Poi andrà tutto bene, come sempre





Tra due settimane parto e sto via per un mese. Vado a diventare Marina Viola e lascio a casa la mia divisa di Marina Canale-Parola, la mamma di Luca e delle ragazze, la moglie straniera, la vicina che fuma a meno dodici sul terrazzo.

Non mi sembra vero di ritornare presto a essere Marina Viola e di venire in Italia a presentare il mio secondo libro. Oddio, non mi sembra neanche vero poter dire: ‘vengo a presentare il mio secondo libro’! È una frase che se avessi pronunciato cinque anni fa, mi avrebbero messo la mia bella camicia di forza e via. E invece vengo proprio per questo motivo.

In questo mio nuovo libro, che mi è davvero venuto fuori dal cuore, ho raccontato in che guai si è messa questa Marina mamma di Luca e soprattutto come ne è uscita, da questi guai. Devo ammetterlo: sono molto contenta di come sia venuto e di come sia già stato ricevuto da tutti, anche a tre settimane dall’uscita. 

Certo, un po’ d’angoscia da prestazione c’è sempre, ci mancherebbe altro. Angoscia infusa da mille strati emotivi, che arriveranno senza ombra di dubbio fino al nervo: parlare di Luca, della sua disabilità, dei momenti bui, non sarà sempre facile. Spero che chi lo legge riuscirà a cogliere anche i momenti invece sereni di questa mia avventura, e ad apprezzare l’autoironia su cui mi sono appoggiata per descrivere noi cinque. 

Ma poi lo so che andrà tutto bene. Come sempre.

Sarà poi splendido rivedere le mie sorelle, mia mamma e tutti i miei amici: ho già ricevuto tanti di quegli inviti per ‘andare a bere un caffè’, che mi sa che morirò di overdose da caffeina. Ho già sentito via Facebook un sacco di gente: dai, quando arrivi facciamo, organizziamo, ci vediamo, ti porto qua e ti porto là. Mia madre, credo, la vedrò quella mezz’oretta la mattina a colazione. Ma va bene così. Questo mese sarà un’iniezione di felicità e di stima in me stessa, cosa che spesso e volentieri mi manca. Sarà un giro di giostra indimenticabile.

Lasciare invece il mio ruolo di Marina Canale-Parola mi crea un po’ d’ansia. La mia non è una famiglia semplice da cui staccarsi per un mese: per farlo bisogna prima di tutto avere un’innata capacità organizzativa e poi una dose tossica di creatività. E di soldi.

Luca, che è ossessivamente attaccato a me, farà fatica a capire che vado via, e che non ci sarò per tanto tempo. Sono quasi certa che lui non colga il concetto di futuro, per cui dirgli che torno tra un mese per lui è come spiegare a me come calcolare le radici quadrate: non ce la farò mai. Inoltre, mister Shmoo non ha gli strumenti per spiegare i suoi sentimenti, per cui quando sentirà la malinconia, sarà difficile per lui cercare supporto.

Stamattina ragionavo con Ms. Gretchen, la sua attuale maestra, su come aiutarlo a prepararsi per la mia assenza. Abbiamo deciso di creare un calendario che inizia il giorno della mia partenza e finisce al mio arrivo. In ogni casella ci attaccheremo del velcro, così come sul dietro di una mia foto, che sposteranno ogni giorno. Inoltre ho suggerito di chiamarlo via Skype un paio di volte la settimana, quando è a casa con la terapista di turno. 
Non sarà facile, in poche parole.

Poi mi dispiace lasciare per un mese intero la mia dolce Sofia, con i suoi mille impegni scolastici, il suo roller derby che inizia a fare la settimana prossima, le sue paturnie adolescenziali che mi confida e non mi confida, ma che comunque fa trapelare lo stesso e che io cerco di placare senza fare troppe domande. Poi lei si dovrà occupare molto più di adesso di suo fratello e di sua sorella; se non troviamo qualcuno, dovrà pure portare fuori i cani. Per carità: niente di drammatico, anzi, fa solo bene che anche lei si prenda delle responsabilità, che esca dal suo guscio, ma la mia assenza sarà per lei più che per Luca o Emma un cambiamento abbastanza sostanzioso.

E poi c'è Emmalina, che ha solo otto anni e che per lei la mamma è ancora quella che le canta la ninnananna, che le deve ricordare di cambiarsi le calze, di lavarsi i denti. Quella che chiede le coccole sul divano.

Dulcis in fundo, c'è (finché non scappa con una dodici anni meno di me) Dan. 

Credo fermamente che per ogni coppia passare un po’ di tempo lontani faccia solo bene. Sarà bello sentire la sua mancanza, per dire. Cioè: sarà triste, ma bello. Stamattina mentre ero al telefono con la maestra di Luca per il nostro incontro mensile (questa volta non ce l’ho fatta ad andare e abbiamo fatto tutto al telefono), e allo stesso tempo mandavo un'email alla dottoressa di Sofia per fare un esame del sangue; mentre cercavo di risolvere dei dettagli organizzativi con l’ufficio stampa della Rizzoli e allo stesso tempo davo da mangiare ai cani pensavo: per Dan sarà difficilissimo fare tutte queste cose insieme, e in più essere fuori casa nove ore al giorno. Ci siamo già mobilitati per trovare baysitter e aiutanti più o meno necessari, perché io vengo sempre rimpiazzata da più di una persona soltanto.

Ma poi lo so che andrà tutto bene, come sempre. 
So che anche per loro, alla fine, sarà un’esperienza importante, che li farà crescere. Però vi chiedo, chi sa farlo, di pregare per il povero Dan. 

Grazie


5 commenti:

  1. Ti aspettiamo in Italia per la presentazione del libro!!!!!
    Paola

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  2. Ti ho conosciuta ieri sera da Fazio. E gia' ti ammiro. Mi dai forza. Ora vado a comprare il tuo libro.

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  3. Anche io ti ho conosciuto ieri sera per pochi secondi da Fazio. Sono rimasta colpita dalla "normalità" con la quale hai accennato ad una situazione chiaramente non facile. E dall'amore. E poi sei timida e questo mi piace molto. E' così raro nowadays. Comprerò anch'io il libro. Anzi l'ho già ordinato. Speriamo che Dan se la cavi.... ma sì, ce la può fare. Un saluto! Margaret

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