Vergogna!







Sono ormai mesi che mi occupo quasi esclusivamente di elezioni americane: ne ho scritto, ne ho parlato in tivvù, in radio, ne ho discusso con chi ancora ha la stamina di parlarne. Ogni quattro anni l'America si espone al mondo, mostrando i suoi lati più intimi, quelli che cerca di nascondere sotto il tappeto. Vengono fuori le paure, i buchi economici, il gap sempre più grande tra chi ha e chi ancora aspetta di avere. Viene fuori razzismo, omofobia, armi, violenza, antisemitismo. Si discute di ogni pelo nell'uovo per giorni. CNN va avanti 24 ore a parlare delle stesse cose. Si aspetta uno scandalo come si aspetta un incidente di Formula Uno, per negare, affermare, difendere, ascoltare e interpetare. Sono mesi intensi, insomma, pieni di novità. Mi appassiono e allo stesso tempo mi incazzo, ma ogni volta imparo sempre qualcosa di nuovo di questo Paese estremamente complesso e affascinante.

Quest'anno poi è ancora più appassionante, perché l'America è definitivamente polarizzata: da una parte c'è un ricco imprenditore, ignorante e per nulla preparato alla carica di presidente, ma che risveglia l'estrema destra, che con Obama ha 'subìto' la rappresentanza di un presidente nero. Escono finalmente dalle loro tane i razzisti, a sgranchirsi le gambe e a sparare a zero su tutto e su tutti. 

Dall'altra parte c'è una donna. Soffermiamoci un secondo e assorbiamo questa notizia: dall'altra parte c'è una donna. Una donna presidente degli Stati Uniti è quasi da fantascienza. È una conquista per tutti, uomini, donne e bambini. È emozinante, rende euforici tutti noi che abbiamo da sempre sperato che ci fosse una donna in grado di spaccare quel maledetto soffitto di cristallo che ci imprigiona ancora. Ho due figlie femmine, e sapere che forse un giorno, il loro essere femmine sarà un vantaggio e non un difetto che permetterà loro di raggiungere tutto il successo che vogliono, mi commuove ogni volta.

Una donna, dunque. Ma non una donna qualunque: una donna che per trent'anni ha fatto parte della macchina politica americana. Ha più pelo sullo stomaco lei di tutti gli altri messi insieme. E sì, perché è donna: perché una donna deve saper dimostrare, sempre, di essere più brava, di non avere nessun difetto, di saper stare al gioco. Una donna non può permettersi un errore seppur minimo, perché viene immediatamente criticata per essere debole, isterica, poco empatica, poco preparata. Una donna deve essere migliore degli altri per essere considerata sullo stesso piano. 
La misoginia è ancora estremamente prevalente, e la si trova dappertutto. Si è visto proprio in questi giorni come sia stata criticata Agnese Renzi, in Italia, e come sia facile mettere una donna che fa parte nel mondo politico subito alla gogna per un vestito che non piace a tutti, per una pettinatura, per il suo aspetto fisico. È stata una carneficina, oggi su facebook, contro la povera Renzi e la mia euforia per la probabilissima vittoria di Hillary si è per un attimo offuscata. I vent'anni di Berlusconi e della sua completa mancanza di rispetto nei confronti delle donne ha funzionato, a quanto pare. Qui, i commenti di Trump sul suo rapporto con le donne, e non sulle minoranze, sui musulmani, sui messicani, sono stati quelli che lo hanno fatto fuori, sono stati quelli ad ammazzare la sua possibilità di diventare presidente. Perché, come dice Michelle Obama, (un'altra con i controcoglioni), adesso basta: non sono più tollerati atteggiamenti del genere.

Hillary Clinton non ha la strada spianata da nessuno: se la sta poco per volta spianando lei, cercando di capire come si dovrebbe comportare una donna che sta per diventare la persona più potente del mondo. Spiana la strada anche per Sofia, anche per Emma e anche per tutte le ragazze che vedranno in lei un modello da seguire. Ma spero che riesca a spianarla anche per le donne italiane che decidono di entrare in politica o che vogliono raggiungere del successo.

Spero che la scelta presidenziale americana riesca a dare un altro buon esempio di uguaglianza, sia essa di razza che di genere.



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