Una settimana senza vino
Si chiama Dry January ed è un’usanza anglosassone abbastanza comune, soprattutto tra noi persone che beviamo un po’ troppo. Per chi ha insistito a fare tedesco alle medie, dry significa asciutto, quindi, la traduzione letterale è: gennaio asciutto. Si comincia il primo giorno dell’anno e fino al 31 non si tocca alcol. Fa bene, mi dicono. Fa bene al fegato, fa bene al cervello, al sonno, all’energia. Inoltre, aiuta la propria autostima, nel senso che interrompere un’abitudine quotidiana da un giorno all’altro ci regala quel senso di controllo che abbiamo sul nostro corpo e sulla nostra psiche.
Iniziare è facile: il giorno dopo Capodanno, quando ci si sveglia tutti abbruttiti dalla serata alcolica, è facile rinunciare al vino. Si va a letto tutti ringalluzziti pensando, dai che non è poi così difficile. Ci si sveglia riposati e ringiovaniti. Cazzo, non bevo da 18 ore e mi sento un fiore! Poi arriva l’ora di cena e a tavola c’è una tristissima caraffa d’acqua del rubinetto: ad un tratto vacilliamo, non siamo poi così certi che sia facile. “Ma tanto, cosa vuoi che mi faccia un bicchierino di vino…’, dice la parte più debole, ma anche la più simpatica, del tuo cervello. “Poi, quando sei sano, cosa fai, il primo della classe? Tutti ‘sti sacrifici per vivere due mesi di più?”. Ma nasce anche una sorta di sfida con se stessi: “ Madonna, come sei debole… c’è gente che deve sopportare disagi pazzeschi come la fame, il dolore, la solitudine, e tu ti perdi in un bicchiere d’acqua, di rubinetto tra l’ altro?”.
Il secondo giorno è stato difficile. Dan mi proponeva una tisana, come se potesse sostituire un calice di Merlot con delle bevande da hippie. Ma non era Gesù che trasformava l’acqua in vino? Dov’è quando serve? Sempre in giro a far prediche, mai una volta che mi venga in soccorso. Sono andata a letto alle dieci emmezza e ho letto per un’ora. Fortunatamente sono nel mezzo di un libro che non si può smettere e che un po’ mi ha distratto. Ho dormito malissimo, un po’ per i fottoni e un po’ perché dopo una mezza bottiglia di Rioja spagnolo (daje!) si dorme come dei ghiri.
Il terzo giorno è stato il più difficile, ma anche il più importante. Mi sono davvero resa conto che anche se solo per tre giorni, non toccare vino evidenzi quanto il mio corpo ne sia completamente dipendente, come alteri non soltanto il sonno, ma anche l’umore delle giornate, limita la quantità di cose che riesco a fare in un giorno. Al terzo giorno mi sono sentita come se mi fossi fatta una pera di buona salute, di buon umore, di adrenalina. Al terzo giorno ho ricominciato a fare esercizio fisico: 40 minuti di tapis roulant, 20 di pesi. La depressione latente di sottofondo che ho provato negli ultimi mesi si è sciolta come un cubetto di ghiaccio nel Negroni (e ridaje!).
Oggi è una settimana che ho smesso di bere. Non ne ho ingerito neanche una goccia. Il desiderio di avere anche mezzo bicchiere di vino non è più così forte. Ho ricominciato a scrivere, continuo a fare esercizio fisico. Vado a letto presto e mi sveglio come Biancaneve, fresca come una rosa. Ho perso un chilo. Sono fiera di me stessa per essere riuscita a tener duro per una settimana.
Pensavo, per festeggiare, di comprarmi una dose massiccia di LSD. Se sapete dove trovarla, messaggiatemi in privato.
Grazie.



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