Passeggiata, tipo fuga




È da martedì che sono coi bimbi. Io e loro. Tutti e tre, nella loro gloria. Mercoledì ho deciso, giusto per punirmi un po' di più, di venire qui a Becket con due dei bimbi e i due cani. Sofia, che ha 11 anni e quando sente nominare Becket le prende un colpo, si è autoinvitata dalla sua amica per un paio di giorni, fino a quando, venerdì, Dan sarebbe arrivato. I due bimbi che mi son portata sono Luca, quattordicenne autistico e Emma, di tre anni e logorroica. Non smette mai di parlare. Mai. Giuro.

Becket  è un paesino a circa due ore da Cambridge, dove abitiamo ormai da tre anni. Qualche anno fa abbiamo cominciato a cercare una casetta in campagna da comprare, visto che con Luca e con i cani è praticamente impossibile andare in vacanza in alberghi. Cerca e cerca abbiamo trovato una casetta tutta in legno, tipo la casa nella Prateria, in una parte di Becket un po' isolata, dove le strade non sono neanche asfaltate. Davanti a noi c'e' una casa, anche lei di legno, e dietro una foresta che arriva fino a uno dei cinque laghi qua attorno.

Insomma, isolato, bello, silenzioso. Il posto da venirci da soli, a scrivere il romanzo della vita, o leggere Guerra e Pace, o Mby Dick. O imparare a memoria Via Paolo Fabbri 43, che mi riprometto di fare da anni. Quei progetti lì.

Oggi è venerdì e sono stupita di essere ancora in grado di ragionare, malgrado Emma che non ha smesso di parlare da martedì e Luca che ascolta la stessa canzone senza interruzione. Dan e Sofia sono arrivati ieri sera, e oggi Dan lavora da casa, che vuol dire coricato sul letto col computer a mettere foto e musica di anni fa trovati su un altro computer vecchio in cantina. Però, mi dico,  almeno è un adulto.

Alle tre, mentre aspetto sera per giustificare il primo bicchiere di vino (mia ultima salvezza in questi giorni), ho deciso di andare a fare una passeggiata da sola. Da sola vuol dire con Emma per un po' che poi si stanca subito e torna a casa, e i miei cani, Oscar e Lola. La strada che prendo è bellissima: foresta a destra e foresta a sinistra, uccellini che cinguettano, fiorellini gialli e azzurri e arancioni. Insomma, tipo film di Walt Disney senza musichetta. Ai lati della strada due fossi da cui ogni tanto esce una ranetta piccolina Una bellezza quieta, senza farla su troppo dura, quasi che non sembra vero. Ma soprattutto nessuno che mi chiama, nessuno che mi parla. Finalmente.

Seguo Oscar, che gira a destra e corre verso la spiaggia di uno dei laghetti, pronto a buttarsi in acqua. Arrivata alla spiaggia, noto con stupore che qualcuno ha messo una sedia grande di legno proprio sulla spiaggetta. Cerco un bastone da buttare a Oscar, che felice si lancia in acqua per prenderlo, e mi siedo. Tutto in silenzio.

Davanti a me il lago, circondato da boschi con alberi che stanno già cambiando colore: foglie gialle, rosse, arancioni. Poi in mezzo al laghetto c'è una piccola isola, piena di alberi. Che bello, mi dico.

Oscar arriva da me col suo bastone in bocca. Lo molla ai miei piedi e mi guarda come dire: l'ho preso! Giochiamo? Io faccio finta di non capire. Voglio pensare a qualcosa di importante, finalmente che adesso sono sola. O ricordare qualcosa di bello, lasciare che la mia mente faccia i giri che deve fare. Mi piace quando la lascio andare, la mia mente, dico. Passo dal ricordarmi di un esame all'università, a quando ho rubato il rossetto alla Standa, a quando mi è venuta la ridarola a casa dei nonni e il nonno si è arrabbiato. Bello, immagini senza nessun nesso logico.

E invece la mia mente continua a canticchiare. Allora, prima devo dire che ho appena riempito il mio IPod: ho messo milletrecentoventuno canzoni, da Chet Baker a Elio e le storie Tese. Di tutto.
Eppure la mia mente andava sempre nello stesso posto. E l'ho lasciata fare.

La canzone era La bella la va al fosso.

Cazzo, mi son detta. Mi sa che mi son giocata questo momento di riflessione.

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