commuove, mi sorprende, mi confonde.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Poi chiede i goldifish, e glielo dò tutti. Ci mancherebbe altro. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Luca è il mio vero superman, il mio spiderman, il mio Hulk, il mio supereroe. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E piango.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-1756039817177487155?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/1756039817177487155/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/il-colore-dellamore-vero.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/1756039817177487155'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/1756039817177487155'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/il-colore-dellamore-vero.html' title='Il colore dell&apos;amore vero'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TKuaMVvHGgI/AAAAAAAAAB4/OBpEcyFQtXE/s72-c/DSC_7050.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-8140384989204036219</id><published>2010-09-21T14:33:00.001-04:00</published><updated>2010-09-21T15:09:29.061-04:00</updated><title type='text'>altro che banchieri</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.19741163396381367" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Oggi  ho accompagnato Thelma a casa, che abita a un'ora e mezza da qui.  Thelma è mia suocera, ma a dirla cosí sembra una cosa brutta. È la mamma  di Dan, e ci unisce un amore inverosimile per Dan, il lavoro a maglia e  anche la voglia di chiacchierare. È bello sentirla parlare dei suoi  ricordi: del suo padre ebreo che, per scappare chissá che guerra contro  la Germania, si nasconde sotto una montagna di fieno e scappa, lasciando  la moglie incinta in Polonia. &lt;/span&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.19741163396381367" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.19741163396381367" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;È bello sentirla raccontare di come il  primo dei suoi otto fratelli è nato in Europa, in un paesino di cui non  si ricorda il nome, e che poi lui e la sua mamma in qualche modo sono  venuti in America, lasciando decine di fratelli e sorelle indietro.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.19741163396381367" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt; La  lingua che parlavano in casa non era il polacco, ma l'yiddish, dialetto  ebraico proveniente dal germanico parlato esclusivamente dagli ebrei  dell'Europa dell'Est. È stato interessante ascoltarla per ricordarmi che  i miei figli vengono non solo dal dna strambo di mio padre, ma anche da  un dna particolare donato dai parenti della parte di Dan.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;I  genitori litigavano su ogni cosa, in yiddish ovviamente, anche sull'etá  ('sei piú vecchia tu! no, sei tu il piú vecchio!), ma se dovevano dirsi  dei segreti, parlvano tra loro due in polacco. I figli, tutti e nove,  sono cresciuti parlando yiddish, ma è stata la prima generazione ad  imparare l'inglese. Il nonno lavorava in fabbrica: cuciva tasche a  cappotti e impermeabili; uomo molto legato ai sindacati, dice Thelma. La  nonna, a casa coi figli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Sia  il nonno che la nonna venivano da famiglie molto numerose, ma in pochi  avevano lasciato l'Europa. Anni dopo, i genitori, i fratelli, le  sorelle, i cugini, i nipoti, i parenti in generale vengono deportati nei  campi di concentramento. Non ne rimarrá vivo neanche uno. Tutti  decimati. Tutti ebrei, nessun ariano. Ci sono delle foto che Thelma mi  mostra della sua famiglia in Europa. Bimbi che somigliano a Luca, a  Sofia e a Emma. A Dan. Tutti ammazzati, mi dice lei con una voce piena  di dolore. Tutti. Non ne hanno salvato nessuno. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Fortunatamente  i nonni di Dan sono arrivati in America prima dell'olocausto. Loro sono  arrivati perchè il nonno non voleva andare in chissà quale guerra. Per  questo che Thelma non è morta in un campo di concentramento. Per questo è  riuscita a incontrare mio suocero e insieme hanno avuto Claudia e poi  Dan, perchè sennó niente. Se il nonno di Dan fosse stato di due anni piú  vecchio o piú giovane, e non avesse avuto l'età per essere richiamato  dall'esercito, Thelma sarebbe morta a Aushwitz, e di Dan, Luca, Sofia e  Emma non ci sarebbe stato neanche il dubbio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  poi c'è chi dice che gli ebrei erano quelli che avevano i soldi, le  banche. Il nonno di Dan cuciva tasche sugli impermeabili. Un uomo che ha  lavorato in fabbrica tutta la vita, per poter mantenere onestamente la  sua famiglia numerosa. E come lui migliaia di persone. Proletariato  puro. Il loro problema era che non erano ariani, altro che ceto sociale.  Altro che banchieri. Famiglie con tanti figli (quello si, come i  cattolici), ma povere, non certo benestanti. Perchè quando ne parlo in  Italia sembra sempre che gli ebrei siano i padroni del mondo economico.  Tranne che non è vero. Basta fare una semplice ricerca su google per  scoprirlo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Fatto  sta che i cugini, gli zii, i bisnonni dei miei figli, che cucivano  anche loro tasche sui tirasass, loro sono morti in forni crematori.  Erano sindacalisti, socialisti e spesso filcomunisti. Ma erano  circoncisi e questo era il loro peccato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ogni  festa delle luci, io, che sono cresciuta cattolica ma che non credo ci  sia un dio che ci domini, accendo la manorah e chiedo a Dan di mettersi  la sua hamakka e dire le preghiere. Non perchè voglio che lui ci creda.  Per rispetto di quelli col suo dna che sono rimasti indietro, che non  hanno deciso di venire in America sotto un mucchio di fieno, per quelli  morti in qualche campo di concentramento solo perchè erano quello che  erano. Perchè voglio che Luca, Sofia e Emma crescano con la  consapevolezza che i loro parenti sono stati ammazzati per quello che  erano. E forse per otto sere all'anno vale la pena soffermarsi e  ricordarli. Perchè quella foto che ha Thelma, di tutta la famiglia prima  di essere stata presa, in quella foto ci sono Dan, e Sofia e Luca e  Emma.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Tutti loro, che sorridono, in posa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-8140384989204036219?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/8140384989204036219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/altro-che-banchieri.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/8140384989204036219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/8140384989204036219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/altro-che-banchieri.html' title='altro che banchieri'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-2522619762913146012</id><published>2010-09-21T11:09:00.000-04:00</published><updated>2010-09-21T11:09:49.032-04:00</updated><title type='text'>Sofia and Emma</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TJjKk-H6DDI/AAAAAAAAABA/t7YG6d1vXMo/s1600/DSC02938.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TJjKk-H6DDI/AAAAAAAAABA/t7YG6d1vXMo/s320/DSC02938.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-2522619762913146012?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/2522619762913146012/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/sofia-and-emma.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2522619762913146012'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2522619762913146012'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/sofia-and-emma.html' title='Sofia and Emma'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TJjKk-H6DDI/AAAAAAAAABA/t7YG6d1vXMo/s72-c/DSC02938.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-2810625446078345598</id><published>2010-09-17T14:11:00.000-04:00</published><updated>2010-09-17T14:11:38.661-04:00</updated><title type='text'>Chet Baker - I get along without you very well</title><content type='html'>&lt;object style="background-image: url(&amp;quot;http://i2.ytimg.com/vi/IgbPHTBiAVQ/hqdefault.jpg&amp;quot;);" height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/IgbPHTBiAVQ?fs=1&amp;amp;hl=en_US"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/IgbPHTBiAVQ?fs=1&amp;amp;hl=en_US" allowscriptaccess="never" allowfullscreen="true" wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash" height="344" width="425"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-2810625446078345598?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/2810625446078345598/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/chet-baker-i-get-along-without-you-very.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2810625446078345598'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2810625446078345598'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/chet-baker-i-get-along-without-you-very.html' title='Chet Baker - I get along without you very well'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-2890562857828450337</id><published>2010-09-17T12:22:00.000-04:00</published><updated>2010-09-17T12:22:40.620-04:00</updated><title type='text'>Lettera aperta a Giorgio Terruzzi</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.5015882280832792" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Carissimo il mio Giorgio,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;sono  ormai settimane, e non oso dire addirittura mesi, che io mando email e  non ricevo niente da te. Non un cenno, non ti vedo neanche piu' su  scaip.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Perche'?  Perche' non mi scrivi? Adesso io metto giu' delle possibili risposte,  tu dici acqua o fuoco (o fuocherello va bene lo stesso).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi perche' ormai e' meglio darci un taglio?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi perche' guardiamoci negli occhi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi perche' c'hai ben altro a cui pensare?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi perche' non sono piu' quella di una volta? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non  mi scrivi perche' l'Internet e' roba da omosessuali? (niente contro la  categoria, ovviamente, ma tu c'hai dato e anche tanto...)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi perche' cosa vuoi scrivere cosa che son tempi duri per tutti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi perche' mi son tagliata i capelli corti e a tutto c'e' un limite?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi perche' un magnaccia delle tue puttanone ti ha fatto su come il shangai, come diceva quel nostro amico?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi perche' non c'hai piu' la testa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi perche' ci devo arrivare da sola?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi perche' facciamo i seri?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi perche' sei diventato vegetariano?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi perche' sei li' a lavorare, altro che minchiate?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi per via che c'ho l'alito pesante?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi perche' non hai piu' niente da dirmi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi perche' fa piu' male a te che a me e non vuoi farmela pesare?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi piu' perche' ti girano i maroni?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non mi scrivi perche' non ti do piu' le soddfisfazioni di una volta?&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi piu' per non illudermi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi scrivi piu' e basta?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Cicca cicca?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dimmi. Io fremo. &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Marina (remember?)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-2890562857828450337?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/2890562857828450337/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/lettera-aperta-giorgio-terruzzi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2890562857828450337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2890562857828450337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/lettera-aperta-giorgio-terruzzi.html' title='Lettera aperta a Giorgio Terruzzi'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-1209028130540344464</id><published>2010-09-16T16:17:00.000-04:00</published><updated>2010-09-16T16:17:30.451-04:00</updated><title type='text'>devo andare a lavorare...</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.1345549060772352" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Lo  ammetto senza vergogna: sono molto intimidita e insicura dall'idea di  andare a lavorare. In questi tre anni a Cambridge ho tentato di crearmi  un ritmo, una routine, che mi aiutasse a sentirmi a mio agio dopo il  grosso cambiamento che abbiamo fatto trasferendoci da otto anni di  Brooklyn. Porto a scuola Emma, vado in palestra, faccio un po' di  commissioni, porto fuori i cani, aspetto i ragazzi che tornano da  scuola, la terapista di Luca. Ogni giorno, piu' o meno, faccio gli  stessi movimenti, gli stessi spostamenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Siccome,  appunto, sto cercando lavoro e la mia routine, cosi' familiare e  confortevole, sta per essere stravolta, ho deciso che il modo migliore  per diminuire la mia insicurezza e' fare un'esperienza nuova ogni  settimana: iscrivermi a un corso di meditazione, fare un giro in bici,  fare una lezione di yoga, andare a piedi fino alla North End.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Oggi  ho deciso di seguire una lezione di mezz'ora lavorando sugli  addominali, seguita da un'ora di kickboxing. No so cosa mi sia preso.  Sono andata in palestra, come sempre, e ho visto che c'era sta lezione e  mi son detta, ecco la mia esperienza settimanale. O la va o la spacca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Facendo  finta di sapere esattamente cosa fare, mi avvio negli spogliatoi. Mi  preparo: pantaloni grigi della tuta e maglietta rossa slabrata,  utilizzabile solo in palestra. Le mie belle scarpe da ginnastica, la mia  bottiglia d'acqua e via. La stanza dove ci si incontra per il corso e'  buia. Per non far vedere che sono agitata, mi siedo su uno di quegli  attrezzi che pompano i muscoli delle cosce, e sempre con la mia non  chalance, mi metto a pompare. Uno, due, tre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dopo  pochi minuti vedo una donna entrare nella stanza del corso e accendere  la luce. Non volevo, ovviamente, essere la prima a entrare, per cui ho  continuato per qualche minuto. Uno, due, tre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Entro  nella stanza e ci sono gia' tre persone; tutte e tre donne, una decina  di anni piu' giovani di me, e una ventina di chili di meno. Vabbe', mi  dico, son qui per dimagrire, dopo tutto. Lascia perdere, Marina, mi dice  una vocina che subito decido di ignorare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Un  paragrafo deve essere dedicato alla maestra, perche', credetemi,  merita. E' vestita di nero: i pantaloni sono attillatissimi, e la  canottiera nera anche. Il corpo e' una palla di muscoli: lei salta e non  si muove niente di niente: non ballano le tette, non ballano le cosce.  Niente. Dura come un pezzo di legno. Il suo culo e' piu' piccolo di  Sofia, che ha undici anni e pesa come una piuma. La sua statura, anche.  Le scarpe, nere anche loro, fanno un rumore come di tacchi. Continuo a  fissarle, ma a dire il vero non ho capito come fossero. I capelli sono  lisci, lunghi e ossigenati. Anche loro, come il resto del corpo, si  muovono pochissimo quando salta, bruciati da anni di tinture varie. Ha  un microfono, di quelli attaccati a delle cuffie, per dire, cosi' che si  puo' muovere senza problemi. La stanza e' piccolissima, e mi chiedo  perche' ha bisogno del microfono. Lo capisco due secondi dopo, quando  accende la musica a massimo volume. E' truccatissima. E' bruttissima.  Pero', magra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;A  poco a poco arrivano altre donne, tutte magre e giovani. La mia vocina,  quella che mi dice di andarmene, si sta pisciando addosso dal ridere.  Io ignoro, prendo il mio materassino nero, faccio finta di fare dello  stretching, come la ragazza ventenne davanti a me. Non potremmo mai  essere amiche, io e lei. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Inizia  la musica altissima, e la maestra, coi suoi capelli e il suo rossetto,  si mette davanti allo specchio e comincia a dire cosa fare. La prima  mezz'ora si lavora sugli addominali. Io i miei li ho persi di vista dopo  la mia prima gravidanza, quattordici anni fa a novembre. Squeeze, dice  lei al microfono. Sqeeze cosa che io gli addominali non li trovo da  nessuna parte. Squeeze, squeeze. Prima facciamo degli esercizi da in  piedi: gambe larghe e piegate e via: destro, sinistro, per un miliardo  di volte. Quando speri che possa leggere la pieta' nei miei occhi, mi  guarda dallo specchio e mi dice One more time. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Poi  dice di coricarci. Ale' magari adesso mi riposo un attimo. Invece no,  up, down, up, down ripete inesorabile in quel microfono di merda. Mi fa  fare delle robe che non sapevo il mio corpo potesse fare. Mezz'ora di  addominali e' come dire sette ore di corsa per me. Insomma, sudando come  una bestia, guardo l'orologio e mi accorgo che quasi ci siamo. Gli  ultimi minuti sono durati un'ora e tre quarti, con sta finta bionda che  mi torturava. Ma poi e' finita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Annuncia  che la prossima ora sara' durissima. Per le ventenni. Io mi asciugo il  sudore e mi dico, io vado a casa. Poi entra una signora, magari un po'  piu' grande di me e mi dice, kickboxing is fun!, come per dire non e'  che te ne vai, vero?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;La  finta bionda mi guarda e mi dice, fai quello che puoi, non devi sempre  saltare, se sei stanca ti fermi, che io ci sono anche rimasta male.  Come, fai quello che puoi? Adesso me lo dici? E' mezz'ora che mi faccio  il culo e adesso mi dici fai quello che puoi? Non potevi dirmelo prima?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Cambia  musica: il ritmo e' molto piu' veloce. Gli esercizi iniziano anche  questa volta in piedi, ma qui ci vuole coordinazione. Io mi concentro  come se dovessi fare una divisione a tre cifre a mente. Ce la metto  tutta. La mia vocina interna ormai e' piegata in due dal ridere, non  riesce neanche piu' a respirare, sta carogna. Due passi a destra,  saltello, tre passi a sinistra, gamba su, ginochio giu, sedere dentro,  spalla a sinistra, veloce, ripetere. Io vado nel pallone piu' completo.  La mia maglietta rossa che spicca tra le magliette molto piu'  professionali di quelle stronze di giovincelle magre. Ma io non mollo.  Muoio ma sta lezione la finisco com'e' vero iddio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dopo  mezz'ora credo di avere un infarto. Faccio per fermarmi un attimo e il  microfono mi urla don't stop now, keep moving, KEEP MOVING! Io sto per  mandarla a cagare, lei il suo microfono e i suoi capelli ossigenati. E  invece mi ributto e vado, gamba sinistra su, destra giu, pugni a destra e  a sinstra, one more time. Poi ci fa saltare la corda per un bel dieci  minuti, che all'inizio dici, vabbe' questo e' facile, ma gia' al quarto  minuto ti senti meno sicura. Al settimo implori. Al nono speri in una  morte anche violenta, basta che mi facciano smettere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Good  work, dice lei, che non ha neanche uina gocciolina di sudore. Io faccio  quella che esce normalmente e va a far la doccia. Girato l'angolo mi  son detta, io sto qui a dormire stanotte, non ce la faccio neanche ad  arrivare fino agli spogliatoi, figurati tornare a casa in bici. Raccolgo  tutte le mie forze e piano piano mi avvio alla porta degli spogliatoi.  Con calma mi spoglio, mi butto sotto la doccia. Esco, nuda, e chi mi  vedo? la maestra che mi dice, you did a good job. Mi son subito sentita  meglio. Mi vesto, vado a prendere la bici e fresca come una rosa torno a  casa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;O la va o la spacca. A me mi ha spaccato, ma martedi' prossimo ancora.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Poi la settimana prossima mi lancio col paracadute. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Che devo andare a lavorare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-1209028130540344464?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/1209028130540344464/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/devo-andare-lavorare.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/1209028130540344464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/1209028130540344464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/devo-andare-lavorare.html' title='devo andare a lavorare...'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-6809473747903962043</id><published>2010-09-10T00:16:00.000-04:00</published><updated>2010-09-10T00:16:33.176-04:00</updated><title type='text'>paure e insicurezze</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.3782023727550996" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Poi  invece penso: ma e' questa la mia dimensione? tirar su calze sporche,  fare la spesa, occuparmi solo ed esclusivamente degli altri e mai  arricchirmi io? Ci saranno pure altri modi per passare la vita, modi  interessanti, che ci scaldano l'anima. Lo so, la palestra e' importante,  e se proprio vogliamo metterla giu' da femminista (che sono) dico anche  che l'immagine di donna e' di persona curata, in forma, senza  ciridella.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  poi mi dico: non e' neanche giusto da un punto educativo mettere i  figli, la famiglia, al centro del mondo. E' come dire che i figli  valgono piu' di me. E' come dire che il sacrificio e' quello che loro,  le mie figlie, dovranno affrontare da grandi. Che anche se sei brava,  bravissima a scuola, anche se &amp;nbsp;ti laurei con la lode, anche se  organizzazioni importanti ti danno borse di studi per incoraggiarti,  continuare, poi in fondo e' piu' importante il frutto del tuo utero. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Io  non ci credo. Io non credo che essere una brava mamma, un bravo  genitore voglia dire annientarsi, sacrificarsi. Anche perche' se e' una  roba che non si sente dentro veramente, una roba che ci si sforza a  fare, poi alla fine vien fuori come un senso di rabbia, di astio nei  confronti dei figli, che loro non hanno mai chiesto di sacrificarti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Insomma,  come ho imparato nelle aule squallide del Brooklyn College, quando mi  facevano studiare i limiti che la societa' ci impone, derivati da  vecchie tradizioni agrarie, in cui la mamma era quella che stava a casa  ad accudire la prole, e che il papa' era quello che lavorava nei campi,  e’ importante tenere a mente che l'idea del sacrificio non e' altro che  un residuo antico, che adesso non vale piu'. Non c'e' niente che  dimostra che avere una mamma a casa, a sacrificare la propria carriera, i  propri anni migliori, sia di beneficio per i figli. Il contrario,  invece, e' vero: una donna che lavora, che ha una carriera, insegna  valori importanti per il futuro, per una vita equilibrata. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Io  ho sempre combattuto lo schema della famiglia tradizionale, con il  papa' che lavora e la mamma che, gioisa, si occupa della casa e dei  figli. Non sono neanche cresciuta in un ambiente cosi'. Anzi: mia madre  era una di quelle che andava in giro per le piazze di Milano a urlare  che l'utero e' mio e me lo gestisco io (sante parole).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Poi  forse, mi dico, la mia situazione e' un po' particolare: madre di  figlio handicappato, &amp;nbsp;straniera senza nessun aiuto dei nonni. Inoltre,  forse in realta' non ho mai veramente deciso cosa fare. Oppure la  verita' sta nel fatto che la cultura americana, diversamente da quella  italiana, mette i figli al centro della famiglia; fatto sta che mi  ritrovo qui, a quarantun anni, al bivio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non  aiuta poi il fatto che il mio lavorare diventa moralmente accettabile  solo nel momento in cui la situazione finanziaria comincia' ahime', a  cedere. Dov'e' dunque il discorso di arricchimento personale, di  trovarsi in una dimensione solo mia, del mio lavoro, che niente ha a che  fare con la mia dimensione casalinga. Adesso non e' piu' neanche una  questione di &amp;nbsp;scelta. Adesso e' cosi', per cui e' ora di cambiare. E  alla svelta. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  non posso negare anche il fatto che confrontarmi con il mondo esterno  mi faccia paura. E' un mondo che ancora non conosce la mia esistenza,  che richiede capacita' che io non ho sviluppato in tutti questi anni,  stando a casa, appunto. E poi cosa vuol dire abbandonare la nave: cosa  ne sara' del bucato, della spesa, dei cani da portar fuori, delle  discussioni con le varie terapiste, dei momenti in cui, coccolata con  Emma, leggo la Pimpa. Dei momenti ad aspettare l'arrivo di Sofia per  sentire, fresche fresche, le ultime novita' della scuola. Del tepore di  casa, che per anni mi ha accudito, mi ha tenuta calda e protetta. Dei  momenti di Luca, che arriva a casa da scuola con un sorriso bello,  sincero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Adesso  e’ arrivato il momento di crearmi una nuova identita': quella della  donna che malgrado i figli va fuori e produce, partecipa, guadagna. Mi  sento impacciata, come un primo giorno di scuola, come un esame di  maturita' quando sai di non aver approfondito i dettagli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Eppure  non vedo l'ora di avere altri cazzi per la testa. Non vedo l'ora di  riuscire a minimizzare ogni roba che succede a casa, di metterla su un  piano mio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Lo fan tutti, ce la faro' anch'io. Ciridella o no.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-6809473747903962043?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/6809473747903962043/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/paure-e-insicurezze.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/6809473747903962043'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/6809473747903962043'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/paure-e-insicurezze.html' title='paure e insicurezze'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-2978461646466534336</id><published>2010-09-09T14:57:00.000-04:00</published><updated>2010-09-09T14:57:44.825-04:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luca e nuvole'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TIkt5KaMXvI/AAAAAAAAAA4/mNsSZRX6lyo/s1600/luca+e+nuvole.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TIkt5KaMXvI/AAAAAAAAAA4/mNsSZRX6lyo/s320/luca+e+nuvole.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-2978461646466534336?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/2978461646466534336/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/blog-post.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2978461646466534336'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/2978461646466534336'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/blog-post.html' title=''/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/TIkt5KaMXvI/AAAAAAAAAA4/mNsSZRX6lyo/s72-c/luca+e+nuvole.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-6127702974145712829</id><published>2010-09-07T22:58:00.000-04:00</published><updated>2010-09-07T22:58:39.215-04:00</updated><title type='text'>Il lavoro nobilita l'uomo</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.5203926154644672" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Oggi  che i bambini sono tornati a scuola, sono finalmente tornata alla mia  routine di sempre: preparo la colazione per Emma, la lavo e la vesto, la  porto a scuola. Sto con lei un paio di minuti, la saluto, sorridente, e  faccio il giro lungo per andare in palestra, dove corro le mie belle  cinque miglia, sudo come una bestia, mentre ascolto altissima la mia  musica (oggi, come spesso, Folco Orselli che a me mi fa impazzire), e  faccio finta di non notare tutti quelli che mi stanno attorno: quello  bello, quella vecchietta, quello grasso, i tatuaggi, le scarpe, le  magliette...Poi mi do' al sollevamento pesi, perche' voglio avere le  braccia di Michelle Obama (per ora i risultati sono piu' che scarsi).  Grondante di sudore, mi svesto e mi piazzo nella stanza ricoperta di  ceramica bianca con il vapore. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E' li che comincio a pensare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Penso  che adesso che mi sono laureata dovrei cercarmi un lavoro, guadagnare,  fare la grande, prendermi delle responsabilita'. Perche e' cosi:  lavorare significa entrare nel mondo dei grandi, di quelli che prendono  le cose seriamente, degli indipendenti economicamente. Di quelli che  hanno una vita oltre la famiglia, oltre la palestra e le stanze piene di  vapore. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Chi non lavora e' privilegiato o immaturo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Poi  penso a me: con tre figli, due case, due cani e un marito, io, perdio,  lavoro. Lavoro molto di piu' del tipo che lavora al supermarket e che mi  saluta ogno volta con un sorriso smagliante. Lui probabilmente va a  casa, perche' ha finito di lavorare, e cazzeggia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Per  una donna, anzi per una mamma, le cose son ben diverse. Per una come me  lavorare vuol dire prendersi un secondo lavoro, l'unico retribuito.  Perche' io tiro avanti una famiglia intera: Luca con i suoi miriadi di  problemi, da gestire nei minimi particolari. Ultimamente, per esempio,  discuto con le sue terapisti delle le sue fissazioni: quella di  torturare Lola, il nostro Boxer., e'l aprima che mi viene in mente. Che  sembra una cagata, ma Lola ha (giustamente) cominciato a ribellarsi. Il  che vuol dire insegnare a Luca di non torturarla: sfido chiunque a  insegnare a un quattordicenne autistico e con la sindrome di Down di non  fare una cosa che lo fa star bene. C'e' gente che prende dottorati per  imparare a modificare i comportamenti di persone psicolabili. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  questa e' solo una virgola della mia giornata. Ci sono incontri con  insegnanti, con terapisti, con la commissione del Comune per stabilire i  servizi che gli servono, la terapista a casa, la sua routine, le sue  medicine, il suo dentista, il suo oculista, il suo cardiologo, i suoi  esami. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Poi  c'e Sofia, che sta entrando nella pre adolescenza e anche lei ha  bisogno delle sue attenzioni. Che sono, giustamente, tante, e  necessarie. E poi c'e' Emma, tre anni e mezzo di esperienza nel mondo.  Cioe' tutto da insegnarle. Tutto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  e' un compagno molto attento, presente; ma il bucato, la spesa, i  compiti di Sofia, le relazioni coi mille personaggi nella vita di Luca,  le riunioni alle varie scuole, la pulizia della casa, e poi la gestione  della casa in campagna, il bucato li', la spesa li, il pulire li'...beh,  lui lavora. Lui. Non ha tempo. Lui. Guadagna. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non  mi sto affatto lamentando. Sto dicendo che io, come donna, ho gia' dei  compiti prestabiliti ben chiari. Compiti che mi sono stati dati con il  mio primo fiocchetto rosa, con l'annuncio dell'infermiera a mio padre:  e' femmina. Compiti che non entrano nella categoria lavoro, o carriera.  Non &amp;nbsp;si discutono durante una cena con amici quando uno chiede, ma tu  cosa fai?, non contano come lavoro. Sono le mie responsabilita' in  quanto donna.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Hai  le tette, e puoi allattare, per cui e' ovvio che tu sia la prescelta a  stare a casa, dice qualcuno. La mamma e' il fulcro della famiglia,  dicono altri. E' nella natura delle donne curar figli e casa, osa dire  ancora qualcuno, sottovoce. Insomma, noi rimaniamo incinta per nove  mesi, ci slabbriamo il corpo, lo doniamo per altri mesi in latte,  perdiamo ore e ore a pulire, organizzare, fare. Poi ci viene chiesto, ma  tu cosa fai? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Io  rispondo sempre che faccio del volontariato. Mi faccio il culo, gratis.  Perche' io sono nata donna, io ho le tette, ho l'utero. Ah, risponde  chi invece ha una carriera, come dire, riconosciuta. E imbarazzato,  passa a altri discorsi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Finalmente  mi sono laureata, dopo tanti anni di fatiche. Tra un corso e l'altro  sono anche rimasta incinta di Emma. Mi ricordo che il docente di Storia  Contemporanea aveva paura che partorissi in classe. In effetti ero gia'  al mio ottavo mese, e facevo un po' di fatica a sedermi e ad alzarmi da  quelle sedie piccoline, per diciottenni magri, che, appunto, vanno in  palestra. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Adesso  che ho la mia bella laurea, adesso, mi dico mentre nuda sulle  piastrelle bianche della stanza piena di vapore sudo anche i rimorsi,  adesso, mi dico, devo lavorare. Perche' fin'ora non ho fatto un cazzo.  Ho studiato tutti 'sti anni e adesso devo pur far qualcosa.  Concretizzare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Invece  faccio la doccia, mi asciugo e mi cospargo il corpo col mio olio al  muschio bianco ordinato dal mio negozio preferito sull'Atlantic Avenue a  Brooklyn. Mi vesto, mi pettino e, ovviamente, mi metto il rossetto.  Esco dalla palestra che mi sento serena. Cosa preparo per cena? Mi fermo  al supermercato, prendo due robe. Gia' che ci sono passo dalla  &amp;nbsp;farmacia, che la medicina di Luca, o mia o di Dan e' finita. Andando a  casa mi fermo anche a vedere se le lenti dei nuovi occhiali di Luca (il  terzo paio questo mese) sono pronti. Vado a casa che devo portare fuori i  cani. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Poi stasera, con calma, mi dico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dopo  aver fatto da mangiare per tutti, messo a letto i bimbi, fatto la  cucina e portato fuori i cani, stasera, mi dico, cerco un lavoro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Che il lavoro nobilita l'uomo, perdio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-6127702974145712829?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/6127702974145712829/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/il-lavoro-nobilita-luomo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/6127702974145712829'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/6127702974145712829'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/il-lavoro-nobilita-luomo.html' title='Il lavoro nobilita l&apos;uomo'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-4609050493574270368</id><published>2010-09-05T22:18:00.003-04:00</published><updated>2010-09-05T22:32:25.587-04:00</updated><title type='text'>Per Kevin e Aimee e il loro bimbo appena nato</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.2889347303430516" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;La  settimana enigmistica, le stagioni, il dentifricio, l'alito cattivo, i  gioielli, le scatole per le scarpe, le parrucche, i punti neri, i  cattivi pensieri, le sorelle, il mare, gli amici e i nemici, le  elementari medie e superiori, le fermate dei treni, quelle dei tram, i materassi, le  classe sociali, le cuffie per ascoltare la musica, i falo', i soldatini,  i libri, il vino rosso, i ricordi, le tovaglie coi loro bei tovaglioli,  il telefono, le melanzane, i vestiti firmati, i film, le carnagioni, la  sabbietta per i gatti, i viaggi, i quadri, le etichette, la morte, la  punteggiatura, le zanzare, il bisogno di far pipi' e di fare l'amore, la  televisione, gli odori, i cani randagi, la psicoterapia, la Norvegia, i  campi di mais, l'architettura, le stampanti, i tappeti, i compleanni,  le cucine di tutto il mondo, gli ombrelli, i divani scomodi, i nonni, le  ascensori, i silos, babbo natale e gesu' bambino, le guerre, i rimorsi,  le serate in compagnia, i bambini che non vogliono andare a letto, le  bollette, i sandali, e le stoffe a pois. Il caffe' americano e gli esami  del sangue. Gli inviti. Gli spifferi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Il  sonno, gli esami all'universita', l'aspirapolvere, i croissant, l'internet, i peli sulle  gambe delle donne, quelli sulle gambe degli uomini,i &amp;nbsp;tasti,  l'autonomia, le necessita', le fognature, i professori delle superiori,  gli asciugamani, le tappezzerie, i momenti indimenticabili, gli  incidenti mortali, le flotte, le lingue straniere, il burro fatto in  casa, il parquet, le tendine canadesi, il medio oriente, il jazz, i  silenzi in macchina, i capelli grassi, le banche, i disonesti, la  campagna inglese, i religiosi, le donne incinte, la manicure, le  litigate sulla politica o sul calcio, le partite di bocce, i girasoli, i  nei, le calze a maglia, l'inquietudine, il volume troppo alto, i  vicini, i tavoli da sei, i tappi delle bottiglie, le cantine, il  bricolage, il prosciutto crudo san daniele, le cotte prese di nascosto, i  telegiornali, i frigoriferi, le medicine, gli antiquari, lo spelling. Le figure geometriche. La  diarrea. L'incognito. Le persone poco sensibili. I bei voti. Le isole.  La storia e la geografia. Le trapunte. Il Sudoku. Le perline. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Insomma,  c'e' un po' di tutto. Anche le canzoni di montagna intonate su un  pullman. Durante la gita scolastica. Che scopri che il tuo professore  fuma e che tu piacci al tuo compagno di banco. Anche le file che si  fanno in comune per rinnovare i documenti. E i guanti, che ce ne sono di  tanti tipi: quelli di lana, quelli della boxe, quelli bianchi dei  maggiordomi, quelli di gomma per pulire il cesso, quelli da sci. Quelli  lunghi che arrivano al gomito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Un casino di roba da scoprire. Tu, che sei nato l'altro ieri e che devi ancora imparare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E questa e' solo una lista parziale. Pensa te...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-4609050493574270368?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/4609050493574270368/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/per-kevin-e-aimee-e-il-loro-bimbo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/4609050493574270368'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/4609050493574270368'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/per-kevin-e-aimee-e-il-loro-bimbo.html' title='Per Kevin e Aimee e il loro bimbo appena nato'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-586498115664231575</id><published>2010-09-04T21:24:00.001-04:00</published><updated>2010-09-04T21:36:19.030-04:00</updated><title type='text'>due mondi che si incontrano</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.6784176033554284" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;‘A  tavola!’, &amp;nbsp;urlo dalla cucina . Luca e’ di sopra, in camera sua, davanti  al computer che guarda i suoi video su Youtube, Sofia sta ascoltando i  Beatles e Emma vaga per casa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;La  tavola quadrata stasera e’ apparecchiata bene, con la tovaglia rossa  che mi aveva regalato la nonna tanti anni fa. Cinque piatti: due grandi e  tre piccoli. Due calici per il vino, tre bicchieri Ikea. Stasera mi va  anche di mettere una candela, come nei film dove va sempre tutto bene. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;‘A  tavolaaa!’, urlo, questa volta piu’ forte. Sofia scatta, Luca no, pero’  lo sento che si alza. Bene. Emma e’ gia’ a lavarsi le mani, Dan,  &amp;nbsp;seduto a tavola, mi versa un bicchiere di rosso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  siamo tutti noi. Seduti, a tavola, con la tovaglia rossa e la candela,  il vino e l’acqua per i bimbi. Me li guardo, tutti e tre e mi viene  addosso una roba enorme, tipo emozione, ma quasi di piu’. Fierezza. Si,  ecco, sono proprio fiera della mia meravigliosa famiglia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;“What  a nice family we are”, dico a voce alta. Sofia sorride, e mi ricorda  che lo dico ogni sera. Luca borbotta un buon appetito, e mangia in  fretta, senza fermarsi, perche’ vuole tornare di sopra al computer. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Una  sera come le altre, in una famiglia che ha trovato una normalita’,  malgrado tutto. Malgrado i momenti bui, malgrado le solitudini  lunghissime e le attese fuori dalla sala operatoria. Malgrado le  sentenze che dottori emeriti hanno sputato in faccia a me e Dan, senza  neanche una pacca sulla spalla.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Perche’  ad un certo punto del mio percorso ho capito una cosa importante: Luca  e’ Luca, e non lo vorrei in nessun altro modo. Adesso sembra una roba  messa li’, semplice, quasi ovvia. Invece ci ho messo anni per capirla,  per acettare che Luca e’ diverso, che Luca fa parte di un mondo che non  e’ il mio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Luca  fa parte del mondo degli handicappati, delle persone che non sono  fighe, o brillanti, o di successo. Fa parte di un mondo di persone che  non sanno come comportarsi nelle normali situazioni sociali che noi  diamo per scontato. Fa parte del mondo la cui carriera sara’ scopare il  supermercato, pulire i vetri delle macchine. Fa parte delle persone che  sono out, quasi nascoste. Quelle a cui diamo un secondo sguardo e  diciamo ‘poverino’. Io no: io faccio parte del mondo che produce, che si  laurea, che si sposa, che fa figli, carriera, soldi, compra casa, fa  l’amore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E’  stato uno sforzo enorme capire che Luca non fa parte del mio mondo, che  e’ con gli esclusi dalla nostra societa’. Primo mi sono sentita sola,  senza di lui nel mio mondo. Poi mi sono sentita come tradita da lui,  come se avesse deciso di essere cosi’, come se potesse essere un’altra  persona e invece no. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Poi  e’ successo che ho frequentato, con Luca, scuole e gruppi con bambini  handicappati, chi con la sindrome di down, chi sulla sedia a rotelle,  chi col casco perche’ ha crisi epilettiche, chi urla senza motivo. Gente  di quel mondo la’, insomma. All’inizio e per molto tempo non potevo  credere che Luca potesse far parte di quel gruppo, &amp;nbsp;e invece proprio  Luca mi ha fatto capire che quelli sono i suoi amici, i suoi compagni di  viaggio, e che sta meglio con loro che con bambini del mio mondo. Loro  sono come lui. In quel mondo li’, &amp;nbsp;la diversa sono io, non lui. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  ho capito: Luca e’ Luca. Anni per accettare quelle aule piene di  persone diverse, ma adesso sono contenta, felice, fiera che Luca abbia  trovato il suo mondo, un mondo in cui le aspettative sono al suo  livello, dove si sente a suo agio. E sono contenta di averlo conosciuto,  quel mondo, di aver capito cosa vuol dire non far parte, essere  diversa. Perche’ per Luca e’ la stessa cosa nel mio mondo: non lo  capisce, non ci si ritrova, si sente diverso, lo spaventa. E finalmente  ho accettato il suo, di mondo, come lui ha accettato il mio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  dunque siamo qui, a cena tutti e cinque, e capisco di essere finalmente  arrivata a un momento della mia vita dove posso trovar pace con me  stessa, dove non ho piu’ bisogno di lottare, di capire, di star male.  Perche’ accettare, in fondo, e’ l’unica salvezza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-586498115664231575?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/586498115664231575/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/due-mondicche-si-incontrano.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/586498115664231575'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/586498115664231575'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/due-mondicche-si-incontrano.html' title='due mondi che si incontrano'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-7135208088722654911</id><published>2010-09-03T16:28:00.000-04:00</published><updated>2010-09-03T16:28:16.642-04:00</updated><title type='text'>Passeggiata, tipo fuga</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.0007565509162653639" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Arial; font-size: 11pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E'da  martedi' che sono coi bimbi. Io e loro. tutti e tre, nella loro gloria.  Mercoledi' ho deciso, giusto per punirmi un po' di piu', di venire qui a  Becket con due dei bimbi e i due cani. Sofia, che ha 11 anni e quando  sente nominare Becket le prende un colpo, si e' autoinvitata dalla sua  amica per un paio di giorni, fino a quando, venerdi', Dan sarebbe  arrivato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;I  due bimbi che mi son portata sono Luca, quattordicenne autistico e  Emma, di tre anni e logorroica. Non smette mai di parlare. Mai. Giuro. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Becket  e' un paesino a circa due ore da Cambridge, dove abitiamo ormai da tre  anni. Qualche anno fa abbiamo cominciato a cercare una casetta in  campagna da comprare, visto che con Luca e con i cani e' praticamente  impossibile andare in vacanza in alberghi. Cerca e cerca abbiamo trovato  una casetta tutta in legno, tipo la casa nella Prateria, in una parte  di Becket un po' isolata, dove le strade non sono neanche asfaltate.  Davanti a noi c'e' una casa, anche lei di legno, e dietro una foresta  che arriva fino a uno dei cinque laghi qua attorno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Insomma,  isolato, bello, silenzioso. Il posto da venirci da soli, a scrivere il  romanzo della vita, o leggere Guerra e Pace, o Mby Dick. O imparare a  memoria Via Paolo Fabbri 43, che mi riprometto di fare da anni. Quei  progetti li'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Oggi  e' venerdi' e sono stupita di essere ancora in grado di ragionare,  malgrado Emma che non ha smesso di parlare da martedi' e Luca che  ascolta la stessa canzone senza interruzione. Dan e Sofia sono arrivati  ieri sera, e oggi Dan lavora da casa, che vuol dire coricato sul letto  col computer a mettere foto e musica di anni fa trovati su un altro  computer vecchio in cantina. Pero', mi dico, &amp;nbsp;almeno e' un adulto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Alle  tre, mentre aspetto sera per giustificare il primo bicchiere di vino  (mia ultima salvezza in questi giorni), ho deciso di andare a fare una  passeggiata da sola. Da sola vuol dire con Emma per un po' che poi si  stanca subito e torna a casa, e i miei cani, Oscar e Lola.&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt; La  strada che prendo e' bellissima: foresta a destra e foresta a sinistra,  uccellini che cinguettano, fiorellini gialli e azzurri e arancioni.  Insomma, tipo film di Walt Disney senza musichetta. Ai lati della strada  due fossi da cui ogni tanto esce una ranetta piccolina Una bellezza  quieta, senza farla su troppo dura, quasi che non sembra vero. Ma  soprattutto nessuno che mi chiama, nessuno che mi parla. Finalmente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Seguo  Oscar, che gira a destra e corre verso la spiaggia di uno dei laghetti,  pronto a buttarsi in acqua. Arrivata alla spiaggia, noto con stupore  che qualcuno ha messo una sedia grande di legno proprio sulla  spiaggetta. Cerco un bastone da buttare a Oscar, che felice si lancia in  acqua per prenderlo, e mi siedo. Tutto in silenzio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Davanti  a me il lago, circondato da boschi con alberi che stanno gia' cambiando  colore: foglie gialle, rosse, arancioni. Poi in mezzo al laghetto c'e'  una piccola isola, piena di alberi. Che bello, mi dico. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Oscar  arriva da me col suo bastone in bocca. Lo molla ai miei piedi e mi  guarda come dire: l'ho preso! Giochiamo? Io faccio finta di non capire.  Voglio pensare a qualcosa di importante, finalmente che adesso sono  sola. O ricordare qualcosa di bello, lasciare che la mia mente faccia i  giri che deve fare. Mi piace quando la lascio andare, la mia mente,  dico. Passo dal ricordarmi di un esame all'universita', a quando ho  rubato il rossetto alla Standa, a quando mi e' venuta la ridarola a casa  dei nonni e il nonno si e' arrabbiato. Bello, immagini senza nessun  nesso logico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  invece la mia mente contiua a canticchiare. Allora, prima devo dire che  ho appena riempito il mio IPod: ho messo milltrecentoventun canzoni, da  Chet Baker a Elio e le storie Tese. Di tutto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Eppure la mia mente andava sempre nello stesso posto. E l'ho lasciata fare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;La canzone era La bella la va' al fosso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Cazzo, mi son detta. Mi sa che mi son giocata questo momento di riflessione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-7135208088722654911?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/7135208088722654911/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/passeggiata-tipo-fuga.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/7135208088722654911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/7135208088722654911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/passeggiata-tipo-fuga.html' title='Passeggiata, tipo fuga'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-7439017495039630835</id><published>2010-09-01T22:06:00.000-04:00</published><updated>2010-09-01T22:06:36.779-04:00</updated><title type='text'>Luca, Sean Penn e Chianti e angeli</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.9432187774535065" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E'  tutto il giorno che penso a questo esatto istante. Dopo aver fatto i  letti, pulita la sabbietta della gatta, aver discusso con la terapista  di Luca come fare quando non ha voglia di lavorare e si siede per terra,  e dice solo 'Fly me to the Moon', che vuol dire che l'unica cosa che lo  fa alzare e' Frank Sinatra; dopo essere andata a portare Sofia  dall'amica, aver fatto la spesa, aver portato Pia a casa con un buon  pranzo per sua mamma, che non sta bene; dopo aver messo (male) la  complessa griglia di ferro che in teoria separa Luca dai cani in  macchina, dopo aver guidato per due ore con Emma e Luca e i cani (la  griglia e' crollata al sesto chilometro, con conseguente smadonnata mia,  e coi cani che mangiavano le patatine di Luca, unica mia arma per farlo  star tranquillo e non tirarmi i capelli mentre viaggio a 140 km in  autostrada), dopo essere arrivata a Becket, messo via le robe portate,  fatto da mangiare, pulito la cucina, convinto Emma e Luca ad andare a  letto (Luca, a dire il vero, l'ha convinto la melatonina, ma transit). Dopo tutta sta roba, finalmente arriva il mio istante. Un bel bicchiere, bello pieno, di Chianti  (Melini, Borghi D'Elsa, comprato in un negozio disgraziato nei paraggi  della foresta americana) e la mia pagina al computer. Bella e bianca.  Vergine.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Avevo  progetti enormi per questo momento: immaginare di pesare quindici chili  meno, avere dieci anni meno e ricevere una telefonata da, chesso', Sean  Penn o Folco Orselli per parlare e sbaciucchiarsi. Invece, porca la  malora, son qui a pensare al momento in cui stasera ho messo a letto  Luca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Si,  perche' io Luca lo metto a letto, come si mette a letto un bimbo di un  anno. Gli lavo i denti, lo convinco a far pipi' (seduto) in bagno, gli  metto il pigiama, lo copro, gli ricordo quanto lo adoro, spengo la luce e  chiudo la porta. Solo che Luca tra due mesi compie quattordici anni. Ha  tantissimi peli neri scuro sul pube, ha il pisello da grande, con  erezioni continue; ha il baffi, il 39 di scarpe e la fame atavica tipica  degli adolescenti. Solo che ancora non sa mettersi le scarpe, lavarsi i  denti, parlare, usare il bagno indipendentemente. Non e' capace di  dirmi se ha mal di testa, se gli girano i coglioni, se ha voglia di  gelato, se si e' innamorato, se e' triste. O felice. O solo. Se capisce  la sua situazione, e ha domande. Se si confronta. Se soffre, come soffro  io, ogni volta che gli metto le scarpe, o mi accorgo di non poter  condividere nessuna emozione con lui.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non  voglio metterla giu' dura. Davvero. Non e' neanche che mi sento  poverina per avere un figlio autistico e con un cromosomo in piu'. Ci  mancherebbe altro. Anzi, io sono davvero fiera di avere un figlio come  Luca. Lui e' unico, e' diverso, un po' come lo siamo tutti, solo che lui  di piu'. Lui mi insegna ogni giorno un sacco di roba, e la cosa piu'  profonda che mi ha insegnato e' di non nascondere le emozioni. Luca  quando ascolta Fly Me to the Moon, o una canzone di James Taylor, lui  balla, e' euforico, non sta nella pelle. Senza filtri. Quando la zia  Anna lo abbraccia e gli dice I love you, Luca spontaneamente le da  l'abbraccio piu' grosso, piu' puro. Ne abbiamo, noi normali, da imparare  da Luca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E'  solo che vorrei avere una conversazione con lui, anche una volta sola.  Vorrei potergli dire, guarda che a noi va bene cosi', Luca. Poter  ascoltare le sue opinioni, o anche solo la sua voce. Vorrei avere un  figlio normale per ventiquattr'ore, che mi convinca che va bene cosi',  va bene anche se non si e' normali. Vorrei esser sicura che lui sta  bene. Ecco. Tutto qui.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Poi  io e Dan ci saremo sempre. Gli laveremo i denti, gli allacceremo le  scarpe, lo terremo per mano quando attraversiamo, discuteremo con le sue terapiste, lo metteremo a letto,  gli compreremo il budino al cioccolato e gli ipod che vuole. Non e'  quello.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Che  poi chissa' se chi legge capisce. In questo mondo, il nostro, dico, noi  diamo per scontato che vada bene a tutti avere figli diversi, o  handicappati, come dicon in certi ambienti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Pensa te che io penso di avere un angelo...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-7439017495039630835?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/7439017495039630835/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/luca-sean-penn-e-chianti-e-angeli.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/7439017495039630835'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/7439017495039630835'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/09/luca-sean-penn-e-chianti-e-angeli.html' title='Luca, Sean Penn e Chianti e angeli'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-5885303454824800571</id><published>2010-08-30T20:43:00.000-04:00</published><updated>2010-08-30T20:43:05.708-04:00</updated><title type='text'>aeroporto</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.7407036836853736" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Io,  di madre vedova (modestamente), seconda di quattro, se volevo andare in  America a trovare il moroso, dovevo andare a lavorare e guadagnare  abbastanza. Ho fatto di tutto: babysitteraggi venerdi' e sabato sera;  telefonate al call center, silenziosi pomeriggi all'ufficio del lavoro, a  mandare avvisi di non so cosa a liste e liste di gente. Venduto profumi  taroccati. Di tutto. Per un moroso, Dan, bellissimo ma assolutamente  assente: mai una telefonata, mai una lettera...andavo io nella cabina di  via Battistotti Sassi, con le mie monete, a chiamare una volta ogni  tanto, che il cuore cominciava a battermi gia' in ascensore. Quando  prendo il tunnel da Cambridge per andare all'aeroporto, mi viene sempre  in mente quando io e Dan eravamo morosi, e lui doveva portarmi  all'aeroporto che la vacanza era finita&lt;/span&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.7407036836853736" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.7407036836853736" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Per  risparmiare sul biglietto, chiamavo la mia amica Rossella Ferrari  Bravo, che lavorava in agenzia viaggi, e la sua creativita' mi portava a  partire per Boston dalla Stazione centrale, andare nel centro della  Germania, da li' prendere un altro treno fino a non so dove, dove c'era  un aereo per Reikiavick, dopo un paio di notti li' un aereo per NYC e  finalmente, quattro giorni dopo, arrivavo da Dan. Che mi aspettava  all'uscita con un mazzo di fiori disgraziati. Io cominciavo a mettermi  il rossetto a Reikiavick, che non si sa mai. Poi, matematico, le mie  valigie finivano in Corea, in Zambia, in Nuova Zelanda e allora per  altri sei giorni viaggiavo con stessi vestiti, calze comprese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Impressionante  che dopo vent'anni, dopo tre figli, dopo tutto, non mi sia ancora  abituata a questo viaggio. Portare qualcuno all'aeroporto significa  ancora affrontare la pesantezza del cuore quando, con la macchina vuota e  la coda fra le gambe, ritorno a casa. Il saluto impacciato, li' su quel  marciapiede che se ti vede il vigile ti rompe anche i coglioni. E tu  sei li' con un grumo dentro la gola che soffoca, quel grumo che arriva  ogni volta, senza tregua. Quell'abbraccio lungo, con gli occhi chiusi,  stretto, come per rubare un'altra emozione, un ultimo momento di  tenerezza. Poi l'ultima battuta del cazzo, per alleggerire il momento  teso, gonfio di dolore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non  guardo mai indietro, quando chiudo la portiera. Mi metto in macchina e  vado. Spengo la musica, tocco il sedile ancora caldo e affronto la  solitudine e la nostalgia da sola, ancora una volta. E penso che la mia  decisione di venire in America ha avuto un enorme impatto su tutti, non  solo su di me. Anche le sorelle, la mamma, gli amici hanno dovuto  imparare a vivere con la mia assenza, con il magone al momento di dirsi  ciao, grazie, ci vediamo l'anno prossimo. Coi grumi di dolore sulla  poltrona dell'aereo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Si  perche', per esempio, io e Anna siamo identiche. Cioe', non proprio. Ma  veniamo senz'altro dallo stesso ceppo: ci assomigliamo fisicamente,  abbiamo anche la stessa voce; abbiamo lo stesso senso dell'umorismo, e  anche in molte cose lo stesso modo di vedere il mondo, e riderci su.  Siamo sempre state particolarmente unite. Poi trac. Io qua, lei la' e  basta. Lei ha figli, io ho figli che si conoscono a malapena, e che non  condividono neanche la lingua, figuriamoci la cultura, il senso della  vita. Non possono neanche raccontarsi una barzelletta, condividere un  segreto. Si vedono una volta ogni tre o quattro anni se va bene. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Anche  con Renata e Serena il legame e' ovviamente fortissimo, primordiale.  Eppure, anche con loro, trac, via. A creare un mondo mio,  incondivisibile, straniero, estraneo, agli antipodi. Loro sono sole, ma  almeno insieme. Io sono sola da sola, senza una Viola in tutto il  continente americano. Mi faccio pena, mi fanno pena loro, con il nostro  dolore con cui abbiamo dovuto condividere da anni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Non mi ci abituero' mai alla partenza di una sorella o della mamma. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mai.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9214526978470507996-5885303454824800571?l=pensierieparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pensierieparola.blogspot.com/feeds/5885303454824800571/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/08/aeroporto.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/5885303454824800571'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9214526978470507996/posts/default/5885303454824800571'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pensierieparola.blogspot.com/2010/08/aeroporto.html' title='aeroporto'/><author><name>Marina Viola</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_sMmHh_RHUtw/THVBulAxwEI/AAAAAAAAAAQ/tSXzJkFmKcY/S220/Photo+on+2010-08-25+at+12.13+%233.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9214526978470507996.post-3484032986667085395</id><published>2010-08-30T20:35:00.000-04:00</published><updated>2010-08-30T20:35:52.821-04:00</updated><title type='text'>dodici novembre millenovecentonovantasei e oltre</title><content type='html'>&lt;span id="internal-source-marker_0.45032445479052363" style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;La  gravidanza di Luca mi ha fatto sentire invincibile, fortissima, capace  di creare una persona. Quasi come dio, ma con un accento piu’ milanese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Mai  una nausea, mai un dolore. Ho accolto ogni giorno a braccia aperte, con  serenita’. Cresceva la pancia, e cresceva anche il desiderio di  conoscere questa persona dentro di me. Andavo tutti i mesi a fare i  controlli, e tornavo gasatissima. Avevo sentito il suo cuore, e dicevo a  Dan che adesso avevo due cuori che battevano dentro di me, due fegati,  quattro reni, quattro braccia e quattro gambe. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Siccome  avevo 27 anni, e dunque giovane, io e Dan abbiamo deciso di non fare  nessun test prenatale, considerato anche il fatto che dalle ecografie  non si vedeva niente di strano. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Durante  questi nove e mesi, io e Dan abbiamo comprato una casetta a Amherst,  abbandonando South Deerfield e il suo freddo. Una casetta abbastanza  isolata, nel senso che a piedi non si arrivava da nessuna parte, e che  intorno a noi, a parte un paio di casette esattamente come le nostre, si  poteva vedere solo foresta, natura, roba del genere. I runori di fuori  erano tutti naturali: neinte clacson, niente autobus, niente ticchettio  di tacchi in ritardo per il lavoro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Pero’  la casetta era carina: blu scuro, di legno, con una piccola serra.  Dentro, una stufa a legna in sala, un tinello spazioso, due bagni, tre  camere da letto. Una, enorme, per noi, e una per Luca. L’altra,  studio/ospiti/cazzeggio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Il  trasloco e’ stato fatto da Dan, ovviamente, perche’ io avevo un  pancione enorme e mi era stato vietato di sollevare pesi. In compenso io  avevo scelto i colori che le due imbianchine avrebbero usato per  ravvivare il bianco sporco dei muri: rosso, verde, giallo, blu, azzurro.  Ogni stanza aveva la propria personalita’. Poi, un giorno, avremmo  anche cambiato la moquette, ma per ora bastava cosi’ per sentirsela  casetta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;La  serra era stata adibita alle piante e a una bellissima poltrona, dove  io passavo le giornate, dopo il mio insegnamento a Smith College, a correggere i compiti  delle studentesse e a leggere .&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Il lavoro c’era, la casa anche, e addirittura la pancia.  Culla, vestitini, patelli, copertine, giochini. Tutto a posto. E Luca  invece sempre al calduccio dentro la mia pancia, ormai irriconoscibile.  Io e Dan seguivamo un corso preparto, dove ci spiegavano della  difficolta’ del parto, ma anche della gioia, del dolore, ma anche della  respirazione.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;E  poi c’era il fronte milanese, ovviamente. L’agitazione vibrava nella  cornetta, l’attesa era genuina, bellissima, tinta anche di un po’ di  tristezza per non poter condividere i primi calcetti, le prime immagini  in bianco e nero offuscate delle ecografie, i primi battiti del cuore.  Primo bambino in assoluto nella famiglia. “E’ maschio”, ho detto alla  mamma. “Come, maschio?”, mi ha risposto come se non avesse mai preso in  considerazione quella possibilita’. Ricevevo vestitini, golfini lavorati  a maglia, copertine, libri di nomi (scegliere il nome e’ stato  difficile quasi come partorire). Le sorelle felici, entusiaste. Bruno,  Milena, Girogio. Tutti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Poi un giorno d’autunno, durante una lezione privata di Italiano, una fitta. E poi un’altra. Oddio ci siamo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dan  si e’ presentato trenatdue secondi dopo, piu’ agitato di me. Orologio  con la stanghetta dei secondi, foglio e penna. Ma le regole erano  chiare: le contrazioni devono arrivare regolari per almeno un paio di  ore. Camminare, camminare, camminare. Ci siam fatti un sei sette  chilometri nelle foreste, tenendoci per mano e emanando gioia, paura,  amore. Ormai era quasi sera. Dopo la nostra trasmissione preferita  (Seinfeld, che fa moriri dal ridere), dalle sette alle otto, chiamiamo  l’ospedale, che ci dice di montare il seggiolino della macchina e  venire.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Arriviamo  in ospedale che le contrazioni erano forti e regolari. Appena entrati  nella saletta tutta piena di foto di bimbi appena nati, mamme euforiche e  provate e di papa’ stravolti, le contrazioni, come per magia  scompaiono. Camminate camminate, ci dice un’infermiera ignara dei  chilometri fatti nel pomeriggio. Camminiamo, camminiamo. Sentiamo urla  strazianti di donne che sembrano essere segate in due. Le contrazioni  ricominciano, ma niente di grosso. La midwife decide di farmi una  puntura di morfina, e farmi dormire, visto che domani, dice, dovrai  essere riposata. Ci hanno messo in una stanza che assomigliava molto di  piu’ a un bed and breafast inglese che a una stanza d’ospedale. Io mi  sono addormentata, mentre Dan guardava la partita di football. La nostra  ultima sera senza figli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Le  mattine iniziano presto negli ospedali. Le contrazioni non hanno  orario, e possono andare avanti per ore e ore. Claudia ci e’ venuta a  trovare, col suo sorriso e la sua, di emozione, contagiosa. Dopo qualche  ora l’infermiera offre a Dan un panino al pollo, che Dan, stravolto,  accetta volentieri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Passa  un’oretta, le contrazioni sono ormai insostenibili, ma mi avevano  insegnato che il corpo delle donne era programmato per partorire e che  non servivano medicine. Mi ricordo il dolore tremendo, seguito dal  consiglio della midwife di provare a spingere. In quel preciso istante,  Dan comincia a vomitare. E vomitare, e vomitare, fino a quando non lo  portano via. Io da sola, in quella stanza che tutto d’un tratto mi  faceva paura. Da sola. “Non hai qualcuno da chiamare che possa  aiutarti?” Ma chi? Mia mamma, le mie sorelle, tutte dall’altra parte del  mondo. Continuavo a chiedere di Dan, e mi e’ stato annunciato che aveva  avuto una congestione dovuta al panino al pollo (marcio) offertogli  dall’infermiera, e era al pronto soccorso, con flebo e calmanti. Tra una  contrazione e l’altra mi sedevo sul cesso, che mi sembrava la posizione  piu’ comoda. Le infermiere e la midwife prese con altre donne, andavano  via e mi lasciavano da sola, nel dolore ttremendo. Chiamo Claudia, che  si precipita. Mi ricordo il momento in cui e’ entrata in camera. Io ero  da sola, nuda a piangere, seduta sul cesso che tremavo di paura,  tristezza, dolore. Quando mi ha visto, mi ha gentilmente portata sul  letto, mi ha accarezzato e ha chiamato le infermiere. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Luca  e’ nato due ore dopo. Io piangevo, Claudia piangeva. Luca no.  Continuavano a dargli pacche sulla schiena, ma niente. E poi dopo quello  che sembaravo ore, il primo vagito. La prima foto scattata da Claudia,  tra una lacrima e l’altra. Volevo abbracciarlo, vederlo, conoscerlo. Me  lo hanno messo a letto con me.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;“Benvenuto  Luca. Sono la mamma”. Era bruttissimo: un occhio tutto rosso dallo  sforzo, la testa a cono, un cappellino da pirla che gli hanno messo su  alla buona. Cosi’ si e’ presentato a me. Con gli occhi che non avevano  mai visto la luce cercava di guardarmi e poi i nostri sguardi si sono  incontrati. Eccoci, io e te. Finalmente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Era  caldo, tranquillo, stanco. L’ho attaccato al seno quasi subito e lui  sapeva esattamente cosa fare: ha succhiato un po’ e poi si e’  addormentato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Il  mio bambino. Gli ho detto che il papa’ era giu’, ma che sarebbe  arrivato presto. E infatti Dan si e’ presentato, sorretto da Ercole, il  nuovo nonno. Non riusciva a reggersi in piedi e tremava dal freddo. “Hi,  Luca, it’s daddy” ha detto cercando di usare tutta la forza che gli era  rimasta. Lo ha baciato, e poi ha baciato me. Fortunatamente Claudia ha  fatto una foto di questo primo incontro perche’ Dan dice di non  ricordarelo per niente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Erano le dieci di sera. Fuori aveva appena cominciato a nevicare. La prima neve dell’anno, che bello!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Dopo  le telefonate, le visite, tutto quello che porta una nascita, io Dan e  Luca siamo stati messi in una stanza d’ospedale. Dan non aveva forze, e  mi ha chiesto di chiamare l’infermiera per chiedere un te’. ‘Te lo  faccio io’, rispondo tipo Wonder Woman, e a fatica mi alzo dal letto e  mi incammino in cucina. “cosa ci fa lei qui, signora. Non ha appena  partorito?” Beccata. “Mio marito vuole un te”, rispondo come dire che  avevo una scusa. Io non sono mai stata capace di fare la malata.  L’adrenalina aveva ormai sostituito il sangue. Avrei potuto far la  Stramilano. Dopo essere stata sgridata e riportata a letto, e’ arrivato  il te. Era l’una di notte. Luca dormiva vicino al pupazzo a forma di  mucca che gli avevo portato da casa. Dan ha potuto guardarselo,  coccolarselo. Un momento romantico, pieno di tutto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;La  mattina dopo, io avevo male dappertutto, anche i lobo delle orecchie  erano come frantumati. Corpo completamente maciullato da quaranta ore di  travglio e la nascita di Luca, bello grosso. Dan invece stava meglio.  Il pediatra viene a visitare Luca e lo trova arancione tipo carota e  annuncia che avremmo dovuto passare un’altra notte in ospedale, con Luca  sotto luci ultraviolette. Come se mi avesse detto che Luca doveva  essere mandato a combattere in Iraq. Mi sono sentita completamente  tradita, e ho passato la notte a guardare il mio piccolo gamberetto in  una scatola sotto luce blu e con una maschera, cercando freneticamente  di allattarlo il piu’ possibile. Credevo che quello sarebbe stato il  momento peggiore. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Insomma,  arriviamo a casa, coi divani nuovi, che ci avevano consegnato mentre  eravamo in ospedale, e soprattutto con una nuova creatura. Non avevamo  la pallida idea di come cambiare, vestire, lavare. Io non mi ricordavo  nessuna canzoncina per bambini e continuavo a cantare Ma mi ma mi ma mi  quaranta di quaranta not, che mi sembrava tranquilla. Dan poi non aveva  la piu’ minima idea.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Luca  era pero’ un bimbo bravissimo. Dormiva tantissimo, mangiava, era  tranquillo. I primi quattro mesi sono il periodo a cui penso di piu’:  Luca era per noi un bambino normalissimo. Eravamo genitori di un bimbo  senza nessun problema. Bravo, dolce, coccolone. Cosa c’entra se non ci  guardava, o non ci sorrideva mai? Cosa c’entra se fissava sempre la  finestra e mai noi? La finestra ha la luce, no? Certo che attira piu’  attenzione. Ovvio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: transparent; color: black; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decorati
