La Luna è una lampadina (cit.)





Nella mia sana ignoranza non avevo mai sentito parlare della luna rossa. O forse sì, ma non avevo la più pallida idea di cosa volesse davvero dire. Pensavo fosse magari il legame donne-luna e quindi in qualche modo legato al ciclo mestruale, per dire. Poi i giornali americani e anche quelli italiani ne hanno fatto notiziona da prima pagina, e siccome si sarebbe vista di domenica a un’ora decente mi sono detta che forse sarebbe valsa la pena ricordarsi di andarla a vedere.

Alle nove Emma era già a letto, stravolta da un finesettimana in campeggio; Luca aveva annunciato, a modo suo, che se ne sarebbe stato in camera sua e di non disturbare e Sofia anche lei era già sotto le coperte a leggere un libro che le ha prestato il suo prof. di inglese. Io e Dan abbiamo messo il guinzaglio ai cani e ci siamo incamminati verso Dana Park, a quattro isolati da casa nostra perché da lì, appostato sul grande prato, si sarebbe potuto assistere al Grande Evento. La luna era ancora bianca bianca, enorme ma meno piena rispetto a mezz’ora prima. Era l’ombra della Terra a oscurare spicchio per spicchio quel lampione spaziale che per la maggior parte dell’anno non consideriamo più di tanto.

La vera magia, andando verso il parco, è stata notare come la gente per la strada invece di guardare per terra o il telefonino, aveva tutta il naso in su verso il cielo, un po’ come quando si vanno a vedere i fuochi artificiali del 4 di luglio. Ho anche pensato che l’idea della Terra, intesa come pianeta, per me è abbastanza astratta: nel mio piccolo posso concepire il fatto di abitare a Cambridge, che è vicina a Boston, che è nel Massachussetts che è a est degli Stati Uniti. Ma già in questo ultimo passaggio mi perdo, considerata la vastità di questa nazione. Figuriamoci pensare di essere in piedi su un pallone gigante! Su un pianeta, manco fossi il Piccolo Principe! E invece ieri sera l’ombra della nostra palla blu e verde era lì, incontestabile, che oscurava la Luna.

Siamo arrivati al Dana Park e c’erano già alcune persone che avevano portato sedie e coperte per assistere allo spettacolo. Non so perché ma mi ha fatto venire subito i nervi questa cosa qui che gli americani si devono portare delle cose da casa per guardare il cielo. Sempre dietro a organizzare, sempre a strafare: cosa c’è di male a sedersi sul prato o sulle mille panchine? Ma non era il caso di far polemica, come sempre.

Lola, il nostro boxer, invece della Luna ha addocchiato uno di quei cagnolini nevrastenici e bruttissimi grandi come un gatto sfigato e ha tentato di mangiarselo per cui, mentre la terra addombrava sempre di più la Luna, noi ce ne siamo tornati verso casa, dove abbiamo mollato i cani e abbiamo deciso di sederci sui gradini davanti casa. In mezzo alla strada c'erano altri vicini che guardavamo meravigliati il cielo.

Ormai la Luna era per metà nascosta, e a me faceva un po’ tenerezza a pensarla lì, nel mezzo di quel cielo notturno infinito, annerita da noi. Ho sentito il nostro vicino chiamarci dal suo giardino e siamo andati a vedere con loro questa Luna che si sarebbe vestita di rosso come la Roxanne della canzone dei Police, e tra i rami dei mille alberi del loro giardino (“Troppo verde a Cambridge!”, ho pensato ma anche questa volta non ho osato) abbiamo assistito alla metamorfosi.

Micheal ci raccontava che l’ultima eclissi l’hanno guardata mentre erano in una hot tub, una specie di vasca idormassaggio all’aperto, a casa di amici. Mi è sembrata una bellissima storia e mi è spiaciuto che questa volta invece l’abbiano passata con noi che non abbiamo neanche un giardino vero e proprio.

Verso le dieci emmezza la luna era rossissima e mi sono emozionata, ma fortunatamente era buio e non ha notato nessuno. Ho pensato a "La Luna È Una Lampadina" e a tutta quella roba che c’è dietro a un mondo ormai sfuocato, come sfuocata era la Luna alle undici emmezza, quando me ne sono andata a letto con un magone della madonna.


La prossima eclissi me la faccio da sola.

(foto di Dan)




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