Ho fatto un sogno

 






Ho fatto un sogno molto strano a cui penso da stamattina alle sette, quando mi sono alzata.

 

Inizia così: io e le sorelle siamo tutte a casa della mamma, che sta male ma è in cucina a preparare un caffè. Io mi sto preparando per andare a scuola. La mia stanza è quella di quando ero ragazza e sto cercando nel terzo cassetto una maglietta da indossare. Il cassetto è disordinatissimo e infatti trovo delle magliette di Renata. Poi vado in bagno e decido di mettermi un po’ di rossetto, ma non riesco a fermarmi e alla fine ho un trucco pesantissimo. 


Sono triste, scazzata.

 

Esco di casa e decido di andare a scuola a piedi invece che prendere il tram, ma Milano diventa una specie di città strana e spaventosa con il mare scuro e arrabbiato da una parte della strada e dall’altra viale Umbria. Per terra c’è la neve alta e io sono con le Birkenstock. Mi accorgo di avere il telefono di un’amica di Emma e non ne conosco la password. Comunque, riesco a telefonare e mi dicono che sono in Russia e che per tornare a Milano devo passare per il Messico. Aggiungono che i taxi da quelle parti non arrivano. Sono circondata da altre donne che decidono di scalare la montagna di ghiaccio e provo a fare lo stesso. Arriviamo a fatica in cima e dall’altra parte vediamo una grande distesa desolata e innevata. Torniamo giù.

 

Decido quindi di non andare a scuola e torno a casa, dove la scena dell’inizio del sogno è rimasta come immobile. Mia mamma, con il cucchiaino pieno di caffè a mezz’aria, come se avessi schiacciato pausa in un film. Appena arrivo in cucina, ritorna tutto normale e dico a mia madre: “Comunque è inutile che tutti adesso dicano che sei con papà, perché tu sei morta e lui invece c’è ancora. Ma è almeno venuto a trovarti?” lei mi risponde che sì, era passato la settimana prima. Mi sale una rabbia pazzesca, perché penso che siccome mia mamma sta morendo lui dovrebbe essere vicino a lei, ma soprattutto a noi quattro. Invece, come sempre, non c’è mai. Mi incazzo con lui e cerco di chiamarlo, ma il telefono dell’amica di Emma non funziona più. Mia mamma mi dice di non arrabbiarmi, che lui sta facendo quello che può. Cazzate, le dico. Al momento del bisogno lui sparisce sempre.

 

Mi sveglio e sono a Cambridge, avvolta tra le nuove lenzuola rosa che ho comprato la settimana scorsa all’Ikea. Mi guardo intorno. Dan è già giù a preparare Luca per il centro. Mi metto una maglietta e un paio di pantaloni della tuta e scendo. Sento Emma che mi dice good morning, I love you! Le ripeto la sua stessa frase e arrivo in cucina. Accendo la macchinetta del caffè, bacio Luca che sta camminando in circolo per la sala e mi siedo.


Penso a quello che ho appena sognato e ancora mi sembra tutto vero: la mia tristezza, l’incazzatura con mio padre, il dolore di mia mamma mentre prepara il caffè, la neve e il ghiaccio, il telefono sbagliato. Ci vogliono alcuni minuti per ricordarmi che mi sbagliavo: papà davvero non c’è più, non è vero che per tutti questi anni ci ha nascosto la sua nuova vita. Non è vero che è ancora vivo e ci disprezza. E forse, se fossi credente, penserei che sì, adesso sono finalmente insieme. Ma anche questo pensiero che mi arriva mentre sono seduta al tavolo della cucina mi sembra parte del sogno.

 

La macchinetta del caffè mi sveglia da questa strana trance e con un bip annuncia di essere pronta per il primo espresso della mattina, che faccio doppio. Alex, l’amico di Sofia che ha dormito qui arriva in cucina e mi abbraccia, Emma mi dice let’s go e il pulmino di Luca arriva. Prendo la mia tazza di caffè, la porto in macchina e io e Emma ci avviamo verso la sua scuola.

 

Tutto normale, come sempre. 

Almeno all’apparenza.

 

Commenti

  1. Che bello salutarsi alla mattina dicendo: "good morning, I love you"!
    Che bello.

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