La palestra tutta viola






Dopo tanti anni ho ricominciato ad andare in palestra. Siccome abbiamo un tapis roulant a casa, facevo i miei esercizi qui, ma verso la fine dell’anno ho capito che stavo per essere assalita dalla melassa, come chiamo la depressione io e uscire di casa era diventato faticoso. Alla fine, dopo tre sedute di terapia a parlare solo di melassa, mi sono decisa: Planet Fitness, una palestra vicino a casa, con gli attrezzi tutti viola, quindici dollari al mese. Un affarone da non perdere.

È stata anche un’ottima occasione per comprare scarpe da ginnastica nuove, fuseaux fighi, la bottiglietta d’acqua di metallo. Ci vado praticamente tutti i giorni e mi piace molto. Mi sono fatta tre playlist, una per quando vado a quattro chilometri all’ora, una per quando aumento e l’ultima quando vado al massimo. Ogni canzone ha il ritmo giusto della velocità. La sera torno a casa e racconto a Dan delle mie corsette, degli attrezzi che ho scoperto e di quando mi ritrovo a ballare sul tapis roulant fregandomene di chi mi guarda. Alla mia età, penso, la gente mi rispetta. Le persone del planet fitness  e di tutte le altre palestre sono spesso attente a come si vestono: scarpe fighe, pantaloni, vedi sopra; calze bianche, che spesso non si vedono perché sono fantasmini. Se si vedono, sono abbinate alla maglietta, comprata apposta da usare solo quando si fa esercizio. Prezzo medio di tutto ‘sto ben di Dio: 200 dollari (a seconda della scelta di scarpe).

Ho tentato più volte di convincere Dan ad iscrivermi con me. Dan non ha mai frequentato una palestra in vita sua e ormai sono mesi che non fa esercizio neanche a casa. L’altro giorno mi fa: “Ho una sorpresa: mi sono iscritto anch’io!”. Felicissima, gli ho detto che da lunedì saremmo andati insieme. Poi in realtà quando si è lì, ognuno ha le cuffiette (si dirà ancora così?) ed è concentrato nel proprio mondo sudaticcio. 

Comunque, andiamo insieme: nella borsa che usiamo per fare la spesa, Dan infila un paio di scarpe da ginnastica comprate nel lontano 1963 e un paio di pantaloncini molto larghi che gli arrivano appena sotto il ginocchio. “Io sono pronto”. Quando esco dallo spogliatoio, lo vedo di spalle, con le calze nere a metà polpaccio e quelle scarpe che hanno visto cose che voi umani, la maglietta di Minecraft comprata nel lontano 2000 che ha un buchino impercettibile davanti, la bottiglia di plastica trovata in macchina. Dopotutto, c'è un cartellone che dice: Judgment Free Zone, quindi uno viene vestito come vuole, in teorie, senza paura di essere giudicato. Mi scappa un sorriso. 

Va lì che figo, penso mentre iniziano le prime note di Prince che mi fanno immediatamente venir voglia di ballare.


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