Gli ultimi cinque giorni a Milano






Sono a Milano ancora per cinque giorni e poi torno a casa. Questa volta, quando torno, mi porto la mia mamma, che come ogni anno viene da noi per il compleanno di Luca. Per lei è un po' come quelli che ogni anno vanno a Lourdes, o a Cesenatico: non può neanche immaginare di perdersi quella mattina fredda del 12 novembre, quando Luca, ancora in mutande, apre solo un angolo di ogni pacchetto regalo e quasi subito annuncia enfatico ALL DONE! Devo dire che dà pochissime soddisfazioni, mio figlio, per quanto riguarda i regali. In compenso, da qualche anno ha imparato a soffiare sulla candelina, e anche a sputacchiare molto sulla torta. Sono passi piccoli per l'umanità, enormi per lui, anche se poi la torta sputacchiata ce la dobbiamo mangiare noi, mentre lui opta quasi sempre per dei biscotti molto più buoni.

Ma comunque, come sempre divago.

Dicevo, sono gli ultimi cinque giorni a Milano. Per quanto l'America offra ogni cosa che si possa immaginare, compresi i pistacchi rossi e l'hip hop, ci sono delle cose che lì non si troveranno mai.

In America non hanno la via Lomellina, con in suoi negozi di sempre: Lo Sportello, che vende articoli sportivi per i fighetti della zona; la Torrefazione, dove da piccole io e mia sorella Renata compravamo i wafer ricoperti di cioccolato; la panetteria, dove andavamo a prendere l'ira diddìo e dicevamo: "Passa la mamma a pagare"; Alber, rinomata pasticceria a detta di mia zia mediocre, ma con le paste come piacciono a me; la Cooperativa, locale bellissimo gestito da quelli dell'ANPI, dove la sera ci si incontra per un bicchiere di rosso con gli amici che poi non ci si vede mai.

In America non hanno l'ascensore del palazzo dove sono cresciuta, con le sue pareti verde scuro, con il legno attorno alla luce del soffitto, su cui da ragazza avevo inciso una falce e martello con le chiavi di casa e dove io e mio cugino Fabio nascondevamo le cicche masticate, che riprendevamo quache giorno dopo. L'odore di quell'ascesore è l'odore della mia infanzia, è l'odore delle notti in cui si arrivava sempre in ritardo, in punta di piedi. L'odore di mia mamma e mio papà che sentivamo ridere dal primo piano, l'odore dei mille fidanzati che hanno passato la soglia di casa nostra, l'odore del signore del secondo piano che fumava il sigaro in ascensore, quello che poi era delle BR e la polizia era venuta ad arrestarlo una mattina di mille anni fa. L'odore sempre e comunque dolce di una vita intera.

In America non hanno il tram numero 5, che prendevo tutta trafelata alla mattina per andare a scuola. Passa per via Amadeo, che è a dieci  minuti di strada da casa, ma che io facevo sempre correndo, in cinque, perdendo foglietti e tappi di BIC per la strada. Il 5 arriva fino a corso Buenos Aires, dove si andava il sabato pomeriggio a far cagnara con gli amici; arriva fino alla Stazione Centrale, dove si andava e si tornava, e dall'altra parte va fino all'Ortica, zona popolare e storica di Milano, culla di serate in dialetto, gonfie di vino rosso in fiaschi.

In America, insomma, per quanto ci sia di ogni, mancano le mie radici, il mio mondo, manca la mia impronta e il calduccio di casa. Il mio sogno è che i miei figli, quando saranno grandi, riescano a vedere la bellezza del quartiere di Cambridge in cui sono nati con lo stesso affetto che provo io ogni volta che vengo qui. E che anche loro abbiano degli odori dolci da ritrovare e dei wafer di cioccolato da comprare di nascosto.



3 commenti:

  1. Ti ho scoperta per caso, vedendo una puntata de "La Casa Bianca". Sono una assidua lettrice di expat blog, che esercitano su di me un fascino un po'.. "esotico", ma il tuo mi mancava. E quindi, niente, sono capitata qui, e mi sono fatta una scorpacciata di tuoi post scegliendoli random dal tuo archivio.. e mi piace tantissimo quello che racconti, e come lo racconti. Sono contenta di averti scoperta, e grazie per avermi fatta entrata nel magico mondo della tua vita. Da oggi avrai una lettrice in più.

    (E comunque Milan l'è on grand Milan, goditela tutta!)

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  2. Ciao, come Virginia qui sopra sono capitata qui per caso senza davvero sapere di chi stavo leggendo ed ho gironzolato qui e là leggendo post a ritroso dall'ora di colazione fino a circa le dieci, ho anche pianto per Lola, davvero.
    Non sono nessuno ma hai davvero tutta la mia ammirazione per come scrivi e come sai trasmettere le cose semplici e per la disinvoltura con cui sai parlare anche dei momenti difficili, quelli dei "che rottura di coglioni" per intenderci. Quindi da oggi le lettrici in più saranno due.

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  3. Mi fai schiantare dal ridere e commuovere allo stesso tempo..grande!!!

    Simona

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