Airberlin non ci fermerai mai

                         











È vero. Quando nel 2012 uscì il mio primo libro, facemmo in modo che Dan mollasse il difficile tran tran della famiglia e venisse a Milano per la presentazione, che Alberto Rollo descrisse come 'la più strana in tutti questi anni che lavoro in Feltrinelli', per via che c'erano alcuni amici del giro dei bar milanesi di mio padre che avevano anche loro delle cose da dire.

Comunque. Neanche quella circostanza seppur strana in cui io e Dan eravamo in Italia da soli la calcolo come andare insieme in Italia, perché per me un viaggio inizia dalla partenza da casa, dall'eccitazione di tutti e due, dalla fila per il passaporto qui a Boston insieme, dal non dormire in aereo, ma appoggiare la mia testa sulla sua spalla, dall'arrivo a Milano con la mamma commossa. Dan, quella volta del libro, arrivò a Milano che io ero già lì da una settimana e ripartì qualche giorno dopo per cui non vale.

Era ormai dal 2012 che io raccontavo a Dan di tutte le persone stupende che avevo incontrato in Italia che gli sarebbero piaciute moltissimo. Le avevo conosciute grazie al mio lavoro, ma soprattutto ai festival a cui sono stata invitata in questi anni per presentare prima il libro su papà e poi quello su Luca. Cercavo di raccontargli l'atmosfera che si crea in un festival, quando alla fine della giornata molti degli ospiti si ritrovano nello stesso albergo, e si sta a chiacchierare, ci si conosce meglio, si ride. Si creano dei rapporti profondi anche se si sta insieme solo per qualche giorno. Gli raccontavo come ogni volta, dopo una serata bella, tornavo nella mia stanza d'albergo e pensavo sempre alla stessa cosa: una serata come questa a Dan sarebbe piaciuto un sacco. E me ne andavo sempre a letto un po' malinconica. Per me l'ideale sarebbe stato andare a un festival con gente bella e con Dan. Poi Stefano Bartezzaghi mi scrive per invitarmi al Festival Il Senso Del Ridicolo che lui dirige ormai da qualche anno a Livorno. Avrei presentato Linus con Pietro Galeotti, direttore della rivista e mio capo. Oltre a noi di Linus, i più fighi del Festival, ci sarebbero andate anche persone che conoscevo e altre che avrei tanto voluto conoscere. Occasione perfetta per andare con Dan.

Questa volta sarebbe andata diversamente da quel bellissimo 2012: questa volta  avremmo organizzato la fuga  incastrando i pezzi che neanche tetris: tre babysitter, due terapiste, una pensione per cani e un centro, sempre per cani, disposto a avere un pitbull di sei mesi simpatico ma rompicoglioni per sette ore al giorno. Migliaia di dollari. Eppure, dopo mesi di mosse architettate in modo preciso, siamo riusciti a organizzare cinque giorni di noi due, e cioè di partire insieme con un volo airberlin da Boston, arrivare a Bologna, assaporare la dolcezza della città e proseguire per Milano, dove avrei sfoggiato mio marito a tutta la mia famiglia e ai miei amici. Era tutto pronto. Ogni dettaglio era stato pensato e organizzato quasi all'eccesso.

Poi a Livorno ha cominciato a piovere, forte all'inizio, e poi troppo forte, e poi così forte che la città si è allagata, ignara dei nostri anni di attesa e dei mesi di preparazione.  Qualche giorno dopo il disastro, ho ricevuto un'email dagli organizzatori del festival che diceva, dai che forse riusciamo a farcela lo stesso e dopo 48 ore un'altra email che diceva porca la malora, non si fa: otto morti, la città in delirio e l'ultima cosa che vogliono è avere un festival sull'umorismo. 

Sì, ma noi?

Poi io capisco, per carità. Ma siccome sono ben più di vent'anni che sognamo di andare via da soli, io e Dan la ragioniamo in modo molto poco politically correct: ci dispiace ovviamente per i morti di Livorno, e  ci dispiace molto di più per non poter condividere le cose belle che solo un festival  in mano a Bartezzaghi potrebbe farci vivere, ma noi in Italia ci andiamo lo stesso, cazzarola. Passiamo due giorni a Bologna da mia sorella, che ci propone una vita che noi manco ci sognamo più da anni, quella da single con aperitivi, amici fighi, risate, pastasciutte aglio e olio alle due di notte. Meglio di Disneyland, per gente inciampata in una famiglia come la nostra. Poi tre giorni da mia mamma, nel mio mondo, dove Dan può riabbracciare i suoi due nipoti, e tutto il resto della famiglia che lo ama follemente. E dove la sera, invece, si va in sciambola con amici fino alle 3 di notte. Insomma: vacanza.

Esattamente alle 12:57 di ieri pomeriggio arriva a casa mia la Cristina, cara amica romana che vive a Cambridge come me. Mi racconta che una sua amica avrebbe dovuto arrivare stamattina, ma siccome airberlin ha fallito e ha cancellato tutti i suoi voli, arriva con un'altra compagnia aerea. "In che senso?", dico io, impallidendo. Chiamo Dan in ufficio e gli spiego che airberlin non fa più voli dall'Italia a Boston e viceversa. Mentre lo dico, mi sale il magone. Tutto questo è successo nel pomeriggio di ieri. Dan  è stato in attesa telefonica con airberlin per due ore emmezza, tra l'altro con una musichetta orribile, dopodiché abbiamo deciso che lui rimane qui e io vado in Italia da sola perché avevo acquistato un biglietto di ritorno con aer lingus e non mi avrebbero ridato i soldi se lo avessi disdetto. Per l'andata trovo un biglietto con Iberia.

Sono andata a letto che piangevo, con la sensazione che questa nostra vita ci incatena talmente tanto che in vent'anni non riusciamo neanche a farci cinque giorni in santa pace. Stamattina, davanti al caffè, piangevo ancora un po' e Dan cercava di rassicurarmi, dicendomi che presto avremmo riorganizzato tutto e saremmo andati.

Poi è andato in ufficio, è stato in attesa con airberlin per altre quattro ore, e si è prenotato un andata e ritorno con Iberia. 
Partiamo mercoledì. Insieme, da casa.

Come si fa a non amare quell'uomo?



(Nella foto con me, nella nostra prima casa, quando eravamo giovani e bellissimi)



2 commenti:

  1. Lietissimo fine! Vi penserò a ogni aereo Iberia che sorvolerà la mia casa (che è sulla traiettoria di atterraggio del Marconi).

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  2. Sono contenta per voi eh... vaaaiii.
    sinforosa

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