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Quel cielo di Lombardia

  L’altro giorno ho preso un ascensore, un marciapiede, una metropolitana, un treno e un pullman per attraversare la regione delle mie radici. In treno, mentre ascoltavo della bella musica, guardavo fuori dal finestrino e mi sono accorta che il cielo di Lombardia, come diceva il Manzoni, è così bello quand’è bello, così splendido, così in pace.  Si, prima di tutto perché è sconfinato. Non ci sono monti che lo interrompono, continua all’infinito sopra la pianura padana, fatta di campi, di chiesette arcaiche accanto ai cimiteri, di casolari, di gruppi di case, paesini con i loro drammi, i loro poster che annunciano sagre, l’arrivo del circo, manifesti dei morti affissi negli appositi negli appositi spazi dei comuni, di trattori, orticelli, comunità antiche e silenziose, contadine. Il cielo di Lombardia annuncia pioggia, sole, vento che si vedono da lontano, dà il tempo per coprire tutto quello che potrebbe essere rovinato dalle gocce, o di innaffiare i campi quando il sole batte...

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