I vantaggi dell'essere profondamente Luca








Sono arrivata, come ogni mese, alla scuola di Luca per parlare con il suo insegnante dei progressi fatti: abbiamo analizzato tutti i programmi su cui lavora quotidianamente, con tanto di percentuali e numero di aiuti richiesti per terminare il compito. Alcuni servono per insegnargli il più possibile a fare cose da solo (lavarsi i denti, usare il microonde per scaldarsi la pasta, farsi la barba, comprarsi qualcosa nel negozio) e altri sono invece stati strutturati per insegnargli ad andare a lavorare. Sono mesi che gli stanno insegnando, per esempio, a timbrare il cartellino.

Ho ascoltato attentamente gli sforzi fatti da tutti loro e da Luca per aiutarlo a capire che questo tipo di azioni sono importanti per il suo futuro, e, da brava, ho interrotto solo alla fine della riunione, chiedendo loro se Luca capisce cosa significa timbrare un cartellino, ma anche se gli interessa farlo o se gli sarà utile per poter vivere un futuro più roseo.

Mi hanno ascoltato altrettanto attentamente e anche un po’ attoniti, ma poi mi hanno quasi dato ragione. Hanno confessato che di solito i genitori cercano di spingere i figli a trovare un lavoro, a fare cose che loro (i genitori) reputano importanti, per cui non sono abituati a sentire questa prospettiva. Stai a vedere che questa volta sono stata io a insegnare a loro qualcosa di importante.

Mi sono venuti in mente tutti i vantaggi che Luca ha rispetto a noi. Vantaggi, sì. Perché quando si parla di una persona profondamente autistica come lui è a volte difficile trovare spazio per parlare di vantaggi:è più facile vederne gli svantaggi, gli handicap, appunto. Questo, a mio parere, è perché cerchiamo, noi che di svantaggi ne abbiamo pochi, di strutturare la vita di chi non ne ha secondo i nostri canoni, seguendo quello che noi crediamo si debba riuscire a raggiungere per avere una vita soddisfacente, piena. Non riusciamo a pensare, noi che abbiamo tante possibilità di successo, che si possa essere felici anche senza una prospettiva di lavoro, senza uno stipendio, senza raggiungere le nostre potenzialità.

Perché, ho chiesto incalzante, sprecare tempo e energie per tentare di insegnare a Luca a essere il più possibile come noi e il meno possibile come è lui? Credo, ho aggiunto, che il nostro ruolo, di tutti noi che stiamo con lui, sia quello di scoprire quali sono le cose che lo rendono felice e in cui ha talento e spingerlo a fare quello: che sia fare le fotografie, giocare con l’iPad, andare a fare una passeggiata. Cose che per noi sono delle perdite di tempo o degli hobby, per lui potrebbero diventare delle cose importanti e appaganti.

Tornando a casa, con la musica a manetta, mi è venuto in mente di stillare una lista, che propongo pur sapendo che è incompleta, dei vantaggi di essere come Luca. Eccola:

-       - se non vuole lavorare, può non farlo
-       - se vuole passare il resto della sua vita a guardare video di James Taylor, lui può farlo
-       - se non impara a lavarsi i denti, qualcuno lo aiuterà a farlo
-       - se vuole masturbarsi alle due del pomeriggio, può farlo (ma in camera sua che per una mamma sono sempre cose delicate)
-       - se non ha un diploma, una laurea o un qualsiasi pezzo di carta che spiega quanto è bravo, non gli cambia la vita
-       - se non guadagna una lira in vita sua, non muore di fame
-       - se non sa montare un mobile dell’Ikea, qualcuno lo farà per lui
-       - se noon sa cucinare, o fare il bucato o farsi il letto, ci sarà qualcuno a farlo per lui
-       - se non ha voglia di avere amici o una fidanzata, può stare da solo in camera sua o in sala (se l’iPad non è troppo alto che dopo un po’ fa diventare tutti matti)
-       - se non impara a scrivere e a leggere, o le tabelline o le frazioni, è felice lo stesso
-       - il senso di colpa è qualcosa di completamente estraneo a lui e a quelli che, come lui, non capiscono perché bisogna farsi il culo a far cose che non portano gioia.

Direi, insomma, che Luca ci batte, ignaro, 6-0 6-0 anche questa volta.




3 commenti:

  1. Vero. Luca non è socialmente obbligato ad essere gentile con colleghi stronzi, impiegati scortesi, suocere rompicoglioni. Luca non dovrà mai fingere che gli piaccia quello che ha nel piatto. Luca non dovrà mai sentirsi in colpa perché gioca mentre dovrebbe studiare. Luca non avrà mai bisogno di essere geloso di una fidanzata un po' zoccola, né dovrà mai preoccuparsi che la faccia di una lo rende felice e gli va di manifestarlo.
    Glielo dai un bacio da parte mia?

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    1. la fidanzata un pò zoccola prò infastidisce tutti, secondo me

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  2. La sfida è proprio questa: guardare a loro come sono e non come vorremmo che fossero secondo i nostri canoni di "normalità". E, nello stesso tempo, rendere loro la vita il più possibile semplice e confortevole... Non è poco come sfida! Un abbraccio a Lei e a Luca da Paola e Saul.

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