Pino Daniele era anche un papà




Ci penso sempre quando muore qualcuno di famoso. Noi siamo sinceramente tristi e addolorati per una perdita artistica, musicale, una voce che ha dato a tutti delle emozioni, che ogni volta che ascoltiamo quella canzone là ci ricordiamo di quel viaggio in macchina con il fidanzato che sapeva cantare soltanto ‘Quando Chiove’ e che la cantava sempre. 

Mi ricordo che quando è morto Dalla io, seduta al tavolo della cucina, ho pianto più di quando era morto un cugino di mio padre anni prima. Mi sono davvero sentita sola. Spaventata, quasi, dalla prospettiva di continuare la mia vita senza di lui. Eppure, non ascoltavo le sue ultime canzoni, non mi piacevano. Come dire che nel mio quotidiano non sarebbe cambiato nulla. E infatti è così: Dalla, con quel suo parrucchino e quelle sue rughe che mi ricordavano che anche io ero invecchiata, non lo seguivo più da anni. La morte, come chiamarla, pubblica non è facile da digerire comunque. Lo so. Noi siamo anche tristi, ma abbiamo avuto in tutti questi anni l’enorme privilegio di scegliere la sua presenza: se ci va ascoltiamo delle canzoni, e se non ci va non lo facciamo.

Il fatto è che nessuno di noi sapeva quale fosse il suo posto a tavola, nessuno sapeva quale ricordo lo rattristava. Nessuno sapeva quale parola detta al momento sbagliato lo facesse incupire, o quale fosse il compleanno della sua mamma. Nessuno di noi aveva a che fare con le sue abitudini quotidiane, la routine, il saper cosa dire per farlo sorridere. Nessuno di noi sa cosa fare con la sua camicia sporca, lasciata il giorno prima dentro il cesto delle cose dal lavare. O della federa del cuscino che un po’ sa ancora di lui. O del suo disordine sul comodino, o del pezzo di formaggio che gli piace nel frigo, o dei plettri lasciati sempre nelle tasche dei pantaloni che poi finivano sempre in lavatrice. O delle cose che ha lasciato in macchina: un pezzo di carta, una bottiglietta vuota d’acqua, una sciarpa.

La morte di una persona di famiglia, di un parente, rappresenta uno di quei momenti che cambiano radicalmente la vita di quelli che lo hanno amato. È un'assenza che ti fa notare il buco fisico lasciato nella tua vita quotidiana: nessuno sarà mai in grado di mettersi al posto di quel vuoto fottutamente eterno che c’è a tavola. Quel telefono che non squillerà più. Quei calzini per terra che tanto ti avevano fatto incazzare non ci saranno più. Quel modo di muovere le mani, di alzare le sopracciglia, di uscire dalla doccia lasciando tutto bagnato. Quel rumore della chiave nella toppa di lui che arriva di notte, e tu puoi finalmente dormire tranquilla. Quell’odore lì. 

Sparito tutto, per sempre. E non ci sono dischi, ricordi di altri, fotografie, complimenti, tornei o club in loro nome che tengano. Lui, quello lì che rubava sempre l’ultima sigaretta, non c’è più.

Pino Daniele è morto. Un papà di cinque figli. Un marito, un fratello, un cugino, un vicino, un amico. Che sapeva anche suonare bene. Il loro dolore lo conosco bene, e a loro voglio mandare un forte abbraccio e un piccolo consiglio: vi sembrerà impossibile, ma prima o poi vi abituerete a vivere con questo dolore e starete, forse, un po’ meglio. 

Fino ad allora, tenete duro e state tanto insieme.






(Foto rubata da http://www.gossipblog.it)


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