sono arrivati




Erano mesi. Anzi, no. Erano anni che aspettavo che Anna arrivasse. Ho tirato tanto con il resto del sorellame e con la mamma per comprale il biglietto per il suo quarantesimo compleanno, a lei e a Edoardo, che quest’anno toccava a lui. Poi e’ arrivata la data, il sedici di agosto poi anche l’ora, all’una e un quarto insieme alla compagnia aerea, cappaelleemme. Via Amsterdam.
A me viene in mente Leopardi, il sabato del villaggio, e ogni giorno che si avvicina ho paura di perdermi un po’ della magia del loro arrivo. Poi I dettagli non aiutano: sono segno che il loro arrivo e’ imminente, l’attesa, che e’ la parte piu’ dolorosa e anche piu’ dolce si sta accorciando, e con lei anche la goduria dell’abbraccio di quando esce, stanca e provata, dalla porta automatica dell’aeroporto.
E poi oggi il calendario, lo stronzo, lo dice chiaramente: e’ il sedici, l’attesa e’ finita. Preparo la casa come Roma ha preparato l’arrivo del Duce. Non un filo fuori posto, le lenzuola pulite, I libri sparsi messi in libreria, I ciddi’ messi via bene. I giochi dei bimbi e dei cani rimessi nella cesta. Il cesso pulito. Ci siamo. Parto per l’aeroporto. Un viaggio che aspetto di fare da anni.
Scelgo la strada piu’ lunga, per poter assaporare gli ultimi attimi d’attesa, il sabato del villaggio, appunto, che sono I praparativi, e che poi quando e’ domenica e’ gia’ tutto finito. Giovanni, il mio caro amico milanese che vive al secondo piano della palazzina gialla di fronte a me mi diceva di una strada per arrivare all’aeroporto senza passare dall’autostrada. Piu’ lenta, penso. E infatti e’ cosi. Traffico, lavori di quelli che stiamo lavorando per voi, sensazione di imbuto. Ascolto Tunnel of Love, dei Dire Straits. Sento un’ansia quasi oltre. Non voglio essere in ritardo. E poi seguo I cartelloni per gli arrivi internazionali, ala E dell’aeroporto. E come Edo mi dico, va bene cosi’. Parcheggio, e arrivo di corsa davanti alla porta che si apre e si chiude sempre. Quella porta li’.
La porta che, da quando ho deciso di vivere qui oltr’oceano, mi ha portato le mie persone piu’ care: la mamma, le sorelle, Milena, Bruno, Giorgio Terruzzi, la Nina, la zia Pupa. Ma ogni volta che sono li’, ad aspettare con trepidazione penso alla volta che sono andata a prendere Anna e mia mamma, che venivano a conoscere Luca. Aveva una settimana, e dormiva tranquillo nel marsupio rosso che mi aveva spedito la Franca Monti, amica storica di famiglia. Ero li’ e dicevo, adesso arrivano e conoscono il loro primo nipote. Un’emozione che raffiora ancora adesso, ogni volta che aspetto qualcuno.
Dopo anni, oggi aspettavo Anna. Ogni volta che si apre la porta e’ un tuffo al cuore. E poi arriva il suo sorriso, le sue braccia alzate, e il suo abbraccio. Lungo, forte, sincero. Pieno di roba. Piena di noi, di mancanza di noi, piena di via Sismondi, e di Cavoletto, dove vive lei, piena di perche’ e anche piena di finalmente ci possiamo abbracciare. Un abbraccio lungo, quello da occhi chiusi . Un abbraccio della mia sorella, e poi anche di Edo, che non ci puo’ credere di essere arrivato. I soliti commenti, abiti lontano, cazzo, non ti potevi scegliere uno piu’ vicino, seguiti dalla brama di fumare. Fuma, avida di nicotina e di cominciare quest’avventura, il nostro stare insieme. Portera’ momenti di gioia assoluta, momenti di riflessioni, di ridarola incontrollabile, di confessioni, di tensione, di sorprese. Tutto condensato in due settimane. Il nostro mondo, la nostra vita, la mia routine, suo figlio e I miei, il mio spazio, il mio supermercato, le mie abitudini, il mio fumare solo la sera, l’odore delle mie lenzuola. E Lei, loro. Ridiamo, impacciate, e poi una battuta rompe il ghiacchio, e ci ritroviamo davvero. Come quando eravamo piccole, come quando non c’era nessun oceano. Come la nostra famiglia normale, noi Viola e tutto il resto fuori. In macchina Edo guarda fuori con lo stesso stupore di chi ha scoperto babbo Natale scendere dal camino. Gli piace tutto: I cubetti di ghiaccio della cocacola, I semafori, I tir argentati. Anna propone sull’aipod una canzone di Folco Orselli, la sua preferita che guarda caso e’ anche la mia preferita. Ascoltiamo, con un sorriso che durbans se lo sogna.

Arriviamo a casa, dove Sofia aspetta con trepidazione, dove il mio boxer, Lola, salta fino a baciare la bocca con la sua lingua rosa come le Big Bubbles. L’emozione e’ alle stelle. Faccio vedere la casa: la sala, la cucina, il bagnetto, e poi di sopra le loro campere pulite, in ordine, come se fossero sempre cosi’. Aspettiamo il pulmino di Luca. Luca e’ sempre il mio piu’ grande scoglio. Perche’ orgogliosa voglio vantarmi dei suoi miglioramenti, che per me sono enormi, ma per chi si aspetta un ragazzo di quattordici anni e’ diverso. Io sono contenta quando esce dal pulmino senza tirare I capelli alla guidatrice, quando entra in casa e risponde alla mia domanda quotidiana: how was your day at school?, aspettandomi la risposta che gli ho insegnato, fine. Visto come risponde? Dico fiera, immaginando che lei non sappia quanti mesi c’ho impegato a insegnargli a rispondere. Computer, dice lui, ignorando Anna e Edo, come se li vedesse tutti I giorni. Come se fossero solo un’illusione (mia) ottica. Entra in casa, gli ricordo di andare in bagno, si tira giu’ I pantaloni che e’ ancora in cucina, e con le braghe alle caviglie si avvia lentamente in bagno. Fa finta di pisciare e poi dice, help me, perche’ non ha ancora imparato ad allacciarsi I pantaloni. Lo fa in fretta, perche’ lui vuole andare di sopra al computer. E invece io rallento e gli chiedo di dire ciao alla zia e al cugino, di dargli un bacio. Lui, che invece e’ diverso, porge la guancia per farsi baciare, e spara tra I denti un go away, che io ignoro e fortunatamente Anna non capisce.

Si forma un nodo nella pancia. Avrei voluto far vedere che Luca, a primo impatto, e’ cambiato, adesso e’ piu’ qualcosa. E invece lui mi ricorda, come faceva Dan anni fa, che Luca e’ Luca. Non fa lo show solo perche’ c’e’ Anna, o Edo o il padreterno. Lui, dopo la pipi’, vuole fly me to the moon su youtube, di sopra, in fretta prima che arrivi la terapista e gli dica di spegnere il computer.

Che infatti arriva. Con I suoi bei capelli neri, e il suo viso aperto e dolce, pieno di empatia verso Luca, pronta a fargli fare I suoi esercizi. A Luca invece girano le palle: non ha neanche fatto in tempo a salire che la tipa arriva. Gli abbiamo fatto perder tempo e adesso non si puo’ godere il suo computer. Shit, direbbe se potesse.

Preparo un caffe’ prima di fare una passeggiata fino alla scuola di Emma, che li aspetta anche lei con ansia. Arriviamo, Emma mi vede e mi salta al collo. Fa finta di essere impacciata, ma poi non resiste e abbraccia Anna, prima le sue gambe, e poi lei la prende in braccio e si becca un’abbraccio bello, dolce, che puzza un po’ di burro di arachidi.

Il cielo e’ terso, ma andiamo al supermercato, dove si puo’ prendere un gelato e anche I gamberetti per la cena. Si arriva a casa, Anna fa la doccia, e poi e’ ora di cena e arriva Dan, il mio fiore all’occhiello. L’amore della mia vita. Anna se lo bacia, se lo abbraccia e io mi commuovo ma faccio la figa e continuo a tagliare le patate che Edo mi ha detto son le sue preferite.

Dopo cena si parla della famiglia: Milena e Bruno, la mamma, Renata, Serena, I cugini. Si usa un tono piu’ basso, quello delle confessioni, dei segreti. Poi crolla.

Andimao insieme in camera, lei si spoglia, e le vedo il segno del costume. E’ bella, bellissima. Si mette sotto le coperte e io appoggio la mia testa sul suo cuore, per sentirne il ritmo. Lei mi gratta la testa come faceva papa’. La bacio e le auguro una buona notte.

Erano mesi, anzi anni che la aspettavo, E adesso e’ qui, davvero. Le ho sentito il cuore battere.

E’ bellissima.

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