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Dio, come mi mancano

  È da giorni che non faccio che pensare ai miei genitori.  Stanotte ho sognato che tenevo mia madre sulle spalle, in una specie di zainetto per bambini. Il suo corpo era molle, come se non avesse muscoli. Un peso morto, appunto. Ma parlavamo normalmente, come se fosse tutto normalissimo. Insieme camminavamo per una città che era un po’ Milano e un po’ Brooklyn e cercavamo la casa dove avevamo vissuto anni prima con papà. Mi è sembrato un sogno lunghissimo, un’avventura. Ad un certo punto abbiamo incontrato una delle mie sorelle con cui ho litigato; poi c’era la mia amica del cuore delle superiori, Angela, che spiegava a me e a mia madre di una rivoluzione in corso per i diritti dei senzatetto. Infine, abbiamo incontrato mio cugino, a cui ho chiesto di tenermi dei sacchetti che mi portavo dietro e lui mi ha risposto che erano troppo pesanti. Non abbiamo mai trovato la casa che cercavamo e neanche la strada per tornare a casa nostra. Mi sono svegliata verso le quattro di mattin...

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