Dal letame nascono i fior
Come diceva il poeta genovese, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Se consideriamo l’ICE come letame, e credo che siamo in molti ad essere d’accordo, davanti agli occhi del mondo abbiamo visto nascere tanti fiori. Io li vedo come dei papaveri rossi, simbolo della Resistenza.
Come tutte le città del mondo, anche Minneapolis è abitata da gente sempre di fretta, che corre a portare i bimbi a scuola, poi in ufficio, poi a fare la spesa, la cena e tutto il resto. Il ritmo frenetico delle città spesso lascia poco spazio alla socializzazione tra inquilini, tra la gente in generale: ognuno va dritto per la propria strada, incurante degli altri. Poi ci sono città con il clima caldo, tipo Roma, dove le persone stanno più all’aperto e tra i tavolini dei bar o nei luoghi pubblici ci sono più opportunità di chiacchierare, in contrasto con Milano, per esempio, il freddo limita il contatto diretto con gli sconosciuti. Minneapolis d’inverno diventa fredda con il Polo Nord, per cui immagino che, come nella mia città, la gente sia un po’ meno coinvolta socialmente. È un tema, questo, a mio parere importante, perché non è solo la chiacchiera al bar, è anche un coinvolgimento sociale, una solidarietà che viene rattrappita dal gelo.
Invece l’ICE ha fatto un miracolo: ha creato una rete di solidarietà per gli immigrati, per chi viene preso con violenza e portato via, chissà dove, chissà per quanto e chissà perché. Nelle ultime tre settimane, sono state ammazzate due persone, ne è stata ferita una, un bambino di cinque anni è stato portato in un centro di detenzione con il padre, una bambina di tre anni è stata reclusa con la madre per mesi e altre centinaia di persone sono state aggredite, spinte, trattate come se non ci fossero delle leggi di protezione per i civili. Arrivano d’un tratto questi SUV carichi di pseudo poliziotti incappucciati e armati fino ai denti e chi beccano, beccano. Fanno irruzione nei ristoranti, nei grandi magazzini, nelle scuole, nei palazzi di giustizia, negli ospedali. Creano terrore a tal punto che molti immigrati non osano uscire di casa per fare la spesa o per andare dal medico quando sono malati.
Attorno a questa montagna di letame puzzolente, i cittadini si sono organizzati, si sono uniti nelle proteste, rischiando tanto, anche la morte. Migliaia di volontari portano cibo e medicine nelle case di chi non osa uscire; altri volontari aiutano come possono. Tutti escono con i loro cartelloni anche quando ci sono meno trenta gradi, fischiano nei fischietti, bloccano i SUV, maledicono gli stronzi incappucciati a tal punto che spesso lasciano la scena. Sono modelli per tutti noi, che ci lamentiamo, che siamo inorriditi, sconcertati ma fa troppo freddo per uscire o non troviamo il tempo, per cui litighiamo su Facebook. I risultati si vedono: il governatore del Minnesota e il sindaco di Minneapolis sono riusciti ad ottenere dal dittatore con i capelli gialli e la faccia rossa alcune risposte e poche, ma significative azioni da parte del governo federale.
Quindi, grazie alla montagna di merda dell’ICE: avete risvegliato il senso di giustizia e di supporto che per troppo tempo se ne stava rannicchiato sotto il tran tran quotidiano che ci rende ciechi e sordi. Su di voi sono nati miliardi di papaveri, simbolo della Resistenza.



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