Routine







La mattina mi alzo per ultima, perché la sera sono l’ultima ad andare a letto. Dan si prepara, poi prepara Luca, sveglia Emma, fa le colazioni. Alle sette emmezza arriva il pulmino di Luca, alle otto Dan e Emma escono per andare una a scuola e l’altro in ufficio. Sofia si sveglia da sola, si prepara, fa colazione e va via con un I love you. Io invece me ne sto a letto fino a quando se ne vanno via tutti. Mi alzo lentamente, mi siedo sul bordo del letto per un attimo in più prima di tirarmi su, come i pensionati. 

Poi vado giù in cucina e accendo la macchinetta del caffè. Parlo con i cani a voce alta: loro sono tutti e due davanti alla porta del bagnetto, dove c’è la loro pappa. Sanno che dopo il caffè tocca a loro. Racconto loro di quello che voglio fare dopo, accendo la musica e mi siedo a bere il caffè. Mi piace stare da sola in cucina, anche se a quell’ora c’è sempre un casino pazzesco, tra piatti delle colazioni, pentole usate per fare la pasta per Luca da portare a scuola, cose varie lasciate in giro. D’altronde non oso lamentarmi.

Accendo il computer e con Skype chiamo mia madre che ormai invece di dire pronto dice: “Ciao, Marina!”. Lo sa che quella è la nostra ora. Per lei è già pomeriggio. Chiacchieriamo del più e del meno: mi chiede dei ragazzi, di Dan. Mi chiede come sto io; e poi tocca a me. Le sue sono sempre notizie piccole, di azioni quotidiane, che a me piace ascoltare perché mi sembra proprio di vederla, in giro per casa, mi sembra di sentirne quasi l’odore. È andata al supermercato, è andata da Milena e insieme sono andate a giocare a fare le signore al bar. Dice che domani la va a prendere il Giuliano e insieme vanno al cimitero, come tutti i diciassette ottobre degli ultimi trentadue anni. C’è un impercettibile momento di silenzio tra noi due, che però passa veloce. La nostra conversazione finisce sempre con lei che mi dice di fare la brava. Come se avessi alternative.

La prima sigaretta me la fumo in cucina: mi costituisco pubblicamente e lo ammetto anche sapendo che chi non vuole che lo faccia sta in quest’istante leggendomi. Ebbene si, e me la godo anche moltissimo.

La doccia è sempre accompagnata da musica alta: in bagno di sopra tengo il mio vecchio ipod rosso dove ci sono le canzoni che avevo scelto anni fa, ma che ancora mi piacciono: Lou Reed, Tom Waits, Paolo Conte, Lucio Dalla, Lucinda Williams, Bonnie Raitt. Classici, insomma. Ci sono anche due o tre cagate, che adesso non mi va di dire che tanto è roba mia. La doccia,spesso un po’ troppo  lunga, è quasi sempre cantata da me medesima. Ho deciso da qualche tempo che non mi asciugo più, e mi spalmo invece la crema che mi sono fatta da sola: olio di cocco, burro di karité, olio al muschio bianco e un po’ di olio d’oliva. Si frulla il tutto e diventa la crema più buona che la pelle possa mai assaggiare. Profumata, delicata e senza conservanti. Me la spalmo da bagnata che fa ancora meglio. Fa la pelle morbida come il culo di un neonato.

Poi mi vesto, anche se qui è dove mi distraggo più facilmente, perchè a questo punto sono in camera: trovo un libro, lo apro per leggere un paragrafo, controllo l’email sul telefonino, sto in piedi davanti all’armadio per un bel po’ a pensare a cosa mettermi. Insomma, questa parte qui è un po’ così. I cani nel frattempo mi hanno seguito di sopra e si sono appostati in camera. La Lola cerca sempre di salire sul letto e devo ammettere che certe volte glielo lascio fare. Faccio il mio letto e scendendo mi fermo nella camera dei ragazzi e faccio anche loro. In cucina metto un po’ a posto.

Torno in bagno e mi lavo i denti, e poi mi metto anche un po’ di rossetto che nella vita non si sa mai chi ti viene a trovare. Poi scendo ancora un piano e me ne vado nel mio piccolo studio, dove mi dico che dovrei scrivere oggi, che sono giorni che non lo faccio.

Mi ritengo una persona molto fortunata. A volte mi piacerebbe riuscire a ricordarmelo più spesso. Poi tanto il diciassette, come ogni anno, passa.



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