La fine delle elementari








Stamattina mi sono svegliata presto, ma Emma era già pronta da un pezzo. Con il suo vestito preferito, con una sciarpa colorata, con i suoi codini viola, diceva a voce alta e con forte accento russo: “Hello! No paparazzi! There are no paparazzi in my country!”, sculettando avanti e indietro in sala. Tutto questo prima del caffè, per cui l’ho vista senza guardarla, e senza commentare e mi sono infilata in cucina.

Era agitata perché ci sarebbe stata la cerimonia di addio alla sua scuola, che frequenta da sette anni: l’anno prossimo viene sbattuta alle medie, nella scuola forse peggiore della città, e la tra le più scarse dello Stato. Sapevo anche che aveva da mesi lavorato a un progetto finale, creato usando un programma al computer specifico per fare documentari: doveva creare le immagini, il testo, la musica per fare un piccolo cortometraggio. Era molto fiera del risultato e non vedeva l’ora di farcelo vedere.

Sono stata l’ultima mamma ad arrivare in aula magna. La preside, Miss Pat mi ha sorriso perché sono 11 anni che arrivo tardi. Dopo di me ha chiuso la porta. Sul palco c’era Miss Pennell, la famosa bibliotecaria della Morse School, amata da generazioni di bambini. È incinta, malgrado non sia sposata e non abbia un compagno (Emma: “Mamma, sai che non c’è bisogno di avere un uomo per fare un figlio?”), e porta il suo pancione con una fierezza diversa e commovente. Indossava un vestito lungo e un paio di occhiali da sole a forma di stelle. Ha parlato un po’ e poi ha cominciato a mostrare i progetti dei ragazzi sul grande schermo. Molti avevano deciso di fare il trailer del loro libro preferito, altri avevano parlato di basket, degli esami statali che devono fare tutti i ragazzini e che sono giustamente odiati.

“Here is Emma’s project!”, annuncia Miss Pennell con entusiasmo. Si intitola AUTISM, e durante i primi due minuti  lei e la sua amica Harmela spiegano che le persone diverse devono essere accettate per quello che sono, perché arricchiscono il mondo. Cambia scena: il video è di Luca che fa terapia, e il testo è di Emma che spiega che il suo fratellone è autistico, che è strano, simpatico e dolce, e che fa terapia per imparare a fare tante cose, tra cui andare in bagno da solo. Ultima scena: Emma e Harmela cercano di spiegare a modo loro l’autismo. 

Fine.

L’applauso è da Oscar. Io piango come una scema, mi giro e vedo nel buio gli occhi lucidi di Dan. Piange Miss Pennell, piange Miss Pat. Insomma, un disastro.
Alla fine delle presentazioni dei progetti, la preside sale sul podio e racconta di avere intervistato i ragazzini uno per uno per sapere qual è stata l’esperienza più bella di questi anni e la cosa più interessante che hanno studiato. Poi li chiama uno per uno, legge quello che ha scoperto di loro e dà un diploma. A molti è piaciuto studiare il periodo degli dei greci e le pietre e i metalli. Graham, uno dei più cari amici di Emma che ha la sindrome di Down, ha dichiarato che la cosa più bella è stata studiare le farfalle, Cece dice che le è piaciuto andare a fare tutti gli sport al parco con le sue amiche, a Stella è piaciuta la recita di terza elementare, a Jeffrey la partita di basket e le lezioni di musica. A Lilly è piaciuta la matematica, tutta e le lezioni di nuoto. Poi tutto finisce con un grande applauso e con un inchino dei ragazzi ormai così grandi e bellissimi.

Usciamo tutti un po’ emozionati. Si sprecano gli abbracci. Gli addii sono sempre difficili, la fine di un’era splendida è complessa da mandare giù. Credo che la cosa più bella per i ragazzi sia stato, come ha detto Emma, scoprire che ognuno è diverso e insieme sono una forza imbattibile.


2 commenti:

  1. Bellissimo post e, soprattutto, bellissima esperienza. Buona notte a te e alla tua straordinaria famiglia.
    sinforosa

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  2. Buongiorno,signora Viola;ero un grandissimo ammiratore di suo padre (il Grande Beppe).Quanta nostalgia per i suoi servizi...
    Cordiali saluti dalla Sardegna (scusi se il commento è un po' fuori tema).

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